Merate: lo scalone del "Manzoni" torna a splendere

“Il dovere della memoria è una delle funzioni dell’architettura”: in queste parole, pronunciate dall’assessore Mattia Muzio, è racchiuso il significato profondo del progetto relativo al restauro dello scalone della scuola media “Alessandro Manzoni” di Merate.
Un restauro durato anni e giunto alla sua conclusione con l’inaugurazione di sabato 29 novembre, alla presenza degli amministratori sia attuali che della passata legislatura, dei tecnici che lo hanno realizzato e del personale scolastico. 
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L'assessore Mattia Muzio

Nutrita anche la presenza dei cittadini meratesi, accorsi per vedere un’opera che davvero desta meraviglia per la sua bellezza.
“Un dono che la città deve sviluppare e valorizzare”, ha affermato il sindaco Mattia Salvioni, ringraziando la Fondazione comunitaria lecchese per il significativo contributo dato all’opera. “Una delle meraviglie che si trovano sul nostro territorio e che è compito di tutti valorizzare”.
“Durante i lavori è venuta alla luce l’immagine di una testa che è stata identificata come quella del Manzoni”, ha svelato con una certa emozione l’architetto Alessandro Vanotti, in rappresentanza della precedente Amministrazione a cui va attribuito il merito di aver dato inizio al restauro. Tra il pubblico era infatti presente anche l’ex primo cittadino Massimo Panzeri, che non ha però preso la parola.
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“L’opera di restauro è importante anche per i ragazzi e le ragazze che frequentano il plesso scolastico e che ne sono i principali fruitori”, ha tenuto a sottolineare la dirigente dell’Istituto Comprensivo Giovanna Laura Sala
A illustrare nei dettagli l’importante lavoro di recupero è stata la progettista Alessia Silvetti, che durante il suo intervento ha richiamato l’applauso anche per l’artefice del restauro Andrea Monti e del suo staff. 

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“Lo scalone è un bene vincolato e il suo restauro è stato quindi soggetto alle autorizzazioni di ben due sovrintendenze, per l’apparato pittorico e per i beni architettonici”, ha esordito. “Lo scalone che data dal 1760, è stato sottoposto a diversi rimaneggiamenti.
Quando abbiamo fatto il primo sopralluogo l’affresco era degradato a causa di infiltrazioni di acqua dal tetto e dagli infissi. Il primo intervento è consistito quindi nella loro manutenzione. Inizialmente non si capiva cosa rappresentasse l’affresco, anche a causa di una cattiva illuminazione. L’effervescenza salina aveva provocato distacco di materiale e c’erano quindi diverse lacune.”
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La progettista ha poi elencato le diverse fasi del recupero: innanzitutto la pulitura con spazzole e pennelli, in secondo luogo il pre-consolidamento con una carta speciale “giapponese” che serve a fissare i pezzetti in procinto di staccarsi; successivamente si è provveduto al consolidamento iniettando un collante e infine all’integrazione con la tecnica cosiddetta del “rigatino” che ripristina i colori ma non rispecchiando esattamente l’originale. 
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Da ultimo è stato rimosso anche il basamento giallo che aveva una funzione protettiva ma era antiestetico. 
Silvetti ha concluso il suo articolato intervento con una raccomandazione ai giovani: “Non tenete lo sguardo sempre incollato allo smartphone, ma guardatevi intorno e guardate in alto per scoprire le bellezze di cui disponiamo”.
Il professor Lorenzo Proserpio, che ha curato il progetto relativamente alla parte storica, ha presentato gli studenti che hanno collaborato ringraziandoli per il loro impegno.
E sono stati poi gli stessi studenti a tagliare il nastro inaugurando il restauro, accompagnati dall’intrattenimento musicale a cura dei docenti dell’Istituto Comprensivo.
Nel pomeriggio gli stessi allievi e il docente hanno fatto da guida ai visitatori in un percorso storico-artistico alla scoperta del Collegio Manzoni.
A.Vi.
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