Merate: Paola e Livio, due "leggende" si raccontano
Un pezzo di storia dello sport italiano ha fatto visita ieri sera a Merate: due icone dello sci alpino, Paola Magoni (oro olimpico nel 1984) e suo fratello Livio (il “coach dei record”), hanno conquistato l’Auditorium comunale “G. Spezzaferri” con i loro aneddoti e i racconti di una vita spesa all'insegna della passione per lo sport. L'incontro, organizzato dall'Assessorato allo Sport del Comune di Merate (in collaborazione con la Pro Loco, la Biblioteca Civica Manzoni, CAI Merate, Brainza Valley, A.S. Merate e O.s.g.b. Merate) si inserisce nel programma di eventi “Aspettando la Fiamma Olimpica”, la rassegna che vuole scaldare gli animi dei meratesi in vista del passaggio della torcia dei Giochi di Milano Cortina 2026, in programma per martedì 3 febbraio.
Ad introdurre la serata, l'Assessore allo Sport Gianpiero Airoldi: “fra pochi giorni le nostre strade si tingeranno dei colori dei cinque cerchi. Sarà un momento storico: vedremo passare sotto le nostre case il simbolo di pace e fratellanza più antico del mondo. Per prepararci a questa emozione abbiamo bisogno di capire cosa significa davvero “Olimpiade” e non potevamo chiederlo a due guide migliori”.

Paola Magoni, detta “Paoletta”, ha rivissuto con il pubblico meratese il trionfo storico di Sarajevo 1984. Nelle immagini proiettate sullo schermo dell'auditorium il momento in cui divenne la prima atleta italiana a conquistare un oro olimpico nello sci alpino, nello slalom speciale femminile: “Una grande giornata per lo sport italiano”, commentava il cronista dell’epoca.
Paola ha ricordato l’attimo decisivo, una volta terminata la discesa: “Mi sono detta “più di così non potevo fare”, poi ho capito di aver vinto quando la Pellen mi si è avvicinata e mi ha detto “l’oro è tuo””. Con un oro olimpico al collo e i suoi 19 anni d'età, però, Paoletta non si è lasciata tradire dalle lusinghe del successo, rimanendo fedele in primis a sé stessa e alla disciplina che l'agonismo richiede.

“Sono cambiate le persone intorno a me, ma io sono rimasta la stessa” ha raccontato “Il mio focus era lavorare su me stessa e fare quello che mi piaceva fare”. Così ha confessato di aver rifiutato sponsor “più grandi” per lealtà verso chi aveva creduto in lei fin dall’inizio, sostenendo non solo lei, ma anche i suoi tre fratelli, tutti appassionati sciatori e atleti agonisti.
La sua impresa sportiva di Sarajevo ha ottenuto diversi riconoscimenti: nel 2014 ha ricevuto dal Presidente della Repubblica il titolo di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, e nel 2015 il Collare d’Oro al merito sportivo, la massima onorificenza del CONI.

Nel suo racconto Paoletta ha condiviso un consiglio diretto per gli atleti olimpici del 2026: “Rimanere concentrati e non farsi prendere dagli impulsi esterni, al costo di risultare antipatici”. Ha poi aperto uno spiraglio sul suo addio alla Nazionale, avvenuto solo quattro anni dopo quell'oro: voleva un team personale con skiman e allenatore dedicato – prassi comune oggi – ma la Federazione rifiutò. “Non hanno fatto nulla per farmi cambiare idea… forse ero io che ero troppo avanti”. La precedette il suo allenatore dell'epoca, Toni Morandi, ma l'addio di Paoletta al sogno olimpico arrivò poco più tardi.

Ha ripercorso le fatiche e i 2414 punti di Maze in una stagione, le Coppe del Mondo con Petra Vlhova, la sete di vittorie di quest'ultima e il suo lavoro per farne una campionessa: “l'ho costruita praticamente da zero”.
“Come avresti allenato Paola all'epoca?” gli è stato chiesto: “Era un po’ difficile lei all'epoca, ma so che il suo allenatore l’ha gestita al meglio”.

“Ai genitori e ai figli oggi” ha continuato Livio “è importante far capire che nello sport ci sono sia soddisfazioni che delusioni e che entrambi sono situazioni che bisogna saper gestire, come nella vita. Perchè alla fine lo sport non è altro che una palestra di vita”.

