"Donne, l'altro sguardo/4": la dipendenza finanziaria può sfociare in violenza economica
Una forma di violenza contro le donne, poco conosciuta ma con effetti molto negativi, è la cosiddetta “violenza economica”.
Questa definizione viene citata per la prima volta nel 2011 all’articolo 3 della Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013 ma entrata definitivamente in vigore in tutta l’Unione europea solo nel 2023.
Nel 2019 era contemplata anche nella Convenzione 190 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, dove si definisce la violenza “un insieme di pratiche e di comportamenti inaccettabili” che “si prefiggano, causino o possano comportare un danno fisico, psicologico, sessuale o economico”.
Secondo i dati Istat e dell’Università Bicocca di Milano, relativi al 2024, la percentuale di donne in Italia soggette a dipendenza finanziaria è del 22%, contro il 10% in Polonia e il 5% in Germania e Austria.
Ciò è dovuto a diversi fattori: inadeguata occupazione femminile, segregazione delle donne in settori lavorativi caratterizzati da bassi stipendi, maggiore difficoltà a fare carriera a causa del carico di lavoro di cura nei confronti di figli e/o genitori anziani.
Pesano però anche gli stereotipi culturali, perché anche quando le donne intraprendono la strada dell’autoimprenditorialità si scontrano spesso con le difficoltà dell’accesso al credito da parte degli istituti bancari.
Se da un’ottica più generale entriamo in quella più specifica dell’abuso domestico la violenza economica si manifesta con diverse modalità: si va dal controllo del reddito della donna da parte del partner al divieto per lei di accedere ai propri soldi impedendole il possesso di un proprio conto corrente e/o carta di credito, al controllo maniacale delle spese famigliari.
Nei casi più gravi si arriva anche a pretendere la firma della partner su documenti bancari relativi a finanziamenti o prestiti e su documenti finalizzati ad acquisti importanti, come per esempio quelli immobiliari, di cui non viene spiegato il contenuto e non sono evidenziati i rischi connessi.
La cronaca ci dice purtroppo che in alcune situazioni più estreme si verifica anche la sottrazione o lo sperpero dei beni di proprietà della donna.
“La violenza economica”, spiegano le operatrici del Centro Antiviolenza di Merate “è una forma di abuso che controlla a limita le risorse finanziarie della donna per renderla dipendente, allo scopo di esercitare potere e controllo nella relazione. È purtroppo sottovalutata e difficile da riconoscere, ma molto diffusa. Non è quasi mai un'emergenza improvvisa, ma un fenomeno strutturale, un meccanismo potente e silenzioso di sopraffazione radicato in dinamiche culturali che perpetuano la disuguaglianza”.
Pesanti le conseguenze sia per la vittima, che diventa totalmente dipendente dal partner, sia per i figli.
Secondo l'ultimo rapporto dei centri antiviolenza D.i.Re. emerge che, tra le donne che denunciano abusi, 4 su 10 sono a reddito zero: la dipendenza economica può diventare quindi anche un enorme ostacolo che rende molto più difficile allontanarsi da una relazione “tossica”.
Quali i suggerimenti per evitare problemi potenzialmente tanto rischiosi?
“Avere un’occupazione è fondamentale per essere autonome nel poter fare scelte libere”, affermano le operatrici. “Consapevolezza e autostima sono indispensabili per rendersi conto che la violenza economica non è accettabile ed è necessario trovare la forza per uscire da un ruolo di dipendenza con tutto ciò che ne consegue. L'autonomia finanziaria rappresenta un grande e importante passo verso l'emancipazione economica, personale e sociale”.
