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Scritto Martedì 07 aprile 2020 alle 08:52

Cernusco: l'alpino Ferruccio festeggia oggi il compleanno e racconta la sua battaglia contro il ''drago''

Vivere, morire e rinascere... Oggi, 7 aprile, per Ferruccio Amonini è il giorno della rinascita, che coincide con il giorno del suo compleanno, 57 anni.  E' ancora ricoverato nel reparto di Pneumologia dell'ospedale di Merate, ma oggi finalmente può dire di aver ucciso il "drago", come lo chiama lui.


Un calvario, il suo, che dura da 24 giorni. E' stato il periodo più difficile e doloroso della sua vita, ma oggi finalmente intravede un raggio di luce in fondo al tunnel. Lo abbiamo intervistato via whatsapp, facendoci raccontare questi interminabili giorni e notti, attaccato all'ossigeno, l'unico modo per sopravvivere. Sono stati tanti i momenti bui, uno su tutti la morte dell'amato papà Fiorenzo, ucciso dal Coronavirus in poche ore, mentre lui lottava per sopravvivere nel suo letto in ospedale. Guardia giurata e Vigile del fuoco volontario del distaccamento di Merate, negli anni è stato spesso protagonista di fatti di cronaca. Ha inseguito e catturato ladri, ha domato incendi. Ferruccio, conosciuto da tutti come "l'Alpino", è un uomo forte, leale, ma soprattutto schietto. Anche nei giorni più difficili e complicati, è sempre riuscito a trasmettere le sue emozioni attraverso la sua pagina Facebook. Una schiettezza, la sua, nel raccontarsi, addirittura disarmante alle volte. 





Quando è iniziato il tuo calvario? Come hai scoperto di essere contagiato dal Covid-19?
Tutto è iniziato il 29 febbraio, il giorno del compleanno di mio figlio Marco. Ho iniziato ad avere 37 di febbre, un po' di tosse che via via con il passare dei giorni diventava più insistente, poi anche la temperatura si era alzata. Il mio medico mi aveva prescritto degli antibiotici ma i giorni passavano e la situazione non migliorava, anzi... A quel punto il medico mi ha inviato in ospedale per una radiografia al torace. Risultato: broncopolmonite in stato avanzato... Ho iniziato a telefonare ai vari numeri che venivano forniti senza ottenere risposta. Stavo sempre peggio, mi sentivo morire... Domenica sera, alle 8 non ce la facevo più e mi sono presentato al Pronto soccorso dell'ospedale di Merate.  Era il 15 marzo, da allora non sono più uscito.


Cosa hai provato quando ti hanno confermato che avevi il Coronavirus?
Ho pensato di impazzire... stavo male, malissimo e pensavo a casa, ai miei figli, ai miei genitori...A mio padre che da tredici anni era su una sedia a rotelle e andava accudito... La paura ha avuto il sopravvento, poi per fortuna ho ritrovato la forza e il controllo: non potevo mollare. Soprattutto per i miei, grazie alla consapevolezza che avevano ancora bisogno di me ho trovato una grande forza. Mi sono affidato ai medici, non potevo fare altro. Era una battaglia che non potevo combattere da solo.


Come sei stato curato?  Come sono trascorsi questi giorni in reparto?
I medici e gli infermieri si sono presi cura di me alla grande, non mi hanno mai abbandonato, neppure quando volevo strapparmi di dosso il Cpap... Mi sembrava di morire con in testa il casco, ma era l'unico invece per sopravvivere. Ci sono stati momenti molto difficili, ma il primario, il dottor Daniele Colombo, è stato veramente straordinario, oltre a curarmi in modo esemplare spesso mi ha confortato e non credo che questo rientri tra i suoi compiti. Ma anche le dottoresse e le infermiere mi hanno seguito in modo fantastico. Come i bambini hanno i loro eroi che spesso sono i vigili del fuoco, io ho come eroine le dottoresse che si sono prese cura di me e di tutti noi, che abbiamo vissuto questa terribile esperienza nel reparto di Pneumologia.



Ferruccio con papà Fiorenzo

Hai mai avuto paura di morire?
Si, più di una volta. Ho avuto tanta paura, credo di aver sfiorato più volte la soglia da cui non si torna più indietro. Poi però è scattato qualcosa, e sono usciti l'alpino e il pompiere che sono dentro di me. Ho sempre combattuto per gli altri, come guardia notturna e come vigile del fuoco. A quel punto ho pensato che questa era una battaglia tra me e quel bastardo di "drago": da allora non ho più mollato. Non è ancora finita, ma credo di poter dire in questo momento di essere finalmente in vantaggio... Ma senza l'aiuto di medici, infermieri e oss, i miei "angeli azzurri" come li chiamo io, non ce l'avrei fatta. Lavorano 13-14 ore al giorno, sacrificano la famiglia e la loro vita... Non riesco neppure a capire come riescano a fare quello che fanno, sia fisicamente che psicologicamente. Sono veramente eccezionali. Che Dio li benedica tutti, resteranno per sempre i miei "angeli azzurri".


