Sull’elezione del presidente della Provincia è importante partecipare. Io voto Vergani

Giovanni Ghislandi
Il 24 gennaio i Sindaci e i Consiglieri degli 84 Comuni del territorio lecchese saranno chiamati a eleggere il nuovo Presidente della Provincia di Lecco.
Due i candidati: Alessandra Hofmann e Fabio Vergani, ai quali porgo il più sentito in bocca al lupo. Ho stima di entrambi, con tutti e due ho avuto modo di collaborare positivamente in ambiti diversi, ma di fronte a questa competizione che vedrà uno dei due eletto e l’altro escluso in virtù del cosiddetto “voto ponderato” sono - nessuno me ne voglia - di parte: a Fabio mi lega un’antica amicizia personale, oltre al fatto di essere un suo Consigliere di maggioranza nel Comune di Imbersago.
Lo considero un eccellente Sindaco, un ottimo Presidente della Conferenza dei Sindaci e l’ho avuto accanto come Assessore e Vicesindaco dal primo all’ultimo giorno del mio mandato da Sindaco. Entrambi siamo fin dal primo momento esponenti del movimento dei Civici per la Provincia…
Ma al di là di ciò, è attorno alla candidatura di un esponente dei Civici che vorrei fare qualche riflessione. Mi pare anzitutto degno di nota il percorso politico che ha portato a questo passo: i Civici – che esprimono un solo rappresentante nell’attuale Consiglio provinciale, la cui scadenza sarà a settembre 2026 -, nel prendere atto che non era possibile arrivare a un accordo unitario fra tutti i gruppi provinciali, si sono detti disponibili a dialogare con tutti i Sindaci e i Consiglieri del territorio per arrivare a proporre un proprio candidato sulla base di precisi punti programmatici (Progetto “Provincia 2026”, clicca qui per leggerlo).
Un appello che è stato raccolto da singoli amministratori al di là delle appartenenze politiche, da numerosi Sindaci e Consiglieri che si riconoscono nell’area di centrosinistra, dai Consiglieri provinciali del gruppo “La Provincia territorio bene comune”, con relativi contributi programmatici (clicca qui per leggerli) e generoso impegno nella raccolta delle firme di sostegno.
La partita dei candidati per convincere la maggioranza degli amministratori lecchesi è tutta da giocare, con il mio personale auspicio che non si ceda alla tentazione di polemiche più o meno di basso profilo, ma ci si concentri invece sui problemi e sulle proposte per il territorio e i suoi cittadini. Appare evidente che al di là del risultato finale, ci siano i presupposti per un confronto magari duro sui singoli temi (penso ad esempio all’integrità territoriale della Provincia relativamente al paventato passaggio di Colico alla Provincia di Sondrio…), ma serio, sulla scorta di quanto si è visto nel corso dei vari mandati in Consiglio provinciale.
La candidatura di un Civico va però oltre ed è a mio avviso un fattore di novità: per la prima volta, a mia memoria, viene lasciato spazio al tentativo di un esponente del gruppo più ridotto in Consiglio provinciale e soprattutto – in virtù di quanto i Civici hanno coerentemente espresso nel tempo – si mette in campo la scommessa di impostare il confronto al di là degli schemi precostituiti di destre, sinistre e centri (opzioni nobilissime e degne di rispetto, intendiamoci, ma in quanto tali “opzioni”), per valorizzare il ruolo degli amministratori come sopra indicato e tenendo conto che la quasi totalità delle liste di maggioranza e minoranza nei nostri Comuni, pur con i loro orientamenti più o meno politici, sono comunque civiche.
Un possibile Presidente Civico, nell’immediato, non potrà che tener conto degli equilibri esistenti nell’attuale Consiglio provinciale e del sostegno che sta via via ottenendo in questi giorni, ma dovrà altresì aver presente l’ipotesi che possano scaturire in futuro maggioranze diverse dalle elezioni per il Consiglio che si terranno fra pochi mesi e di nuovo nel 2028: da qui l’opportunità di non escludere questi o quelli sulla base di pregiudizi, di non dar vita a chissà quale “Union Sacrée” tanto per cambiare presidenza, ma invece lasciare aperte le porte a prospettive il più possibile unitarie, a partire dalle cose da fare, al di là di quelle che saranno le scelte sulla ripartizione delle deleghe o pur legittimi schematismi di tipo politico. Personalmente ritengo che l’originalità dei Civici (oggi ben rappresentati dal Consigliere Cesare Colombo) non vada comunque stemperata attorno a questo ed altri aspetti, ma vada invece riproposta in un contesto di confronto e pari dignità con gli altri gruppi quando sarà il momento di rinnovare il Consiglio.
A suo tempo, da Sindaco, mi sono pubblicamente espresso contro l’idea di sopprimere le Province (“togliendo le Province si darà un colpo mortale ai piccoli Comuni”, dicevo) e non mi ha mai convinto l’impianto della legge Delrio sull’elezione provinciale di secondo livello: meglio lasciare la parola ai cittadini. Ma… stando così le cose, ce ne dobbiamo fare una ragione e ci tocca anzi il compito di interpretare i desiderata della legge vigente laddove separa in modo netto – con distinte scadenze elettorali - la figura del Presidente dall’assemblea del Consiglio provinciale (si vedano in proposito i resoconti dei lavori parlamentari dell’epoca) e soprattutto affida al Presidente, eletto ex-lege senza simboli di partito o civici, un ruolo centrale nella direzione politica dell’Ente, al di là delle maggioranze del momento.
