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Scritto Mercoledì 22 aprile 2020 alle 10:33

Accadeva 40 anni fa/4, 1980: i cingolati delle  cooperative ''spianano'' le terre agricole, nascono le palazzine popolari

Armando Villa e Bruno Mapelli, sindaci di Verderio Superiore e Verderio Inferiore riaprono la partita dell'unificazione.  La prima volta che si era discusso di questa ipotesi era il 1975. Due anni dopo i comuni pensano di redigere un piano regolatore unico per armonizzare la crescita di quelle che all'epoca erano due piccole realtà rurali. L'industria incombe e chiede spazio. La Dc è tutt'altro che insensibile alle spinte degli industriali. Ma il primo strumento urbanistico unitario fallisce per il no improvviso di Superiore. Eppure le minoranze dei due comuni con Giancarlo Aldeghi e Giancarlo Cereda. erano concorde. Ma Armanda Villa da tempo immemorabile sindaco di Superiore nei fatti è contrario all'unificazione. E' più chiuso, come i suoi compaesani. Bruno Mapelli, trentenne, dirigente IBM, ha vedute più ampie, ritiene che Inferiore abbia un'apertura mentale superiore, sia più solidale, più coesa e spinge per l'unione. Anche i due prevosti tentennano. Dicono: neanche il fascismo è riuscito a mettere assieme Verderio come aveva fatto con Paderno e Robbiate o Cernusco e Montevecchia. Per quanto possa sembrare strano le mentalità sono diverse dicono don Giampiero Brazzelli di Superiore e don Paolo Redaelli di Inferiore.



Armando Villa, Bruno Mapelli, Giancarlo Aldeghi, Giancarlo Cereda



Don Paolo Redaelli e Don Giampiero Brazzelli
 
Pensate un po', cari lettori, il 9 marzo 1980 ben ventisei progetti, 26, venivano presentati al bando promosso dalla Regione Lombardia per la costruzione di un nuovo ponte accanto al San Michele definito, già quarant'anni fa, ormai poco sicuro e del tutto insufficiente per il traffico che doveva sopportare.  Della commissione esaminatrice facevano parte l'ing. Luigi Zappa per Merate e i sindaci di Paderno e Calusco. L'ingenuo cronista dell'epoca, probabilmente lo stesso che scrive questi ricordi oggi, concludeva l'articolo: "Tra pochi giorni si potrà conoscere come il fiume Adda sarà in futuro attraversato dal nuovo ponte".


Non si placa il dibattito sul piano regolatore generale ancora in itinere. L'attenzione cade su quel che resta della splendida villa Cornaggia-Medici, abbandonata e in stato pietoso. Nel 1971 una sciagurata politica edilizia aveva consentito l'ingresso nel parco dei cingolati che abbatterono una parte del muro di cinta, l'ala del grande edificio un tempo adibita  a scuderia, ben 6.500mila metri quadrati di parco dei 16mila prima esistenti. Uno scempio impressionante costato anche l'abbattimento di alberi secolari  come il vecchio Cedro Diodara col fusto del diametro di 1,20 metri e una cima di 15 metri. 


Armi & Bagagli la band meratese emergente prepara il debutto sulla piazza del futuro capoluogo con uno spettacolo nella grande sala Ticozzi. Il gruppo progressive rock italiano, sulle orme di PFM, Banco del Mutuo soccorso, Biglietto per l'inferno è composto da Martino Luzzini (batteria), Stefano Bonanomi (chitarra), Giuseppe Beretta (moog-organo), Giuseppe "Jimmy" Animosi (piano elettrico, flauto dolce), Valentino Albani (flauto traverso), Angelo Albani (basso), Sandro Frara (chitarra e voce solista), Franca Frattini (voce solista). Un gruppo di ottimi musicisti, fermatosi sulla soglia del successo.

Valentino Albani


Al santuario della Madonna del Bosco, accolto da una piccola folla e da tantissimi religiosi arriva l'arcivescovo di Milano monsignor Carlo Maria Martini. "La coscienza presbiteriale oggi" è il tema che l'Arcivescovo ha trattato con parroci e coadiutori che gremivano il salone. Fuori un tempo freddo e piovigginoso ha impedito all'alto Prelato di ammirare il panorama che si gode dalle mura del Santuario.


Domenica 16 marzo termina la grande festa di San Giuseppe di Cicognola. Allora era un appuntamento imperdibile. Tra i tanti che lavoravano alla buona riuscita della festa, l'infaticabile Franceschino Mapelli, con Vincenzo Ravasi e tanti, tanti altri.




