Merate: il rabbino Jeremy Milgrom racconta Israele
Come può oggi un israeliano di buone intenzioni riuscire ad accettare quanto accade nella striscia di Gaza? Che compito hanno l’educazione e la scolarizzazione sul futuro delle nuove generazioni? Quale ruolo possono svolgere gli “esterni” in un auspicato processo di pacificazione?

Sono alcune delle domande a cui il rabbino Jeremy Milgrom ha cercato di rispondere nel corso della conferenza che si è tenuta in sala civica a Merate, organizzata dalle associazioni La Semina e Comunità democratica e che ha visto una adesione altissima di pubblico, nonostante il clima invitasse a non uscire di casa.

Accompagnato nel dialogo e nella traduzione dall’inglese dalla giornalista Chiara Zappa e dalla presidente di “Vento di Terra” Serena Baldini, il relatore ha ripercorso un po’ la sua storia personale partita in America dove è nato, poi approdata a Gerusalemme, con gli studi e l'arruolamento nell'esercito israeliano, durante la guerra dello Yom Kippur, fino all'avvio del suo impegno per la Pace e i diritti umani, con la fondazione dell'organizzazione "Rabbins for Human Rights", in prima fila oggi per contrastare le violenze dei coloni in Cisgiordania.

Rifacendosi al libro "I nomi della memoria del genocidio a Gaza" che elenca, uno per uno, i 58.383 palestinesi uccisi tra il 7ottobre 2023 e il 15 luglio 2025, ha precisato con amarezza che si tratta di un elenco oggi da aggiornare e che tutto questo, dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, "non sarebbe più dovuto accadere". Ricordando l’esilio degli ebrei e il ritorno nella Terra amata, il rabbino ha ricordato la nascita di questa lacerazione. “Tutti gli israeliani hanno amore per la loro Terra ma hanno dovuto prendere atto al ritorno che c’erano altre persone che lì ci vivevano. Ci siamo chiesti, , 67 anni fa quando siamo arrivati in Israele, come sarebbe stato vivere con i palestinesi che allora venivano considerati manodopera a basso costo. E” ha chiosato “la violenza è andata sempre peggiorando”.
Con l’arrivo di Netanyahu, ha proseguito il rabbino, “i governi israeliani hanno fatto di tutto per impedire la nascita dello stato palestinese. Ci sono gruppi organizzati in squadre che controllano i palestinesi”.

Alla domanda su come un israeliano perbene possa giustificare tutto questo, Milgrom ha risposto non senza sofferenza nella voce, che “la vera religione in Israele è la sicurezza. Quando gli israeliani vedono una minaccia di istinto dicono: dobbiamo avere più sicurezza”. Insomma un fine che arriva a giustificare qualsiasi mezzo, tanto che si sentono di avere il controllo totale perché usano la Bibbia come arma.
Come “Rabbini per i diritti umani”, l’impegno oggi è finalizzato a “ricercare il dialogo tra le Fedi, in un processo che si può costruire solo con chi ci sta accanto”.
Dove sono stati bruciati migliaia di alberi, oggi l’associazione è impegnata a ripiantarne altrettanti, in una azione che non è così scontata.
In quei territori, come in molti altri del mondo in realtà, la democrazia è in pericolo perché “la stampa in Israele non fa il suo lavoro. E se la stampa non è libera, i diritti umani ne pagano il prezzo”. Il paradosso: c’è libertà di parola per gli ebrei israeliani mentre quelli palestinesi sono perseguitati.

Il terrore e la violenza poi la fanno da padrone. “In Cisgiordania, l’esercito detta le regole e per tanti vivere lì è un incubo. Nonostante i palestinesi rappresentino il 21% non possono votare e quindi non hanno voce”.
Chiudendo l’incontro il rabbino Milgrom ha lanciato un appello “Abbiamo bisogno di voi, della comunità internazionale. Abbiamo bisogno di alleati da fuori. Il nostro desiderio è che Israele evolva in uno stato democratico. Venite a conoscere le persone, venite a incontrarci. Non arrendetevi su di noi”.

