La mia esperienza al Mandic: con gratitudine al dr.Costanzi e ai suoi assistenti e al P.S.

Arrivano finalmente le feste natalizie.
Tutti le attendiamo con ansia per goderci il tempo libero, la casa, gli affetti famigliari ed anch’io non vedo l’ora di un po' di riposo e di tempo per me stessa. E’ il periodo non solo delle feste ma purtroppo anche di influenza e virus che circolano in abbondanza ed anch’io domenica 28 dicembre 2025 comincio a non sentirmi bene e penso che il vomito sia dovuto ad un virus gastrointestinale.
Col passare del tempo la situazione non migliora, anzi mi esce un’ernia inguinale e penso sia dovuta allo sforzo dei conati di vomito ed ai dolori lancinanti allo stomaco e all’addome.
Sono debolissima ma, in data 30 dicembre 2025, ho la forza di recarmi al pronto soccorso dell’ospedale di Merate con le mie gambe.
Ci sono tanti pazienti in attesa e tanti ricoverati ma, subito dopo il triage, mi fanno accomodare per una flebo antidolorifica.
La situazione sembra migliorare e vengo dimessa.
I giorni successivi un inferno: non riesco ad ingerire nulla, mi sento debolissima ed il vomito ritorna in maniera preoccupante.
Il giorno 4 gennaio 2026, dietro suggerimenti di amici e medici di fiducia, chiamo l’ambulanza.
Arrivo al P.S. verso mezzogiorno e, dopo il triage, decidono di sottopormi agli esami del sangue e ad una ecografia addominale completa.
Gli esiti suggeriscono di sottopormi ad una TAC.
Tutti i medici ed infermiere del P.S. si prodigano per velocizzare gli esami e definire la situazione clinica.
Si avvicina al mio letto una Dr.ssa. “E’ lei Ferrario Roberta? Ho una brutta notizia: si tratta di una occlusione, dobbiamo intervenire e le chiamo subito il chirurgo di turno”.
Dalla chirurgia arrivano due dottoresse giovani, due angeli, che mi hanno chiarito la situazione clinica e mi hanno spiegato come sarebbero intervenute a rimuovere l’occlusione causata da un’ernia inguinale in necrosi, sperando di non dover intervenire anche su eventuali lesioni all’intestino.
Velocissime danno disposizioni per preparare la sala operatoria e la camera in reparto dove mi tranquillizzano e rassicurano e mi preparano per l’intervento chirurgico.
Tutto è andato per il meglio, niente sondino, nessuna seconda operazione più preoccupante e il 7 gennaio 2026 nel pomeriggio mi dimettono e finalmente ritorno a casa.
Nel reparto chirurgia in cui sono stata ricoverata nei giorni scorsi ho incontrato tante brave e buone persone: dalle signore delle pulizie, alle infermiere, alle OSS, ai dottori e dottoresse che, posso dire, mi hanno salvata…… il reparto sembra un piccolo alveare dove ognuno fa con cura, delicatezza e passione il proprio lavoro, un’arnia laboriosa perfetta ed accogliente. Anche durante la notte tutti si prendono cura dei malati, soprattutto dei più fragili ed anziani. Un solo “Come va?” “Il dolore è passato?” ti fanno stare bene e ti aiutano a recuperare.
Ringrazio gli angeli che ho incontrato in questo mio ricovero forzato e faccio i miei complimenti al Primario di Chirurgia Dr. A Costanzi ed a tutta la sua fantastica equipe.
Ma perché vi ho voluto raccontare la mia breve storia?
Per diversi motivi:
·         ascoltiamo e non trascuriamo i segnali che ci manda il nostro corpo che non sbaglia mai ma noi troppo spesso siamo travolti dalla frenesia quotidiana;
·         sono orgogliosa di vivere a Merate e del nostro Ospedale L. Mandic, non è facile gestire tanti (troppi) pazienti ma i miei ricoveri mi hanno sempre lasciato dei bellissimi ricordi;
·         difendiamo e teniamoci stretto il nostro Ospedale, è un grande dono ed una ricchezza per tutti noi.
Buon anno
Roby
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