Francesco Mapelli e Vincenzo Ravasi







Ci piace qui ripubblicare una bellissima lettera scritta da Paola Albani, allora alunna della terza elementare della scuola di Novate. Ci dà il senso di quante cose siano cambiate, in peggio, quanto è andato perduto per incuria o calcolo economico. A partire proprio dalla chiusura delle piccole scuole di frazione.
Dunque: "Mi chiamo Paola, sono una bambina di Novate. Scrivo per dire come è conciato il laghetto di Novate: è pieno di carte e quasi asciutto e non ci sono più fiori e piante come una volta. Quando domenica sono andata al laghetto ho incontrato un contadino che mi ha detto che c'era un accampamento di ragazzi che facevano i dispetti. Questo per dire come è conciato il laghetto di Novate".
La lettera era indirizzata anche al sindaco di Merate Giuseppe Ghezzi. Ma non sortì alcun effetto. Anzi, come vedremo nel nostro percorso storico, anni dopo il laghetto sarà addirittura sotterrato senza alcuna autorizzazione. E nemmeno le ordinanze di ripristino ebbero successo. Una macchia e una vergogna per l'amministrazione comunale dell'epoca, guidata ancora da Ghezzi, al secondo mandato, con la presenza sempre più significativa del futuro sindaco Mario gallina.

Paola Albani


Come dicevamo continua serrato il confronto sul piano regolatore. Il Pci interviene sulle previsioni edificatorie in molti ambiti cittadini, in particolare nelle fasce al lato sud di via Arnaboldi e in tutta la zona che da via Verdi arriva al confine con Cernusco. Lo scopo dell'iniziativa comunista è di prevedere il maggior volume possibile da destinare a edilizia convenzionata. Molte saranno le cooperative di diverso colore che negli anni andranno a costruire. Ma anche nel cuore della città il Pci chiede spazio per l'edilizia popolare, come nell'antica corte detta di Toni Nuà.

La curt di Toni Nuà


Montevecchia inaugura il nuovo Municipio. Abbandonata la vecchia storica sede di fronte alla chiesa parrocchiale è stata ampliata l'ex scuola costruita nel 1960 e poi trasferita al piano nel 1976 dedicata all'insegnante Erina Maggioni per ospitare sia il municipio che l'ufficio postale e l'ambulatorio medico. Ma perché ancora in collina e non al piano? Lo spiega il sindaco Eugenio Mascheroni: "E' una decisione del precedente consiglio comunale, il paese si sposta verso il basso e non potrebbe che essere così ma il cuore di Montevecchia è in collina. Toglierle il municipio avrebbe voluto dire svilire la collina e sarebbe stato un errore".  

Eugenio Mascheroni e il municipio di Montevecchia


I comuni tutti, si interrogano sull’emergenza abitativa. Merate attrae persone da fuori perché ricca di imprese e terziario, Cernusco e Osnago vedono affluire famiglie che abbandonano le vecchie cascine per portarsi in paese. Siamo all’inizio degli anni ottanta. Nelle radio imperversano i brani di Mina (buonanotte, buonanotte), Renato Zero (Amico), Marcella (Baciami), Blondie (Call me), Pooh (Canterò per te) , Vasco Rossi (Non l’hai mica capito), I Decibel (Vivo da re), Donatella Rettore (Kobra) e mentre la musica che prelude all’arrivo della disco dilaga dalle casse delle grandi radio portatili, squadroni di muratori bergamaschi, comaschi, bresciani danno l’assalto alle terre un tempo agricole per costruire i grandi villaggi popolari. Nascono così le cooperative Merate ’75 e Nuova Merate, la Filca Elcar, la Coop. San Marco di Cernusco. Centinaia di nuovi appartamenti in palazzine graziose spuntano a Novate, a Cernusco, a Pagnano, a sud di via Verdi dove si tracciano nuove strade, via Donizetti, via Agnesi.  Le Coop garantisco prezzi migliori potendo operare anche in diritto di superficie rispetto alle iniziative private. Ecco un confronto datato 1980.



Antonio Cova presidente della cooperativa "Merate '75"; Luigi Bonanomi, presidente della Filca-Elcar di Lecco; Giampiero Angelini, presidente della cooperativa "San Marco" di Cernusco, Giovanni Mandelli, presidente della cooperativa "Nuova Merate"



Il cantiere della Merate 75


Il complesso della Nuova Merate



A Cernusco chiude l'ultimo maniscalco. Si chiama Enrico Agostoni, ha 69 anni e nel solco della tradizione di famiglia da 150 anni anche lui ferra cavalli. Ma di cavalli da ferrare ce ne sono sempre meno. E' giunta l'ora di chiudere per il vecchio maniscalco. Resta l'insegna del cavallino a ricordare quanta storia si è vissuta in quel cortile.


A Pagnano chiedono una farmacia. Lo stabile identificato dal sindaco Ghezzi è quello occupato dalla pizzeria Da Luigi lungo la statale all'incrocio con via Cappelletta. Non sarà così ma alla fine anche Pagnano. Avrà la sua farmacia.



4/continua

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