Referendum: per vincere puntano sulla paura
Perché se la riforma è «buona», la destra cerca a tutti i costi di venderla come una medicina per la sicurezza, quando invece è una modifica all'architettura istituzionale? È questa la domanda che mi pongo e che rivolgo agli elettori.
La separazione delle carriere dei magistrati è una misura tecnica. In diversi Paesi esiste, in altri no. Potremmo discutere a lungo sulla sua utilità: è un dibattito legittimo e complesso. Ma da cittadino, guardando questa campagna elettorale, un dubbio mi assale: posso fidarmi di chi usa slogan ingannevoli pur di strapparmi un voto?
Basta scorrere i social di Fratelli d'Italia per capire il gioco. Non si parla di CSM o di funzioni giudicanti. Si usano foto di scontri di piazza per chiedere di «fermare lo scempio». Si costruisce una narrazione da stadio che oppone le forze dell’ordine che arrestano alle «toghe rosse» che liberano. Si punta tutto sulla paura.
La realtà, però, è ostinata: separare le carriere non modifica di una virgola il Codice Penale. Non dà più poteri alla polizia, non inasprisce le pene, non cambia le regole con cui un giudice decide se mandare qualcuno in carcere o ai domiciliari. Se domani vincesse il Sì, la legge che si applica ai delinquenti resterebbe esattamente la stessa di oggi.
Se la riforma è solida, dovrebbe avere il coraggio di presentarsi per quello che è, senza bisogno di travestimenti. Se invece occorre mentire per farla passare, la domanda cambia: perché i proponenti non si fidano del loro stesso prodotto? E, soprattutto, se non si fidano loro, perché dovremmo farlo noi cittadini?
La separazione delle carriere dei magistrati è una misura tecnica. In diversi Paesi esiste, in altri no. Potremmo discutere a lungo sulla sua utilità: è un dibattito legittimo e complesso. Ma da cittadino, guardando questa campagna elettorale, un dubbio mi assale: posso fidarmi di chi usa slogan ingannevoli pur di strapparmi un voto?
Basta scorrere i social di Fratelli d'Italia per capire il gioco. Non si parla di CSM o di funzioni giudicanti. Si usano foto di scontri di piazza per chiedere di «fermare lo scempio». Si costruisce una narrazione da stadio che oppone le forze dell’ordine che arrestano alle «toghe rosse» che liberano. Si punta tutto sulla paura.
La realtà, però, è ostinata: separare le carriere non modifica di una virgola il Codice Penale. Non dà più poteri alla polizia, non inasprisce le pene, non cambia le regole con cui un giudice decide se mandare qualcuno in carcere o ai domiciliari. Se domani vincesse il Sì, la legge che si applica ai delinquenti resterebbe esattamente la stessa di oggi.
Se la riforma è solida, dovrebbe avere il coraggio di presentarsi per quello che è, senza bisogno di travestimenti. Se invece occorre mentire per farla passare, la domanda cambia: perché i proponenti non si fidano del loro stesso prodotto? E, soprattutto, se non si fidano loro, perché dovremmo farlo noi cittadini?
Francesco Cattaneo - Segretario del Circolo PD di Osnago, Cernusco, Lomagna e Montevecchia
























