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Scritto Lunedì 04 maggio 2020 alle 10:07

Il trasporto pubblico con il Covid 19

Tra pochi giorni, pur con le dovute garanzie e cautele moltissime persone ritorneranno ad utilizzare i mezzi pubblici per  raggiungere il luogo di lavoro.
La regione più importante interessata a questo nuovo ciclo è senza dubbio la Regione Lombardia, che è un po’ il motore della ns. economia.
Il problema è che proprio la Lombardia è quella regione insieme ora al Piemonte dove la situazione è ancora in fase abbastanza critica, non più come 2 o 3 settimane fa perché la curva dei nuovi contagiati è in discesa , il numero dei morti sta diminuendo giorno per giorno e pertanto tutti ritengono che si possa passare alla Fase 2 con la max. sicurezza e cautela, come dicevo.
Per andare a lavorare le soluzioni da intraprendere sono poche, anche perché se per essere più sicuri molti potrebbero riprendere l’uso del veicolo privato, avremmo di conseguenza un grande ritorno del traffico e dell’inquinamento, una marea di tempo buttato sul mezzo di trasporto,  con tutte le problematiche connesse. Una parte dei lavoratori certamente sceglierà questa soluzione, ma il compito di una Amministrazione, locale, regionale e nazionale è quello di garantire un trasporto sicuro ed efficiente anche in questo caso di grande emergenza.
Allora cosa si potrebbe proporre agli enti preposti all’organizzazione del trasporto pubblico nella ns Regione? Lungi da me essere preso in considerazione, mi limito soltanto ad esprimere ciò che tanti pensano ma poi non mettono nero su bianco.
Sappiamo che in Lombardia una parte preponderante del trasporto dei pendolari è su ferro (circa 800.000 pendolari ogni giorno).
Nella ns. Regione però, malgrado la ricchezza , l’elevato PIL e standard di vita, abbiamo in questo caso un servizio da terzo mondo. Non sono io a dirlo ma i fatti parlano chiaro.
Trenord che gestisce il trasporto su ferro nella ns. regione, dovrebbe allora  aver attuato, in questi due mesi di servizio ridotto durante il quale circa il 40/ 50 %  del materiale rotabile è stato tenuto in cantina,  un programma di manutenzione  per recuperare il tempo perduto.
Mi aspetto quindi che in questo periodo siano state messe in atto da Trenord tutte le attività per poter manutentare gran parte dei treni, attrezzarli per l’accoglienza in sicurezza dei pendolari, indicando sulle carrozze i posti dove si può e non si può sedere, far funzionare correttamente la climatizzazione , (siamo ormai nella bella stagione), avere i servizi igienici in perfetto ordine, avere tutte le porte che si aprono, per essere pronti alla ripartenza dei prossimi giorni.
Ma come ripartire? Se come è stato più volte detto i treni dovranno avere un capacità di trasporto del 40/50%  dei posti a sedere, come la mettiamo con gli orari di punta dove se non ricordo male i pendolari stavano sul treno come le sardine in scatola? Vorrà dire che la frequenza dei treni dovrà essere quasi raddoppiata, che il treno dovrà avere almeno tre o quattro carrozze in più del solito.
Ma chi le trascinerà queste carrozze se già i locomotori, a malapena riuscivano prima del Covid19, a trascinare i treni con il numero di carrozze standard,  e spesso si fermavano esausti in mezzo alla campagna in attesa di un mezzo di soccorso? Da quanti anni i pendolari hanno lo sconto del 30% sugli abbonamenti a causa dei ritardi giornalieri dei treni?
Anche qui Trenord dovrebbe dirci qualcosa!
Una proposta per venire incontro a queste problematiche il mondo del lavoro, le industrie, le scuole, le società finanziarie e dei servizi che occupano molti lavoratori/impiegati potrebbero trovarla: per il periodo necessario a superare questa Fase, oltre allo “Smart Working”  parola che mi fa incazzare, si potrebbe suddividere in due turni di lavoro l’attività , magari con un orario continuato di sole 6 ore anziché 8 ore standard, in modo tale che l’accesso ai servizi di trasporto, l’occupazione degli spazi nel luogo di lavoro con una forte diminuzione del rischio di contagio, venga diluito nello spazio temporale di tutta la giornata.
