Beverate: la piccola Alice rischia di restare senza l’ossigeno che la tiene in vita, la mamma denuncia il fatto ai Carabinieri

Quella che qui raccontiamo è la (ennesima) storia delle difficoltà contro cui combattono una madre coraggiosa e la sua piccola Alice, nata 11 anni fa con una malformazione cerebrale che le impedisce di camminare, parlare, giocare e imparare come i bambini della sua età, ma che non può fermare la sua voglia di vivere e gli splendidi sorrisi che regala a chi gli sta vicino.
Giordana Grazioli, mamma della piccola, ogni mattina la accompagna presso l'Istituto fondazione Don Gnocchi di Pessano con Bornago, dove frequenta la degenza riabilitativa diurna, e dopo il lavoro la riporta a casa a Beverate, dove si è trasferita con Alice e il figlio Lorenzo dall'agosto 2009. Alice per vivere ha bisogno di ossigeno 24 ore su 24 e deve essere ventilata in maniera artificiale per almeno 12 ore al giorno.

La mamma Giordana e la picccola Alice

Per questo il sistema sanitario nazionale, attraverso l'Asl, le fornisce una grossa bombola di ossigeno da tenere a casa e una presso la scuola, oltre a una "versione portatile" che consente un'autonomia di circa 6 ore, con la quale la bambina può affrontare le "trasferte" e uscire con la madre.
È proprio un grave disagio subito da parte della ditta che fornisce questo materiale che ha spinto la signora Giordana a presentare un esposto presso il comando dei Carabinieri di Gorgonzola nella mattinata di martedì 13 luglio.
"Lunedì mattina ero al lavoro quando un'infermiera dell'istituto mi ha chiamato dicendo di non riuscire a caricare la bombola piccola da quella grande, un'operazione necessaria per poterla portare in giro a scuola e per il trasporto verso casa" ha raccontato la signora Grazioli. "Durante la pausa pranzo l'ho raggiunta e mi sono accorta che la valvola che consente il caricamento da una bombola all'altra era rotta. Mentre provavo ad effettuare la ricarica un fiotto di ossigeno è uscito, creando il panico nella struttura. Quando il gas, pressato fino allo stato liquido ad una temperatura di circa - 180°C, esce dalla bombola ed entra in contatto con l'aria questa condensa e si crea una sorta di fumo. Abbiamo portato fuori subito la bombola, fortunatamente il getto si è interrotto perché il ghiaccio formatosi sulla valvola l'ha fermato e ho chiamato subito il numero verde dedicato alle emergenze".


Trovandolo spento, Giordana non si è data per vinta e ha contattato la sede aziendale che le fornisce l'attrezzatura, spiegando il problema. "Mi hanno risposto in modo molto sgarbato, dicendo che sarebbero arrivati a sostituire la bombola in giornata. Prima delle 16.00, orario in cui la scuola chiude, non si era visto nessuno e mi sono perciò rivolta ai Carabinieri per denunciare il fatto. Ho portato a casa Alice utilizzando una bombola di scorta che sono riuscita ad ottenere dopo mesi di lotte e trattative, se non l'avessi avuta avrei dovuto chiamare l'ambulanza". Ma i problemi sono continuati la mattina successiva. "La società mi ha contattata avvertendomi che un loro incaricato aveva riparato la bombola verso le 18.00, ma una strumentazione simile necessita di una revisione specifica per essere utilizzata nuovamente e non una riparazione in loco. Se non fossero intervenuti i Carabinieri Alice sarebbe rimasta a casa e io avrei perso un giorno di lavoro. Dopo la loro telefonata nel giro di mezz'ora la bombola è stata sostituita con una nuova, con un adesivo recante un altro numero verde al posto di quello, chiamato anche dai militari, sempre spento". I problemi con la ditta in questione non si fermano a questo episodio.


"Mi è capitato che l'indicatore di ossigeno della bombola grande fosse rotto, il serbatoio sembrava pieno e invece a un certo punto il gas è finito, me ne sono accorta subito ma se fosse successo di notte non oso immaginare cosa sarebbe successo ad Alice". Nel novembre 2009 i Vigili del fuoco erano intervenuti a Beverate perché il contenuto dell'intera bombola (26.000 litri di gas liquefatto) era fuoriuscito gettando nel panico l'intero quartiere. "Anche in quell'episodio il numero verde era risultato spento" ha spiegato Giordana. "Quando abitavo a Cornate mi servivo di un'altra ditta convenzionata con l'Asl di Milano, da quando sono qui mi è stata assegnata questa ma dopo quello che è successo vorrei cambiarla, dovrò fare un'altra battaglia". Non che Giordana Grazioli non sia pronta a combattere per la sua piccola. Nel gennaio 2007 aveva contattato addirittura Striscia la Notizia, il Tg satirico in onda su Canale 5, per denunciare un altro grave disservizio che l'aveva costretta a rivolgersi all'ospedale di Merate, dove Alice è di famiglia presso la struttura di Rianimazione, per non rimanere senza respiratore. Questa volta la questione riguardava la ditta produttrice dei tubi con cui la bambina respira artificialmente, attraverso il collo, dal 2006.


"I pazienti gravi come Alice in genere rimangono chiusi in casa o in istituto, ma io ho sempre voluto per lei una vita il più possibile simile a quella degli altri" ha spiegato Giordana. "All'Istituto riceve tanto amore ed è stimolata, è vicino a dove lavoro e può trascorrere con me la parte restante della giornata. Le mie non sono le lamentele di una mamma esigente, qui si tratta di disservizi che mettono a rischio la vita della mia bambina, che senza ossigeno non può sopravvivere".
Ci auguriamo che questa ennesima battaglia serva a garantire un servizio più efficiente e tempestivo a coloro che ne hanno bisogno. Come Alice Gatti, piccolo angelo che nonostante il suo grave handicap regala sorrisi al mondo che la circonda.



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R.R.
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