Merate sotto . . la neve

Merate appare come una città ovattata, come sotto la neve e la sua fiamma olimpica. Non si può giudicare negativamente l’amministrazione Salvioni, perché non c’è nulla da giudicare, né su cui litigare. Mancano opere pubbliche, mancano visioni: non ce ne sono di realizzate e non ce ne sono in cantiere.

Si comprende, quindi, almeno in parte, anche il silenzio dell’opposizione: anch’essa ovattata, nel giudizio come nella critica, un po’ come i commentatori dalla gente in piazza e gli organi di stampa. Una minoranza ripiegata su sé stessa, ancorata al recente passato, stanca e priva di un coinvolgimento positivo capace di guardare al futuro con lucidità. Una minoranza che finisce per essere vittima — e al tempo stesso complice — dell’assenza di iniziativa di una maggioranza immobile.

Non esistono dibattiti. E meno male che ogni tanto Patrizia Riva ne combina qualcuna, giusto per consentire di scrivere qualche riga. Per il resto, va tutto bene. Come nella città ovattata. Forse in minoranza è doveroso iniziare a pensare a un ricambio: non per rottamare, ma per ricominciare. Per ridare corpo e vigore alla città e al dibattito pubblico, con lo sguardo rivolto al 2029. Perché una città ha bisogno di un governo, certo, ma anche di una minoranza viva, autorevole, capace di stimolare confronto e visione.

Ad oggi, purtroppo, mancano entrambe. Piano piano ci si avvicina alla scadenza naturale del mandato e, con altrettanta calma, con questo passo alla riconferma di Salvioni. Il tutto con la sensazione diffusa di essere fermi, inermi, in attesa che accada qualcosa… anche se non si sa bene cosa. Saremo pazzi, ma vorremmo almeno qualcuno — o qualcosa — su cui dibattere. Qualcuno batta un colpo. Magari viene giù un po’ di neve.
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