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Scritto Venerdì 10 aprile 2020 alle 09:21

S. Maria: la via Crucis del pittore Sancina dipinta su 15 formelle in legno e l'ultima cena illustrata con personaggi del posto

Avrebbe dovuto essere benedetta oggi, nella ricorrenza del Venerdì Santo, che precede la Pasqua. Ma la nuova Via Crucis realizzata da Giuseppe Brambilla, pittore noto come “Il Sancina”, padre del primo cittadino di Santa Maria Hoè, Efrem Brambilla, dovrà attendere tempi migliori per mostrarsi a fedeli e non, in tutta la sua magnificenza.  Anche lei ha dovuto fare i conti con il Coronavirus.
Hanno una storia tutta particolare le quattordici formelle che formano le altrettanti stazioni della Via Crucis, diventate poi quindici…


“Tutto è iniziato – ci ha raccontato Il Sancina – quando un amico di Barzago che faceva il falegname, decise di realizzare una Via Crucis da donare a una chiesetta dal paese. Mi domandò di abbozzare le raffigurazioni sulle formelle, dopodiché lui avrebbe intagliato il legno sagomando le figure. Una volta consegnate le formelle in ciliegio, mi sono messo al lavoro, anche perché l’operazione richiedeva parecchio tempo”.
Armato di pastelli a olio l’artista comincia a dipingere le varie stazioni con illustrazioni che raccontano le tappe  descritte dal Vangelo, da Gesù nell’orto degli ulivi all’ultima stazione, che prevede la deposizione di Gesù nel sacro sepolcro,  grazie ad un’ispirazione estremamente fertile. E così nel giro di poco tempo le quattordici “bozze” sono pronte.
“In realtà avevo a disposizione quindici formelle – ha proseguito Il Sarcina, che gestisce l’osteria “La stala del re” a Campsirago, dove custodisce anche l’intera Via Crucis – in quanto una era di scorta, nel caso qualcosa fosse andato storto. Invece è andato tutto bene, così ho deciso di dedicare la quindicesima formella alla Risurrezione di Gesù”.


Una scelta quest’ultima che ha già precedenti, talvolta infatti la Via Crucis viene terminata con una quindicesima stazione, la risurrezione di Gesù. Chi la aggiunge, lo fa con l'idea che la preghiera cristiana nella contemplazione della passione non possa fermarsi alla morte, ma debba guardare al di là, alla risurrezione.
A questo punto dell’opera l’artista chiama l’amico Silvano Maggioni, che gli aveva commissionato l’opera. E accade l’imprevedibile. Quando l’ex falegname ora in pensione vede i disegni realizzati dal Sancina, si rende conto che si tratta di vere opere d’arte e che difficilmente con l’intaglio avrebbe potuto renderle ancora più belle.



“Non me la sono sentita di toccare quelle che erano già delle opere d’arte – ci ha confidato Maggioni – e a quel punto ho deciso che sarebbero rimaste cosi. In realtà il mio obiettivo è quello di realizzare una Via Crucis in legno da donare alla chiesetta di Verdegò a Barzago.  Non ho ovviamente rinunciato al mio progetto che realizzerò in futuro ma non certo intagliando le opere dipinte dall’amico Giuseppe”.
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Le formelle devono essere perfezionate con una mano di vernice protettiva, ma di fatto sono ultimate. Ora però è necessario trovare un luogo adatto a ospitare la Via Crucis, che avrebbe dovuto essere esposta in occasione dell’imminente Pasqua.
“Una volta passata l’emergenza - ha aggiunto Sancina – valuteremo dove collocarla. Mi piacerebbe esporla in forma itinerante in vari luoghi sacri, come il Santuario della Madonna delle Neve ad esempio, per poi collocarla in forma permanente nella chiesetta di San Gaetano a Pau. Vedremo…”.
Ma in quella mansarda a Campsirago trasformata in studio di pittura ci sono molti altri quadri, di cui alcuni con raffigurazioni religiose.

In particolare ci sono due tele, dedicate all’Ultima Cena, a confermare l’ispirazione mistica e religiosa del Sancina. Anche questi due dipinti devono essere ultimati, ma si possono già ammirare in tutta la loro bellezza.


“Si tratta di ultime cene molto particolari – ha spiegato il pittore, intenzionato a svelarci un dettaglio a dir poco curioso – i personaggi ritratti sono tutte persone esistenti. Sono amici, parenti ma anche semplici conoscenti. Parlandoci ho percepito che erano adatti a ricoprire quel personaggio all’interno del dipinto e così ognuno ha preso il posto di un discepolo. Abitano qui in zona, a Santa Maria, Colle, Olgiate Molgora o Merate… Ho dovuto farne due perché quando hanno saputo questa cosa, in tanti mi hanno chiesto di essere inseriti nel dipinto. Nonostante abbia raffigurato solo chi consideravo adatto non ci stavano tutti in un quadro, così ne ho fatti due…”.

Ma c’è un terzo dipinto dell’Ultima Cena a cui Sancina tiene in modo particolare. A custodirlo è la sorella Maria, che non se ne vuole separare per nulla al mondo. 
“L’avevo dipinto e poi regalato a mio cognato Nunzio – ha concluso l’artista – Era rimasto estasiato da questo dipinto e ci teneva tantissimo. Ora che lui è morto, per la moglie quel dipinto è una delle cose più care che le sono rimaste”.
Anche questo dipinto ha una caratteristica unica, si tratta del volto di Gesù.
“Da qualsiasi posizione lo si guarda, ponendosi a destra piuttosto che a sinistra, si ha la sensazione che ti stia guardando diritto negli occhi.  E’ un’emozione indescrivibile…”.

A.Bai.
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