Lomagna: premi per la Pace a Fratel Losa, Pino Bollini e ai coniugi Ravasi e Moretti, nel ricordo di 3 donne formidabili

Nuova cornice per il Premio per la pace che viene consegnato ogni 8 dicembre. Per la prima volta la cerimonia è stata a Lomagna, nella Sala della comunità dell’oratorio colma di gente. L’ente locale è stato integrato tra le amministrazioni organizzatrici, insieme a Casatenovo e Sirtori. Il premio, che era dedicato alla memoria della dott.ssa Graziella Fumagalli e di Madre Erminia Cazzaniga, è da quest’anno intitolato anche a suor Luisa Dell’Orto. La Piccola Sorella del Vangelo originaria di Lomagna aveva ricevuto nel 2022 lo stesso riconoscimento, postumo, dopo il suo assassinio ad Haiti. Le era stato attribuito anche in vita nel 2011.
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A simboleggiare queste tre figure femminili brianzole sono stati posti sul palco altrettanti oggetti. In primis un fonendoscopio, per ricordare la professione della dott.ssa casatese Fumagalli, uccisa nel 1995 in una ribollente Somalia (l’anno prima a Mogadiscio persero la vita la giornalista italiana Ilaria Alpi e con lei il video-operatore Miran Hrovatin). Graziella Fumagalli era stata tra le fondatrici, in Brianza, dell’Operazione Mato Grosso. Prestò la propria attività medica in Guinea Bissau, in Mozambico e poi in Somalia. In suo onore il Comune di Casatenovo nel 1997 istituì borse di studio per studenti di medicina e biologia, infermieri o volontari impegnati nei Paesi in via di sviluppo. Nel 1999 la prima edizione del Premio a lei dedicato e assegnato a Madre Erminia Cazzaniga, uccisa in quello stesso anno.
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Il secondo oggetto, un rosario, è stato pensato proprio per rappresentare la suora missionaria canossiana originaria di Sirtori, superiora a Timor Est, dove aveva operato per quasi 40 anni, prima di essere uccisa da miliziani filoindonesiani. Come ultimo simbolo, un paio di ciabatte, per l’umiltà di suor Luisa Dell’Orto, uccisa a colpi di arma da fuoco un anno fa a Port-Au-Prince, dove aveva aperto una scuola elementare che fungeva anche come centro di aggregazione giovanile.

Tre donne straordinarie – ha detto la sindaca di Lomagna Cristina Citterio – che oggi ricordiamo e con rispettosa tenerezza celebriamo. Tre donne che in tempi differenti, ma con la medesima intensità, hanno solcato la loro vita senza risparmiarsi nel dono totale di sé: donne straordinarie nella loro umiltà tenace e mai arrendevole, un’umiltà così fortemente potente da proseguire ancora nel generare pensieri e azioni”. Ai loro famigliari è stata donata una rosa. (CLICCA QUI per il testo integrale del discorso)

I tre premi di quest’anno hanno un valore economico complessivo di 15 mila euro, finanziati dai tre Comuni organizzatori, proporzionalmente al numero di abitanti. La giuria ha assegnato i riconoscimenti a Fratello Fiorenzo Losa, ai coniugi Alice Ravasio e Simone Moretti e al dottor Giuseppe Bollini.

A ritirare la targa per Fratello Losa, candidato dal Comune di Calolziocorte (paese natale), è stata sua sorella: “Fiorenzo è il quinto di otto fratelli. È missionario da 22 anni. All’inizio non è stato facile accettare la sua scelta, ma poi abbiamo provato una grande soddisfazione vedendo quanto fosse realizzato nell’aiutare le popolazioni che hanno un accesso limitato al cibo, all’acqua, all’istruzione, persone che vivono la sofferenza ai livelli più estremi”.
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Nel tratteggiare la vita di Fratello Fiorenzo Losa, la consigliera comunale di Lomagna Stefania Casturà, che ha presentato la serata, ha ricordato le esperienze in Eritrea e in Messico, prima di arrivare in Burkina Faso. Da 10 anni si trova a Saaba Ouagadougou, dove ha contribuito a costruire la scuola per sordomuti. “La scuola ha 160 alunni con una didattica inclusiva fra udenti e non-udenti. Il progetto che Fratello Fiorenzo ha in mente di realizzare a brevissimo è un nuovo centro nella zona nord della capitale Ouagadougou che contempli laboratori professionalizzanti, al fine di dare ai ragazzi uno sbocco lavorativo che li inserisca nel tessuto socio-economico del Paese” ha anticipato Casturà.

