Olgiate: “La Sacra famiglia”. Anniversario per 23 coppie
«Che le famiglie possano essere luoghi in cui si impara a vivere autenticamente, nella fedeltà e nell’amore». In questo augurio, semplice ma profondo, si racchiude il senso della celebrazione che domenica mattina ha riunito la comunità di Olgiate Molgora, quando 23 coppie hanno rinnovato davanti all’altare le loro promesse di matrimonio.


Una festa che ha coinvolto numerosi fedeli, invitati a riconoscere nella famiglia un pilastro essenziale del vivere comune. Don Emanuele ha posto al centro della liturgia non solo la memoria di un “sì” pronunciato anni prima, ma il valore della famiglia come luogo quotidiano di relazioni e responsabilità.



L’omelia ha invitato a riflettere sul senso profondo della vita: non è la quantità di vita a fare la differenza, ma la qualità con cui viene vissuta. Un richiamo a rallentare e a sottrarsi alla frenesia del “sempre di più" - più tempo, più successo, più riconoscimento - che spesso caratterizza la società contemporanea. Una corsa che rischia di far perdere di vista ciò che conta davvero, perché la pienezza, ha ricordato don Emanuele, non nasce dall’accumulare, ma dal dare valore alle esperienze, alle relazioni e ai gesti quotidiani.



Al centro della predica anche il tema della fedeltà, parola chiave per le coppie presenti: fedeltà a Dio e fedeltà reciproca all’interno della vita familiare. Una fedeltà intesa non come rigidità o vincolo, ma come scelta consapevole e rinnovata nel tempo: vivere secondo la legge di Dio, ha sottolineato il sacerdote, non significa limitarsi, bensì accogliere una guida che orienta al bene e tiene conto delle fragilità di ciascuno.



Da qui l'invito finale a rimanere vicini a Dio, coltivando un rapporto così profondo da diventare parte integrante della vita quotidiana. La Sacra Famiglia, celebrata in questa giornata, si propone così un modello concreto: una vita semplice e fedele, capace di insegnare ciò per cui vale davvero la pena vivere, senza lasciarsi sedurre da ciò che è effimero, come il denaro e le apparenze.
Una festa che ha coinvolto numerosi fedeli, invitati a riconoscere nella famiglia un pilastro essenziale del vivere comune. Don Emanuele ha posto al centro della liturgia non solo la memoria di un “sì” pronunciato anni prima, ma il valore della famiglia come luogo quotidiano di relazioni e responsabilità.
L’omelia ha invitato a riflettere sul senso profondo della vita: non è la quantità di vita a fare la differenza, ma la qualità con cui viene vissuta. Un richiamo a rallentare e a sottrarsi alla frenesia del “sempre di più" - più tempo, più successo, più riconoscimento - che spesso caratterizza la società contemporanea. Una corsa che rischia di far perdere di vista ciò che conta davvero, perché la pienezza, ha ricordato don Emanuele, non nasce dall’accumulare, ma dal dare valore alle esperienze, alle relazioni e ai gesti quotidiani.
Al centro della predica anche il tema della fedeltà, parola chiave per le coppie presenti: fedeltà a Dio e fedeltà reciproca all’interno della vita familiare. Una fedeltà intesa non come rigidità o vincolo, ma come scelta consapevole e rinnovata nel tempo: vivere secondo la legge di Dio, ha sottolineato il sacerdote, non significa limitarsi, bensì accogliere una guida che orienta al bene e tiene conto delle fragilità di ciascuno.
Da qui l'invito finale a rimanere vicini a Dio, coltivando un rapporto così profondo da diventare parte integrante della vita quotidiana. La Sacra Famiglia, celebrata in questa giornata, si propone così un modello concreto: una vita semplice e fedele, capace di insegnare ciò per cui vale davvero la pena vivere, senza lasciarsi sedurre da ciò che è effimero, come il denaro e le apparenze.
F.Ri.
