Cari Sindaci e Consiglieri, se un compito possiamo darci nell’immediato, quali che siano le nostre idee, è quello di andare a votare il 24 gennaio e di alimentare un dibattito comunque costruttivo.
Due i candidati: Alessandra Hofmann e Fabio Vergani, ai quali porgo il più sentito in bocca al lupo. Ho stima di entrambi, con tutti e due ho avuto modo di collaborare positivamente in ambiti diversi, ma di fronte a questa competizione che vedrà uno dei due eletto e l’altro escluso in virtù del cosiddetto “voto ponderato” sono - nessuno me ne voglia - di parte: a Fabio mi lega un’antica amicizia personale, oltre al fatto di essere un suo Consigliere di maggioranza nel Comune di Imbersago.
Lo considero un eccellente Sindaco, un ottimo Presidente della Conferenza dei Sindaci e l’ho avuto accanto come Assessore e Vicesindaco dal primo all’ultimo giorno del mio mandato da Sindaco. Entrambi siamo fin dal primo momento esponenti del movimento dei Civici per la Provincia…
Ma al di là di ciò, è attorno alla candidatura di un esponente dei Civici che vorrei fare qualche riflessione. Mi pare anzitutto degno di nota il percorso politico che ha portato a questo passo: i Civici – che esprimono un solo rappresentante nell’attuale Consiglio provinciale, la cui scadenza sarà a settembre 2026 -, nel prendere atto che non era possibile arrivare a un accordo unitario fra tutti i gruppi provinciali, si sono detti disponibili a dialogare con tutti i Sindaci e i Consiglieri del territorio per arrivare a proporre un proprio candidato sulla base di precisi punti programmatici (Progetto “Provincia 2026”, clicca qui per leggerlo).
Un appello che è stato raccolto da singoli amministratori al di là delle appartenenze politiche, da numerosi Sindaci e Consiglieri che si riconoscono nell’area di centrosinistra, dai Consiglieri provinciali del gruppo “La Provincia territorio bene comune”, con relativi contributi programmatici (clicca qui per leggerli) e generoso impegno nella raccolta delle firme di sostegno.
La partita dei candidati per convincere la maggioranza degli amministratori lecchesi è tutta da giocare, con il mio personale auspicio che non si ceda alla tentazione di polemiche più o meno di basso profilo, ma ci si concentri invece sui problemi e sulle proposte per il territorio e i suoi cittadini. Appare evidente che al di là del risultato finale, ci siano i presupposti per un confronto magari duro sui singoli temi (penso ad esempio all’integrità territoriale della Provincia relativamente al paventato passaggio di Colico alla Provincia di Sondrio…), ma serio, sulla scorta di quanto si è visto nel corso dei vari mandati in Consiglio provinciale.
La candidatura di un Civico va però oltre ed è a mio avviso un fattore di novità: per la prima volta, a mia memoria, viene lasciato spazio al tentativo di un esponente del gruppo più ridotto in Consiglio provinciale e soprattutto – in virtù di quanto i Civici hanno coerentemente espresso nel tempo – si mette in campo la scommessa di impostare il confronto al di là degli schemi precostituiti di destre, sinistre e centri (opzioni nobilissime e degne di rispetto, intendiamoci, ma in quanto tali “opzioni”), per valorizzare il ruolo degli amministratori come sopra indicato e tenendo conto che la quasi totalità delle liste di maggioranza e minoranza nei nostri Comuni, pur con i loro orientamenti più o meno politici, sono comunque civiche.
Un possibile Presidente Civico, nell’immediato, non potrà che tener conto degli equilibri esistenti nell’attuale Consiglio provinciale e del sostegno che sta via via ottenendo in questi giorni, ma dovrà altresì aver presente l’ipotesi che possano scaturire in futuro maggioranze diverse dalle elezioni per il Consiglio che si terranno fra pochi mesi e di nuovo nel 2028: da qui l’opportunità di non escludere questi o quelli sulla base di pregiudizi, di non dar vita a chissà quale “Union Sacrée” tanto per cambiare presidenza, ma invece lasciare aperte le porte a prospettive il più possibile unitarie, a partire dalle cose da fare, al di là di quelle che saranno le scelte sulla ripartizione delle deleghe o pur legittimi schematismi di tipo politico. Personalmente ritengo che l’originalità dei Civici (oggi ben rappresentati dal Consigliere Cesare Colombo) non vada comunque stemperata attorno a questo ed altri aspetti, ma vada invece riproposta in un contesto di confronto e pari dignità con gli altri gruppi quando sarà il momento di rinnovare il Consiglio.
A suo tempo, da Sindaco, mi sono pubblicamente espresso contro l’idea di sopprimere le Province (“togliendo le Province si darà un colpo mortale ai piccoli Comuni”, dicevo) e non mi ha mai convinto l’impianto della legge Delrio sull’elezione provinciale di secondo livello: meglio lasciare la parola ai cittadini. Ma… stando così le cose, ce ne dobbiamo fare una ragione e ci tocca anzi il compito di interpretare i desiderata della legge vigente laddove separa in modo netto – con distinte scadenze elettorali - la figura del Presidente dall’assemblea del Consiglio provinciale (si vedano in proposito i resoconti dei lavori parlamentari dell’epoca) e soprattutto affida al Presidente, eletto ex-lege senza simboli di partito o civici, un ruolo centrale nella direzione politica dell’Ente, al di là delle maggioranze del momento.
Cari Sindaci e Consiglieri, se un compito possiamo darci nell’immediato, quali che siano le nostre idee, è quello di andare a votare il 24 gennaio e di alimentare un dibattito comunque costruttivo.
Giovanni Ghislandi
