Teniamo presente che da qui ad Ottobre, sperando che l’emergenza sia finalmente messa in soffitta, abbiamo anche un allungamento notevole delle giornate solari, si potrebbe mantenere l’ora legale anche uno o due mesi in più per sfruttare al meglio la luce.
Per l’uso delle metropolitane si potrebbe fare in modo che il pendolare che arriva da lontano, abbia la possibilità di accedere con precedenza alla metropolitana, magari inserendo delle carrozze per soli pendolari, mentre il cittadino per recarsi nella sua città a lavorare  potrebbe prendere la bicicletta o la e-bike, o il motorino  o quei nuovi mezzi di trasporto tipo monopattino elettrico, oppure il car-sharing ed il bike sharing.
Si dovrebbe però correre in fretta a programmare e tracciare urgentemente nuove piste ciclabili nelle città capoluogo ed anche nelle città con alta densità abitativa, anche con sistemi di sicurezza provvisori, perché se dobbiamo aspettare le gare d’appalto è inutile mettersi all’opera.
Per le metropolitane e gli autobus come già detto sopra se si differenziano gli orari di lavoro, si dovrebbe avere un beneficio, inoltre con orari differenziati sul lavoro, una famiglia avrebbe la possibilità di gestire al meglio anche i figli che, a casa da scuola, pare che si riapra a Settembre, sarebbero un grosso problema per tutto il nucleo familiare.
Non tutti si possono permettere la baby –sitter o di avere i nonni che si occupano di nipoti e nipotini, col rischio anche di contagiarsi.
Queste sono proposte per il trasporto dei pendolari, esiste però anche il trasporto pubblico locale (TPL) che è un trasporto prevalentemente su gomma, autobus/ pullman. In questi periodi di blocco totale o semitotale questo servizio è stato sempre meno utilizzato, già quando tutto era normale questo servizio, a parte gli studenti veniva utilizzato in gran parte da lavoratori extracomunitari, perché nelle ns. provincie si sa,  si usa la macchina, mica siamo dei pezzenti vero? Se si deve raggiungere il posto di lavoro situato magari ad 1km o 5 km, si deve usare per forza  la macchina, lasciandola poi lì parcheggiata per otto ore e poi riprendersela per tornare a casa.
Questo dopo il Covid 19 non dovrebbe più accadere, le amministrazioni locali, finanziate in gran parte dallo Stato, dovrebbero fare un grande sforzo per incrementare e soddisfare una volta per tutte il trasporto locale su gomma in modo decente, dobbiamo pensare che i nostri paesi sono ormai un agglomerato urbano continuo, come se fosse una grande città, una metropoli.
L’Italia non ha mai pensato di gestire le grandi città come una metropoli, forse perché noi non abbiamo delle grandi città come Parigi/Londra/ Istanbul/New York/ Città del Messico etc, metropoli di 5 -10- 15- 20 Milioni di persone
Allora il trasporto pubblico deve essere pensato come se, faccio un esempio, il Meratese o il Casatese siano una città, con tutte le linee tipiche di trasporto pubblico ( con autobus elettrici o almeno a metano), che raggiungano gli ospedali, le stazioni ferroviarie, le aree artigianali/industriali, le scuole, i mercati e supermercati con un servizio cadenzato come in città.
Si potrebbero proporre agli utilizzatori del TPL degli incentivi salariali, come si fa in molti paesi europei, chi lascia a casa l’auto ha diritto ad un incentivo salariale.
Se lo stato ha previsto ormai uno sforzo finanziario enorme  per fronteggiare questa emergenza, facciamo almeno in modo che le cose buone rimangano anche dopo che questa emergenza sia passata.
Questo è quanto mi sento di proporre , logicamente ci sono persone nell’apparato tecnico amministrativo  del trasporto pubblico che gestiscono questa serie di problematiche,  che avranno predisposto tante altre  soluzioni, l’importante che esse vengano messe in atto immediatamente nella speranza che con l’aiuto del senso di responsabilità di noi tutti lavoratori e cittadini,  ci possano aiutare  a  superare questa fase intermedia di emergenza in totale sicurezza.
Pierantonio Galbusera Segretario del Circolo PD di Calco
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