Imbersago: la lezione 'col cuore in mano' del prof . Franco Negrini sul sommo Poeta

"Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e ‘l salir per l'altrui scale" son queste le terzine che il trisavolo di Dante, Cacciaguida, rivolge al Poeta quando gli profeta il suo esilio da Firenze. Ed è proprio dal ricordo di queste terzine che scaturisce l'amore di Franco Nembrini - l'ospite speciale e relatore della serata dal titolo "L'amor che move il sole e l'altre stelle" nella chiesa parrocchiale di S. Marcellino a Imbersago - per la letteratura in generale e per Dante in particolar modo.

Franco Nembrini

Il relatore è stato introdotto al pubblico dalle parole del sindaco Fabio Vergani che ha, anzitutto, ringraziato il parroco, don Bruno Croci, per aver accolto la proposta di offrire la casa del Signore come location per la serata e ha ricordato l'importante iniziativa che l'amministrazione sta portando avanti per rendere omaggio al personaggio di Dante nel piccolo borgo di Imbersago. "Questo progetto non vuole essere rivolto ai soli appassionati e studiosi di Dante, è per questo che questa sera abbiamo con noi un relatore di altissimo livello. Di lui si dice che fa amare Dante ai ragazzi come Pinocchio. Un tema sul quale vogliamo riflettere è la Divina Commedia oggi, dico oggi perché, i giovani stanno attraversando un momento complesso. In questo Franco ci aiuterà a comprendere il valore ancora attuale e contemporaneo del viaggio di Dante e a capire che cosa sta accadendo ai nostri ragazzi".

Franco Nembrini, quarto di dieci figli, insegnante, padre di famiglia, rettore della scuola paritaria di Calcinate (BG) "La Traccia" - fondata da lui nel 1982 e che oggi conta circa mille alunni - ha confessato, in apertura al suo intervento, di sentire la causa dei ragazzi "arrivargli dritta al cuore" e di essere severamente preoccupato per loro, "avendo sempre fatto l'insegnante, sono sempre stato in mezzo ai ragazzi - ha detto - ma non li avevo mai visti soffrire così per diventare grandi. A volte capita che noi adulti li accusiamo troppo, soffrono la mancanza di punti di riferimento, di maestri, modelli, padri." Ha utilizzato il termine "orfanezza" - coniato dal Papa - per spiegare il loro smarrimento. Il tutto amplificato dalla pandemia che, usando la metafora della lente di ingrandimento, enfatizza, da un lato, azioni meravigliose, colme di gratitudine e altruismo nei confronti dell'altro e del bene pubblico, ma dall'altro acutizza le forme di negligenza, di non volontà di comprendere l'altro, di irresponsabilità. La digressione dell'autore sulla questione dei giovani ha fatto emergere la sua vocazione più grande, l'educazione, "Siamo di fronte a una tragedia di cui pare non freghi nulla a nessuno. Se non ci si occupa dell'educazione tutti i problemi resteranno irrisolti, i ragazzi non saranno in grado di maturare e non sapranno affrontare le sfide della vita".

Nembrini si è scusato con chi del pubblico si aspettava "la lezione del professorone su Dante. Io non sono uno studioso di Dante - ha confessato - l'ho incontrato da bambino e mi è sembrato avesse tanto da dire proprio ai ragazzi più in difficoltà". E prima di addentrarsi nel vivo del viaggio dantesco, ha raccontato un piccolo aneddoto biografico per far comprendere al pubblico quale sia stata la scintilla che ha fatto nascere in lui la passione per Dante. Quando era ancora molto giovane, il papà si era ammalato di sclerosi multipla e lui era stato costretto ad abbandonare la scuola per andare a lavorare in una fabbrica di gastronomia, a Bergamo, dove vivrà il suo primo grande disagio ma non riuscirà a trovare le parole per spiegarlo. Fino a quando, una notte, mentre scaricava la merce di un camion e saliva e scendeva le scale del magazzino, gli tornano alla mente le terzine dantesche - quelle in cui Cacciaguida profetizza l'esilio a Dante - e si commuove tanto da chiedersi, "ma come fa Dante a sapere di me?". Quello per Franco è stato il punto di svolta, "ho trovato le parole per spiegare il disagio che provavo. E da qui è nato il mio interesse per Dante".
Per Nembrini il segreto risiede proprio qui, ecco perché quando entra nelle classi dei suoi ragazzi spesso racconta questo aneddoto e quando gli si chiede, "ma quale è il segreto per far amare Dante ai tuoi alunni?" lui risponde che, forse, è che a lui non frega nulla che i ragazzi si interessino a Dante, ma chiede loro, invece, "riuscite per un'ora o due a entrare in classe con il cuore in mano? All'altezza dei vostri sogni più grandi, dei vostri desideri più reconditi, perché se vi sedete con la voglia di diventar grandi allora io non ho risposte da darvi ma vi posso solo aiutare a comprendere le domande. Proprio come fece Virgilio con Dante lungo tutto il corso del viaggio. Allora così, lo stesso che è successo a me accadrà anche a voi e tutto si farà semplice."

Fabio Vergani, Francesco Cagliani, Franco Nembrini e don Bruno Croci

Il relatore, nel corso del suo intervento, ha utilizzato un parlato chiaro, lineare, a tratti grottesco e a volte un po' ironico, per spiegare e commentare le tappe principali del cammino del Poeta fiorentino, rendendole metafora della quotidianità degli uomini, a partire dalle pene della vita, "una battaglia dove bisogna scegliere da che parte stare, chi essere, e nel farlo ci si sente tremendamente soli", per concludere con la ricerca infinita del bene - secondo termine, tra l'altro, che ricorre maggiormente nel testo della Divina Commedia - da riconoscere e far saltar fuori nel corso della vita.
In chiusura, il consigliere Francesco Cagliani, ha ringraziato nuovamente Franco Nembrini per il prezioso intervento e Don Bruno per l'ospitalità, che ha conferito alla serata un'atmosfera ancor più speciale.

Gli spettatori che hanno salutato il relatore con un caloroso applauso si sono poi portati all'esterno della chiesa dove è stato allestito un banchetto con alcuni volumi dell'autore e si è tenuto un "veloce" firma-copie.
F.Fu.
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