Altri consigli elaborati dai centri antiviolenza Di.Re. sono:
• valutare la gestione di un conto corrente personale per gestire le proprie rendite di lavoro o altre e di cui disporre in autonomia, garantendo la propria libertà di scelta;
• monitorare strumenti legati alla gestione e accesso al conto corrente quando cointestato con firme disgiunte: dalla carta bancomat alla carta di credito aggiuntiva a proprio nome sino a sottoscrizioni di assicurazioni, linee di credito, accesso a piattaforme di trading online;
• conoscere l’esatto ammontare delle entrate famigliari e delle uscite: da una verifica dell’estratto conto bancario si possono apprendere eventuali uscite anomale e avere spie di allarme su comportamenti e attitudini pericolose finanziariamente quali spese fuori controllo che portano al sovraindebitamento, ludopatia, altre relazioni o assuefazione a droghe che spesso diventano fonte, oltre che di disastri economici, anche di violenza fisica;
• vigilare quando coinvolti in un’attività di famiglia gestita dal coniuge e informarsi, attraverso consulenze di professionisti, sui propri diritti per l’eventuale pagamento di contributi salariali e previdenziali;
• attivarsi per respingere un linguaggio discriminatorio: frasi come “taci che ti mantengo” o “taci tu che non lavori”, pronunciate anche davanti ai figli, sono già forme di violenza;
• non mettersi mai nella posizione di “elemosinare” la soddisfazione dei propri bisogni primari: bisogna esigere, per sé stesse e per i propri figli, il massimo dell’attenzione e delle cure, anche mediche;
• verificare pratiche inerenti i beni immobili sia in caso di locazione che di cointestazione. In caso di acquisto, non sottovalutare l’importanza di essere a conoscenza delle condizioni e dei vincoli dei contratti di mutuo:
• non firmare mai documenti presentati come bancari, assicurativi e/o contratti sui quali non vi siano sufficienti informazioni sugli oneri da essi derivanti;
• non delegare mai completamente tutte le attività finanziarie, da quelle bancarie alle assicurazioni, soprattutto se si è beneficiari;
• non fare da prestanome per alcuna garanzia o prestito;
• non sottoscrivere mai impegni con ‘finanziarie’ sconosciute o con ‘amici’ disposti ad aiutarvi e che chiedono tassi di interessi fuori legge, informarsi per evitare sovraindebitamento fuori controllo.
Questa definizione viene citata per la prima volta nel 2011 all’articolo 3 della Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013 ma entrata definitivamente in vigore in tutta l’Unione europea solo nel 2023.
Nel 2019 era contemplata anche nella Convenzione 190 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, dove si definisce la violenza “un insieme di pratiche e di comportamenti inaccettabili” che “si prefiggano, causino o possano comportare un danno fisico, psicologico, sessuale o economico”.
Secondo i dati Istat e dell’Università Bicocca di Milano, relativi al 2024, la percentuale di donne in Italia soggette a dipendenza finanziaria è del 22%, contro il 10% in Polonia e il 5% in Germania e Austria.
Ciò è dovuto a diversi fattori: inadeguata occupazione femminile, segregazione delle donne in settori lavorativi caratterizzati da bassi stipendi, maggiore difficoltà a fare carriera a causa del carico di lavoro di cura nei confronti di figli e/o genitori anziani.
Pesano però anche gli stereotipi culturali, perché anche quando le donne intraprendono la strada dell’autoimprenditorialità si scontrano spesso con le difficoltà dell’accesso al credito da parte degli istituti bancari.
Se da un’ottica più generale entriamo in quella più specifica dell’abuso domestico la violenza economica si manifesta con diverse modalità: si va dal controllo del reddito della donna da parte del partner al divieto per lei di accedere ai propri soldi impedendole il possesso di un proprio conto corrente e/o carta di credito, al controllo maniacale delle spese famigliari.
Nei casi più gravi si arriva anche a pretendere la firma della partner su documenti bancari relativi a finanziamenti o prestiti e su documenti finalizzati ad acquisti importanti, come per esempio quelli immobiliari, di cui non viene spiegato il contenuto e non sono evidenziati i rischi connessi.
La cronaca ci dice purtroppo che in alcune situazioni più estreme si verifica anche la sottrazione o lo sperpero dei beni di proprietà della donna.
