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Scritto Giovedì 09 aprile 2020 alle 18:16

E’ stata durissima, a volte ho pensato che non ce l’avrei fatta. La storia di Dolores a casa dopo un mese di lotta contro il virus

"Io ce l'ho fatta, ora posso finalmente dire di avercela fatta. Sono stata fortunata...". Oggi, giovedì 9 aprile, Dolores Ghezzi, 68 anni, dopo quasi un mese di ricovero, lascerà il reparto di Pneumologia dell'ospedale di Merate per far ritorno a casa. Non era poi così scontato che sarebbe uscita dal reparto con le sue gambe. Anzi, è consapevole di essere una sorta di "miracolata". Non sono mancati infatti i momenti in cui ha pensato che fosse ormai prossima la fine.

Il momento delle dimissioni


E' emozionata la signora Dolores, perché oggi rivedrà anche il marito, che non vede dal 16 marzo, da quando un'autoambulanza l'ha lasciata al Pronto soccorso dell'ospedale di Merate. Oggi è felice e più volte, mentre ricorda quei terribili momenti, le lacrime le rigano il viso. Si commuove quando parla dei medici e degli infermieri... La voce le si strozza in gola.
"E' finita bene, ma è stata dura, ancora oggi mi chiedo se è tutto vero... - racconta Dolores, che è arrivata in ospedale nei giorni più caldi dell'emergenza - Sono rimasta in Pronto soccorso tre giorni. Credevo di impazzire, stavo malissimo e inoltre avevo in testa il casco (l'ormai famoso casco Cpap, che consente ai pazienti affetti da Covid-19 di respirare e non soffocare). Non so come ho fatto a resistere... avevo le allucinazioni e in più di un'occasione ho pensato che non ce l'avrei fatta".

Dolores Ghezzi con alle spalle il primario Daniele Colombo

 

Fortunatamente dopo tre giorni si è liberato un posto in Pneumologia e, viste le sue gravi condizioni, Dolores è stata trasferita immediatamente in reparto. Ed è stato a questo punto che la donna è tornata a sperare, anche se è stata durissima. "All'inizio è stata molto dura, purtroppo le mie condizioni erano gravi: restavano stabili, ma non miglioravo. Ho visto gente morire nella mia stessa camera e ho avuto paura, tanta paura. Poi però mi hanno cambiato la cura e le cose hanno iniziato lentamente a migliorare. Io ho combattuto con tutte le mie forze, ma loro, i medici e gli infermieri tutti, mi hanno sostenuta. Sono stati carinissimi. Ci sono stati dei momenti in cui ero disperata, ma loro mi spronavano. Mi dicevano che ce l'avrei fatta, che sarei guarita... Entravano in camera e mi incoraggiavano, mi dicevano di mangiare perché dovevo riprendermi... C'è sempre stata una carezza, una parola di conforto ma soprattutto di incoraggiamento".

Quando parla di coloro che lei definisce i suoi "angeli" Dolores non riesce a trattenere le lacrime... "Dal primario, il dottor Daniele Colombo, alla dottoressa Sveva... Non li conosco tutti per nome, ma sono stati dei veri "angeli" i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari. La loro umanità mi ha aiutato tantissimo. Per questo ho fatto una promessa: quando tutto questo sarà finito voglio tornare qui per vederli in faccia, ora li conosco dagli occhi, dagli guardi.... Voglio vederli finalmente in viso, senza mascherina, per poi abbracciarli tutti...".

Ma un pensiero è anche per Martino e Luisa. I fisioterapisti che si sono presi cura di lei, quando le sue condizioni di salute le hanno permesso di alzarsi. "Mi hanno rimesso in piedi. Giorno dopo giorno a piccoli passi, ho ripreso a camminare. Senza di loro non so come avrei fatto.  Ho avuta fiducia in tutti loro, ho ascoltato i loro suggerimenti e ora posso dire di avercela fatta. Non pensavo che esistesse l'umanità che ho trovato in questo reparto... Ora mi sento debole, ma sono tre giorni che respiro bene, autonomamente e senza ossigeno. Il dottor Colombo mi ha detto che questo pomeriggio potrò andare a casa".  

Ad Ambivere, dove Dolores Ghezzi vive, l'attende il marito Livio Paruta di 71 anni. Anche lui è stato contagiato dal Covid-19, anche se in forma più leggera. "Lui è stato ricoverato il 19 marzo in Medicina, mentre io ero ricoverata in Pneumologia, ma è stato dimesso dopo dieci giorni.  L'ha presa in forma più lieve, ha avuto la tosse molto forte, febbre alta e vomito, ma non ha mai avuto difficoltà respiratorie, è sempre riuscito a respirare da solo... Per fortuna". Oggi tornerà a casa, come sarà ora la sua vita? "Mi chiudo in casa e non intendo uscire per nessun motivo. Ho troppa paura, dopo quello che ho visto e vissuto non voglio correre rischi. E' stata un'esperienza tremenda, micidiale... Ma io a differenza di tanti altri, ho avuto la fortuna di essere riuscita a superarla e non voglio correre rischi. Se sapessero i rischi che corrono non uscirebbe più nessuno di casa".
Angelo Baiguini
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