Sono alcune delle domande a cui il rabbino Jeremy Milgrom ha cercato di rispondere nel corso della conferenza che si è tenuta in sala civica a Merate, organizzata dalle associazioni La Semina e Comunità democratica e che ha visto una adesione altissima di pubblico, nonostante il clima invitasse a non uscire di casa.

Serena Baldini, Jeremy Milgrom, Chiara Zappa e Raffaele Straniero
Accompagnato nel dialogo e nella traduzione dall’inglese dalla giornalista Chiara Zappa e dalla presidente di “Vento di Terra” Serena Baldini, il relatore ha ripercorso un po’ la sua storia personale partita in America dove è nato, poi approdata a Gerusalemme, con gli studi e l'arruolamento nell'esercito israeliano, durante la guerra dello Yom Kippur, fino all'avvio del suo impegno per la Pace e i diritti umani, con la fondazione dell'organizzazione "Rabbins for Human Rights", in prima fila oggi per contrastare le violenze dei coloni in Cisgiordania.

Rifacendosi al libro "I nomi della memoria del genocidio a Gaza" che elenca, uno per uno, i 58.383 palestinesi uccisi tra il 7ottobre 2023 e il 15 luglio 2025, ha precisato con amarezza che si tratta di un elenco oggi da aggiornare e che tutto questo, dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, "non sarebbe più dovuto accadere". Ricordando l’esilio degli ebrei e il ritorno nella Terra amata, il rabbino ha ricordato la nascita di questa lacerazione. “Tutti gli israeliani hanno amore per la loro Terra ma hanno dovuto prendere atto al ritorno che c’erano altre persone che lì ci vivevano. Ci siamo chiesti, , 67 anni fa quando siamo arrivati in Israele, come sarebbe stato vivere con i palestinesi che allora venivano considerati manodopera a basso costo. E” ha chiosato “la violenza è andata sempre peggiorando”.
Con l’arrivo di Netanyahu, ha proseguito il rabbino, “i governi israeliani hanno fatto di tutto per impedire la nascita dello stato palestinese. Ci sono gruppi organizzati in squadre che controllano i palestinesi”.

Alla domanda su come un israeliano perbene possa giustificare tutto questo, Milgrom ha risposto non senza sofferenza nella voce, che “la vera religione in Israele è la sicurezza. Quando gli israeliani vedono una minaccia di istinto dicono: dobbiamo avere più sicurezza”. Insomma un fine che arriva a giustificare qualsiasi mezzo, tanto che si sentono di avere il controllo totale perché usano la Bibbia come arma.
Come “Rabbini per i diritti umani”, l’impegno oggi è finalizzato a “ricercare il dialogo tra le Fedi, in un processo che si può costruire solo con chi ci sta accanto”.
Dove sono stati bruciati migliaia di alberi, oggi l’associazione è impegnata a ripiantarne altrettanti, in una azione che non è così scontata.
In quei territori, come in molti altri del mondo in realtà, la democrazia è in pericolo perché “la stampa in Israele non fa il suo lavoro. E se la stampa non è libera, i diritti umani ne pagano il prezzo”. Il paradosso: c’è libertà di parola per gli ebrei israeliani mentre quelli palestinesi sono perseguitati.

Il terrore e la violenza poi la fanno da padrone. “In Cisgiordania, l’esercito detta le regole e per tanti vivere lì è un incubo. Nonostante i palestinesi rappresentino il 21% non possono votare e quindi non hanno voce”.
Chiudendo l’incontro il rabbino Milgrom ha lanciato un appello “Abbiamo bisogno di voi, della comunità internazionale. Abbiamo bisogno di alleati da fuori. Il nostro desiderio è che Israele evolva in uno stato democratico. Venite a conoscere le persone, venite a incontrarci. Non arrendetevi su di noi”.
S.V.
