Oggi Paola e Livio, attraverso il Magoni International Ski Team e la Magoni Ski Academy, si dedicano alla preparazione di ragazzi di tutte le nazionalità, insegnando non solo tecnica ma soprattutto valori: spirito sportivo, disciplina, rispetto, educazione. “Ai ragazzi d’oggi insegnerei l’educazione, a divertirsi sciando, ma soprattutto il rispetto verso allenatori e altri atleti”, ha detto Paola. Poi ha aggiunto: “I più piccoli devono innamorarsi delle Olimpiadi perché portano con sé un valore immenso: è la più grande manifestazione sportiva che riunisce sportivi di tutto il mondo, che lavorano da almeno 4 anni solo per questo obiettivo”. La chiosa di Livio, in completo accordo con la sorella: “Avrei fatto portare la fiaccola ai bambini, piuttosto che ai cantanti famosi, per farli entrare in questa atmosfera magica”.

In conclusione il Sindaco di Merate Mattia Salvioni è salito sul palco per ringraziare i fratelli Magoni, con cui ha condiviso l'idea di far partecipare i bambini nl viaggio della fiaccola olimpica: “abbiamo fatto cambiare il percorso della fiamma proprio per far sì che ci fossero anche loro il 3 in piazza: sarà una bella festa e speriamo che possa rimanere nella loro memoria, come ispirazione... e chissà che non ci sia fra loro anche qualche futuro campione olimpico” ha detto, prima di omaggiare i fratelli con una copia ciascuno del volume “Merate nelle vecchie cartoline”. Un piccolo pensiero per esprimere la gratitudine della Città ai fratelli di Selvino.

Il prossimo appuntamento con la rassegna è per sabato 31 gennaio: al mattino, dalle 10.30, in biblioteca con le letture a tema per i più piccoli, poi al pomeriggio, dalle 14 alle 17, in piazza Prinetti con animazione, giochi e le mascotte ufficiali dei Giochi Tina e Milo.


Paola Magoni, detta “Paoletta”, ha rivissuto con il pubblico meratese il trionfo storico di Sarajevo 1984. Nelle immagini proiettate sullo schermo dell'auditorium il momento in cui divenne la prima atleta italiana a conquistare un oro olimpico nello sci alpino, nello slalom speciale femminile: “Una grande giornata per lo sport italiano”, commentava il cronista dell’epoca.
Paola ha ricordato l’attimo decisivo, una volta terminata la discesa: “Mi sono detta “più di così non potevo fare”, poi ho capito di aver vinto quando la Pellen mi si è avvicinata e mi ha detto “l’oro è tuo””. Con un oro olimpico al collo e i suoi 19 anni d'età, però, Paoletta non si è lasciata tradire dalle lusinghe del successo, rimanendo fedele in primis a sé stessa e alla disciplina che l'agonismo richiede.

“Sono cambiate le persone intorno a me, ma io sono rimasta la stessa” ha raccontato “Il mio focus era lavorare su me stessa e fare quello che mi piaceva fare”. Così ha confessato di aver rifiutato sponsor “più grandi” per lealtà verso chi aveva creduto in lei fin dall’inizio, sostenendo non solo lei, ma anche i suoi tre fratelli, tutti appassionati sciatori e atleti agonisti.
La sua impresa sportiva di Sarajevo ha ottenuto diversi riconoscimenti: nel 2014 ha ricevuto dal Presidente della Repubblica il titolo di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, e nel 2015 il Collare d’Oro al merito sportivo, la massima onorificenza del CONI.

Nel suo racconto Paoletta ha condiviso un consiglio diretto per gli atleti olimpici del 2026: “Rimanere concentrati e non farsi prendere dagli impulsi esterni, al costo di risultare antipatici”. Ha poi aperto uno spiraglio sul suo addio alla Nazionale, avvenuto solo quattro anni dopo quell'oro: voleva un team personale con skiman e allenatore dedicato – prassi comune oggi – ma la Federazione rifiutò. “Non hanno fatto nulla per farmi cambiare idea… forse ero io che ero troppo avanti”. La precedette il suo allenatore dell'epoca, Toni Morandi, ma l'addio di Paoletta al sogno olimpico arrivò poco più tardi.