“La violenza economica”, spiegano le operatrici del Centro Antiviolenza di Merate “è una forma di abuso che controlla a limita le risorse finanziarie della donna per renderla dipendente, allo scopo di esercitare potere e controllo nella relazione. È purtroppo sottovalutata e difficile da riconoscere, ma molto diffusa. Non è quasi mai un'emergenza improvvisa, ma un fenomeno strutturale, un meccanismo potente e silenzioso di sopraffazione radicato in dinamiche culturali che perpetuano la disuguaglianza”.
Pesanti le conseguenze sia per la vittima, che diventa totalmente dipendente dal partner, sia per i figli.
Secondo l'ultimo rapporto dei centri antiviolenza D.i.Re. emerge che, tra le donne che denunciano abusi, 4 su 10 sono a reddito zero: la dipendenza economica può diventare quindi anche un enorme ostacolo che rende molto più difficile allontanarsi da una relazione “tossica”.
Quali i suggerimenti per evitare problemi potenzialmente tanto rischiosi?
“Avere un’occupazione è fondamentale per essere autonome nel poter fare scelte libere”, affermano le operatrici. “Consapevolezza e autostima sono indispensabili per rendersi conto che la violenza economica non è accettabile ed è necessario trovare la forza per uscire da un ruolo di dipendenza con tutto ciò che ne consegue. L'autonomia finanziaria rappresenta un grande e importante passo verso l'emancipazione economica, personale e sociale”.
Altri consigli elaborati dai centri antiviolenza Di.Re. sono:
• valutare la gestione di un conto corrente personale per gestire le proprie rendite di lavoro o altre e di cui disporre in autonomia, garantendo la propria libertà di scelta;
• monitorare strumenti legati alla gestione e accesso al conto corrente quando cointestato con firme disgiunte: dalla carta bancomat alla carta di credito aggiuntiva a proprio nome sino a sottoscrizioni di assicurazioni, linee di credito, accesso a piattaforme di trading online;
• conoscere l’esatto ammontare delle entrate famigliari e delle uscite: da una verifica dell’estratto conto bancario si possono apprendere eventuali uscite anomale e avere spie di allarme su comportamenti e attitudini pericolose finanziariamente quali spese fuori controllo che portano al sovraindebitamento, ludopatia, altre relazioni o assuefazione a droghe che spesso diventano fonte, oltre che di disastri economici, anche di violenza fisica;
• vigilare quando coinvolti in un’attività di famiglia gestita dal coniuge e informarsi, attraverso consulenze di professionisti, sui propri diritti per l’eventuale pagamento di contributi salariali e previdenziali;
• attivarsi per respingere un linguaggio discriminatorio: frasi come “taci che ti mantengo” o “taci tu che non lavori”, pronunciate anche davanti ai figli, sono già forme di violenza;
• non mettersi mai nella posizione di “elemosinare” la soddisfazione dei propri bisogni primari: bisogna esigere, per sé stesse e per i propri figli, il massimo dell’attenzione e delle cure, anche mediche;
• verificare pratiche inerenti i beni immobili sia in caso di locazione che di cointestazione. In caso di acquisto, non sottovalutare l’importanza di essere a conoscenza delle condizioni e dei vincoli dei contratti di mutuo:
• non firmare mai documenti presentati come bancari, assicurativi e/o contratti sui quali non vi siano sufficienti informazioni sugli oneri da essi derivanti;
• non delegare mai completamente tutte le attività finanziarie, da quelle bancarie alle assicurazioni, soprattutto se si è beneficiari;
• non fare da prestanome per alcuna garanzia o prestito;
• non sottoscrivere mai impegni con ‘finanziarie’ sconosciute o con ‘amici’ disposti ad aiutarvi e che chiedono tassi di interessi fuori legge, informarsi per evitare sovraindebitamento fuori controllo.



















