Analisi profonda quella di Stefano Motta

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Il professore Motta con grande coraggio ha puntato l’indice dove va puntato: sul percorso educativo dei nostri ragazzi. Ma scusate come è possibile che tredicenni, quattordicenni, quindicenni fossero in una discoteca di quel livello dove si favoleggiano bottiglie a 250 euro, super affollate, senza che i genitori si ponessero qualche domanda? Dove è finita la buona e sana educazione dei nostri ragazzi all’uso parsimonioso del denaro, all’utilizzo proficuo del tempo, al rispetto delle regole? Quel mondo fatto di cose semplici, notti di capodanno in piazza, in qualche bar per una festa tra amici davanti al classico vin brulé, magari chiacchierando delle centinaia di migliaia di bambini che quella stessa sera muoiono di fame nei campi di Gaza, nelle case di Kiev o del Sudan o dello Yemen. Non cambia nulla certo la festa svizzera con queste tragedie mondiali. Ma è il contegno che fa la differenza. Il riserbo, la continenza, un concetto di educazione venuto meno che compensa con i soldi la minore attenzione al ragazzo. Il tema complesso esposto dal professore Motta merita di essere letto e riletto e approfondito. Mentre mi pare di leggere in qualche lettera una analisi superficiale, il luogo comune del pianto, della tragedia, del dolore. Senza alcuna voglia di andare dietro e cercare di capirne le cause.
Alfredo
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