Paola Magoni
Di un anno più grande, Livio Magoni, il “re Mida dello sci”, ha portato in Auditorium la prospettiva di chi ha trasformato talenti in leggende. Prima fra tutti Tina Maze: “Lei era una fuoriclasse: lì è stato tutto frutto della passione mia e di Tina. Nel team eravamo in tre contro tutti: abbiamo dimostrato al mondo che anche in pochi si possono fare cose grandi”. Ha descritto i fuoriclasse come persone che “vedono il mondo in un’altra maniera”, per poi descrivere il ruolo dell’allenatore: tecnico, psicologo, gestore di un intero team e delle dinamiche interne. “Avevo l'abitudine di farmi spiegare dai miei collaboratori la pronuncia di una frase in particolare che avrei voluto dire all'atleta prima che salisse al cancelletto” ha rivelato “me la scrivevo su un bigliettino, che poi plastificavo: così prima di una gara il mio ultimo consiglio glielo davo nella sua lingua”.Ha ripercorso le fatiche e i 2414 punti di Maze in una stagione, le Coppe del Mondo con Petra Vlhova, la sete di vittorie di quest'ultima e il suo lavoro per farne una campionessa: “l'ho costruita praticamente da zero”.
“Come avresti allenato Paola all'epoca?” gli è stato chiesto: “Era un po’ difficile lei all'epoca, ma so che il suo allenatore l’ha gestita al meglio”.

Livio Magoni
Ciò che è emerso dai racconti di Livio e Paola è il pragmatismo che ha sempre contraddistinto la famiglia Magoni, originaria di Selvino (Bergamo), composta da quattro fratelli tutti partiti dallo sci: Paola, Livio, Sonia (arrivata in Coppa Europa prima di un grave infortunio al ginocchio) e Oscar, che da sciatore è diventato calciatore in Serie A e poi dirigente sportivo. Da piccoli – hanno raccontato - i quattro dormivano insieme in camera su letti a castello con spalliere e una corda per arrampicarsi, trasformando lo spazio in una palestra, ma anche teatro di sfide. Il papà, rientrando dal lavoro, li caricava in macchina e li portava sulla “pista di pattinaggio” (un semplice pendio innevato locale) a girare, instaurando una competizione sana tra fratelli: chi arrivava primo, chi resisteva di più, chi migliorava di più. Una disciplina quotidiana, nutrita da un rigore semplice, dalla passione e dalla fiducia di un padre nei confronti di figli altrettanto determinati, ha forgiato campioni.“Ai genitori e ai figli oggi” ha continuato Livio “è importante far capire che nello sport ci sono sia soddisfazioni che delusioni e che entrambi sono situazioni che bisogna saper gestire, come nella vita. Perchè alla fine lo sport non è altro che una palestra di vita”.

Oggi Paola e Livio, attraverso il Magoni International Ski Team e la Magoni Ski Academy, si dedicano alla preparazione di ragazzi di tutte le nazionalità, insegnando non solo tecnica ma soprattutto valori: spirito sportivo, disciplina, rispetto, educazione. “Ai ragazzi d’oggi insegnerei l’educazione, a divertirsi sciando, ma soprattutto il rispetto verso allenatori e altri atleti”, ha detto Paola. Poi ha aggiunto: “I più piccoli devono innamorarsi delle Olimpiadi perché portano con sé un valore immenso: è la più grande manifestazione sportiva che riunisce sportivi di tutto il mondo, che lavorano da almeno 4 anni solo per questo obiettivo”. La chiosa di Livio, in completo accordo con la sorella: “Avrei fatto portare la fiaccola ai bambini, piuttosto che ai cantanti famosi, per farli entrare in questa atmosfera magica”.

Il sindaco Mattia Salvioni
L’incontro si è concluso con una simpatica intervista doppia: “Cosa vorresti rubare a tuo fratello?”, ha chiesto il moderatore. Livio ridendo: “La medaglia”. Paola, seria: “La professionalità”. Un momento di leggerezza che ha segnato la fine della chiacchierata con due leggende dello sport italiano.In conclusione il Sindaco di Merate Mattia Salvioni è salito sul palco per ringraziare i fratelli Magoni, con cui ha condiviso l'idea di far partecipare i bambini nl viaggio della fiaccola olimpica: “abbiamo fatto cambiare il percorso della fiamma proprio per far sì che ci fossero anche loro il 3 in piazza: sarà una bella festa e speriamo che possa rimanere nella loro memoria, come ispirazione... e chissà che non ci sia fra loro anche qualche futuro campione olimpico” ha detto, prima di omaggiare i fratelli con una copia ciascuno del volume “Merate nelle vecchie cartoline”. Un piccolo pensiero per esprimere la gratitudine della Città ai fratelli di Selvino.

Il prossimo appuntamento con la rassegna è per sabato 31 gennaio: al mattino, dalle 10.30, in biblioteca con le letture a tema per i più piccoli, poi al pomeriggio, dalle 14 alle 17, in piazza Prinetti con animazione, giochi e le mascotte ufficiali dei Giochi Tina e Milo.
Federica Frigerio
