Quali sono i pensieri che ti passano per la testa quando sei sotto il Cpap?
Ho pensato di morire diverse volte, poi, dopo una settimana che ero ricoverato e sfinito per questa battaglia, mi hanno comunicato che era morto mio papà, lui era la mia roccia... Al dolore per la situazione che stavo vivendo si è aggiunto quello devastante per la morte di papà... Ho pianto, quanto ho pianto sotto quella grossa maschera che mi spingeva l'ossigeno nei polmoni. La disperazione e il dolore mi portavano a voler mollare tutto. Questo maledetto virus mi ha impedito di vederlo per l'ultima volta... E' proprio in quei momenti che ripercorri la tua vita: vedi i tuoi figli, la mamma, mia sorella, che se la devono cavare senza di me in mezzo a tanto dolore e tanti problemi. Io vivo per la mia famiglia e non volevo aggiunger altro dolore, non potevo lasciarli soli in un momento così difficile.


Come si vive, o forse sarebbe meglio dire come si sopravvive, in un reparto Covid di Terapia intensiva? 
Si sentono le persone lamentarsi, giorno e notte. La situazione è molto pesante ma parliamoci chiaro, qui la gente ha paura di morire. Quando senti che ti manca l'aria e non sai più dove andare a prendere il respiro ti sembra di morire Sono momenti che non auguro a nessuno... Come pensi di aver contratto il virus? Credo di essermi ammalato in ospedale, probabilmente accompagnando mio padre a fare una delle tante visite a cui doveva periodicamente sottoporsi. Durante il mese di febbraio l'ho accompagnato più volte negli ospedali. E probabilmente durante una di queste visite sono stato attaccato dal "drago". Purtroppo siamo stati contagiati entrambi, ma lui non è riuscito a uccidere questo maledetto virus. Comunque i primi sintomi li ho percepiti al rientro da un intervento con i pompieri per l'incendio di un'abitazione... Mi sono subito autosospeso  e mi sono messo a letto. All'inizio sembrava una normale influenza e invece poi è successo il finimondo.



Con la fidanzata Giovanna

Per fortuna però nessun altro componente della famiglia è stato contagiato.
Quando abbiamo avuto la certezza che ero stato contagiato, sia i miei figli che mia madre si sono isolati e sottoposti alla quarantena. Per fortuna è andato tutto bene e nessuno ha avuto sintomi del Covid19. Ora non c'è più pericolo, sia per i contatti che avevano avuto con me che con mio padre.


Chi vorresti vedere per primo quando lascerai l'ospedale?
La mia famiglia, senza dubbio... i miei figli, la mamma Pia e la mia fidanzata Giovanna. Anche lei mi manca tanto, come mi manca Costa Imagna, che è il paese dove vive, ma anche i suoi parenti e la gente di quel paese che mi hanno accolto come uno di loro. Ma vorrei anche almeno sentire, se non vedere, tutti gli amici alpini, i colleghi pompieri e tutti coloro che ogni giorno mi scrivono e mi incoraggiano... Sono centinaia. Si tratta di vero ossigeno per il morale. 


Uscirai cambiato da questa esperienza?
Questo brutto momento ha cambiato molte cose dentro di me, ma sono concetti che sto ancora elaborando. Di certo la vita dopo questa esperienza ha un valore molto grande. Quella che non è cambiata è la mia voglia di aiutare gli altri. L'ho sempre fatto con il cuore, ma d'ora in poi lo farò con motivazioni ancora più forti e profonde... Questa è la quinta volta in vita mia che sono stato a un passo dalla morte, la prima avevo solo 6 anni e stavo morendo all'ospedale di Sondrio. Mi avevano amministrato la Cresima e l'Estrema unzione... Mia mamma con un pezzetto del mio pigiama aveva percorso a piedi 25 chilometri in pieno inverno fino al santuario della Madonna di Tirano per chiedere la Grazia. Tre anni fa ho rischiato di morire per una peritonite, un'altra volta durante un intervento con i vigili del fuoco, un'altra volta ancora quando facevo l'autista ed ero rimasto coinvolto in un terribile incidente e infine, quando facevo ancora la guardia giurata, mi sono trovato davanti un balordo che mi ha puntato la pistola in faccia. In quell'occasione mi sono salvato perché ho estratto la pistola e ho cominciato a sparare in aria... Sorpreso dalla mia reazione il malvivente era così fuggito. Tra pochi giorni spero di poter archiviare anche quest'ultima prova".



Qual è il regalo che desideri per il tuo compleanno?
L'unico desiderio che ho in questo momento è che accada un miracolo e tutto torni come prima che arrivasse questo maledetto virus e tutti ritrovassimo la serenità che abbiamo perso. Ma siccome temo che purtroppo non accadrà, vorrei che si avverassero due promesse: la prima è una pizza con tutti gli "angeli azzurri" che si sono presi cura di me in questo periodo; la seconda di portarli a visitare la caserma dei Vigili del fuoco. Buon compleanno Ferruccio, il più bel regalo che ci hai fatto è quello di essere ancora qui con tutti noi. Tanti auguri Alpino.
Angelo Baiguini
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