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Scritto Venerdì 10 aprile 2020 alle 10:44

Gnecchi: resto a disposizione perché credo nella società che va curata come il giardino di casa, se crescono erbacce tutto soffoca

Tomaso Gnecchi Ruscone
E' uno dei medici che ha risposto all'appello di restare in servizio anche dopo il pensionamento. A reggere un urto che ancora non si è fermato anche se il quadro generale dentro l'ospedale dicono sia migliorato. Tomaso Gnecchi Ruscone, cardiologo molto noto lascerà il Mandic per raggiunti limiti di età il prossimo 20 aprile. Ma ha accolto l'invito di restare in prima linea ancora per sei mesi, o comunque fino al termine dell'emergenza coronavirus, ammesso che si possa un giorno tracciare la linea finale. Di lui ha parlato Giuseppe Caprotti che ha messo a disposizione somme elevate per acquistare strumenti tecnologico per Manzoni e Mandic. E l'attenzione sul lecchese è stata in parte determinata proprio dall'amicizia del dottor Caprotti col dottor Gnecchi. Partiamo da qui.

 

 

"Mi faccia prima dire che la notizia apparsa su qualche giornale, non il suo, circa l'assenza di ventilatori nel reparto inrca: una fake new in piena regola. Detto questo rispondo: ho conosciuto Giuseppe Caprotti in quanto caro amico di mio fratello Andrea, mancato per un tumore rarissimo nel 2008 e splendidamente assistito dall'Hospice il Nespolo di Airuno allora diretto da una persona a me cara e che stimo moltissimo il dr Mauro Marinari. Ho risentito in questi giorni Giuseppe grazie a mio cugino Jan Miguel Battistoni che si era accorto di un iniziativa spontanea di mia figlia Olimpia per aiutare l'ospedale dove lavoro.
Giuseppe ha voluto dare anche lui una mano molto importante e sono state chieste alla direzione dell'ospedale delle priorità.
L'elenco delle acquisizioni fatte grazie alla sua donazione le chieda alla direzione dell'ospedale".


Cosa l'ha spinta a restare in prima linea sfidando ancora il rischio contagio?

"All'inizio dell'epidemia ora pandemia da corona virus 19 anche se in teoria prossimo alla pensione mi sono trovato come molti ad essere d'aiuto nella realtà del Pronto Soccorso, vero biglietto da visita di un Ospedale. Lo faccio volentieri e rispondo prendendo indegnamente a prestito la meravigliosa frase di un eroe quale Giorgio Perlasca quando gli chiesero perché avesse salvato migliaia di ebrei lui che era fascista ed ateo (io non sono né l'uno e né l'altro). " Lei cosa avrebbe fatto al mio posto?" questa frase ispira il mio comportamento da moltissimi anni. Non sono affatto un eroe ma una persona che crede nella società e la società è come un giardino di casa : lo devi tenere bene perchè se lasci crescere le erbacce dell'egoismo, della cattiveria e della nevrosi la società e di conseguenza il mondo diventano molto brutti fino a soffocarti".

 

L'ospedale di Merate si è rivelato un'altra volta strategico nel quadrante dei presidi sanitari interprovinciali. E' d'accordo?

"Beh penso proprio di sì vista la grande quantità di malati che sono arrivati dalla bergamasca e alla quale si è offerto aiuto all'inizio in mezzo a difficoltà non indifferenti. Per quanto mi riguarda mi sono rimesso a disposizione per i malati e i colleghi. Personalmente non credo all'apparire, ma solo all'essere".

 

 

Luisa Biella
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