È stata quindi avviata una videoconferenza per parlare direttamente con il premiato. “Vi ringrazio tutti – ha commentato il calolziese – per tutto quello che possiamo fare grazie all’aiuto di tante persone che ci supportano. Si fa il bene anche facendo conoscere il bene”. Ha poi riflettuto sulla condizione dei sordi, che vengono schiavizzati. Con l’Associazione Pavoniana di Solidarietà i missionari cercano di restituire loro un futuro.
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Alice Ravasio (di Barzanò) e Simone Moretti (di Besana) hanno fatto avere un video di ringraziamento in cui hanno spiegato come sono scandite le giornate in Perù, dove con i loro tre piccoli figli vivono, impegnati nell’Operazione Mato Grosso. Nell’assistere i ragazzi nello studio e nei corsi professionalizzanti, si sentono di far parte di una famiglia allargata. I parenti hanno ritirato il premio con queste parole: “Viviamo l’ansia da nonni rispetto al loro futuro, ma pensiamo che lì stiano costruendo il futuro loro e nostro”. La consigliera Casturà ha letto infine la motivazione della giuria: “Questa giovane famiglia ha deciso con coraggio di mettere le proprie energie e competenze al servizio dei poveri delle Ande, dove gestisce una scuola professionale che garantisce significative opportunità di lavoro e sviluppo per i ragazzi e la popolazione locale.”
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Infine il pluricandidato al premio, il dott. Pino Bollini, nominato da ben 13 soggetti distinti. Illustre medico del Pronto soccorso dell’ospedale Mandic di Merate, di cui è stato primario, Bollini si è speso dal 1984 per l’Africa, in particolare nel Nord Kenya, ma anche in Sudan, in Somalia e in Guinea. Il camice bianco robbiatese è il referente in Italia del progetto Sololo del CIPAD. La ONG è attiva nelle aree più remote e meno abitate del Kenya, laddove gli aiuti delle grandi organizzazioni umanitarie stentano ad arrivare.

Chiamato sul palco, le prime parole che il medico ha pronunciato sono state rivolte a Graziella Fumagalli. “Mi sento fuori posto qui. Ero ammirato da Graziella e dal suo lavoro. L’ho conosciuta indirettamente attraverso le sue opere. Ha testimoniato il bene non facendo la guerra tra male e bene, ma dimostrando senza imporlo che ciascuno di noi è unico e irripetibile e ha il diritto di diventare ciò che potenzialmente è”.

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Pino Bollini ha ringraziato per il Premio, proponendo – imbastendo un acuto paradosso – di destinare il prossimo premio a chi lo organizza. Ha poi minimizzato i suoi sacrifici definendoli una semplice normalità: “La società sta sbagliando il livello dei valori se si considera straordinario ciò che è normale”.

Il sindaco di Robbiate Marco Magni ha definito il dottor Bollini e gli altri premiati degli imprenditori di carità: “Sono persone che tracciano un sentiero che non ha scorciatoie, è unico. Noi amministratori abbiamo il dovere di indicare questo sentiero ai ragazzi, che a loro volta hanno il diritto di conoscerlo”.

La serata è stata intervallata dal concerto del coro femminile dell’associazione InControCanto, diretto dal Maestro Massimo Mazza. Ha eseguito brani gospel e natalizi. Sul palco sono intervenuti anche i sindaci di Casatenovo e Sirtori. Il casatese Filippo Galbiati ha richiamato la figura di Graziella Fumagalli, interrogandosi su quanto possa essere di esempio per le nuove generazioni, spesso sollecitate da esempi negativi. “Persone come Graziella non hanno conosciuto confini e hanno anzi abbattuto muri. Viviamo in un’epoca caratterizzata al contrario dal ritorno ai nazionalismi, che sono tra gli elementi alla base delle guerre che stiamo vedendo davanti ai nostri occhi”.

Matteo Rosa, primo cittadino di Sirtori ha lodato l’iniziativa che serve ad aiutare il prossimo, i più bisognosi. “Mi impressiona che le persone che di volta in volta premiamo non chiedano mai niente in cambio per quello che fanno. Si sentono realizzati con l’abbraccio di un bambino. Sono felice nel vedere che ogni anno premiamo persone diverse perché significa che c’è sempre qualcuno pronto a fare del bene, persone veramente speciali”.
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Un breve discorso anche per il “padrone di casa”, il parroco don Andrea Restelli: “Il bene non conosce partito, religione o ogni altra distinzione. Del bene c’è bisogno sempre di più. Basta vedere quello che sta succedendo in Palestina o in Ucraina, anche se pure a casa nostra bisogna stare attenti”. Il sacerdote ha al proposito alleggerito il clima domandandosi se fosse presente in sala la Digos per identificarlo. Un riferimento alla Prima della Scala e all’episodio del loggionista al quale sono state chieste le generalità per aver gridato “Viva l’Italia antifascista” al termine dell’Inno di Mameli. Tornando al premio, definito “un evento prezioso”, don Andrea ha apprezzato la testimonianza di chi si prodiga per il bene.

A collaborare all’organizzazione dell’iniziativa dell’8 dicembre c’è anche il Comitato Lecchese per la Pace e la Cooperazione tra i Popoli. La presidente Maria Grazia Caglio, vice sindaca di Osnago, ha ricordato il 75° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che cade il 10 dicembre e che vale la pena valorizzare in questo periodo cosparso dai conflitti bellici. “Viene da pensare che l’Uomo abbia perso la sua anima. Spesso mi dico che stiamo vivendo in un mondo al contrario, poi fortunatamente ci sono serate come questa, dove sono ricordate tre donne formidabili che hanno donato la loro vita per aiutare gli altri. Allora mi dico che un po’ di speranza per un mondo migliore c’è”.

La prossima edizione del Premio per la pace si terrà a Casatenovo.
M.P.
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