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Scritto Lunedì 06 aprile 2020 alle 10:01

Quali sanzioni al tempo del ''Coronavirus''. Il punto degli avvocati Tebaldi e Massironi

L'avvocato Massimo Tebaldi
L'esigenza di contenimento dell'attuale pandemia ha indotto il governo ad adottare una notevole quantità di atti normativi prevedendo una serie di sanzioni anche di natura penale per chi non dovesse rispettare i provvedimenti restrittivi emanati.
Ne è derivata una stratificazione normativa, non sempre di agevole interpretazione. Fino al 25 marzo u.s., le sanzioni per le violazioni delle misure restrittive imposte erano disciplinate dal D.L. 6/2020 del 23 febbraio 2020, convertito dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, richiamando quelle previste dalla fattispecie di reato di cui all'art. 650 c.p., ipotesi contravvenzionale punita con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a 206 euro. Il 26 marzo 2020 è tuttavia entrato in vigore il nuovo decreto legge n. 19/2020, che, oltre a prevedere ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza, ha modificato, inasprendole, le sanzioni per le violazioni delle misure stesse. La nuova disposizione ha inoltre escluso espressamente l'applicabilità dell'art. 650 c.p., abrogando il previgente regime sanzionatorio, depenalizzando le condotta in violazione delle misure di contenimento e prevedendo quindi una nuova base normativa sanzionatoria.

Vediamo quindi quali sono le sanzioni applicate a far data dal 26 marzo:
  • la mancata osservanza delle misure di contenimento del contagio è punita come illecito amministrativo.
La condotta sanzionata è per l'appunto quella di chi violi le limitazioni relative alla circolazione delle persone (ad es. chi si allontana dalla propria residenza, domicilio o dimora se non per spostamenti individuali limitati nel tempo e nello spazio o motivati da esigenze lavorative, da situazioni di necessità o urgenza, da motivi di salute o da altre specifiche ragioni). Il nuovo decreto legge 19/2020 punisce dunque l'inosservanza non più sul piano penale, ma con una sanzione amministrativa di natura pecuniaria da 400,00 a 3.000,00 euro, raddoppiata in caso di recidiva e aumentata fino a un terzo se commessa con un veicolo. Per la violazione delle misure di contenimento relative a attività commerciali, professionali e d'impresa, è prevista inoltre la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell'esercizio o dell'attività da 5 a 30 giorni (30 giorni in caso di reiterazione), salvo un'applicazione cautelare della durata massima di 5 giorni.  Il decreto legge prevede la possibilità di un pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria in misura ridotta: entro 60 giorni dalla contestazione o dalla notificazione è possibile pagare la sanzione pecuniaria nell'ammontare minimo di 400,00 euro, ulteriormente scontato del 30% (280,00 euro) se il pagamento avviene entro 5 giorni. La competenza ad irrogare la sanzione è affidata al Prefetto, trattandosi appunto di un illecito amministrativo.
L'avvocato Chiara Massironi

  • Per chi risulta positivo al virus e viola il divieto di allontanarsi dalla propria abitazione il Decreto Legge prevede la pena (inasprita) del reato contravvenzionale previsto dall'art. 260 Testo unico delle leggi sanitarie TULS, e cioè l'arresto da 3 a 18 mesi e l'ammenda da 500,00 a 5.000,00 euro.
Tale fattispecie coinvolge chi si allontana da casa pur essendo infetto e dunque in grado di contagiare un numero significativo di persone, considerata l'ormai nota elevata diffusità del virus. Trattandosi di un reato di pericolo astratto, non dovrà essere provato che in concreto l'allontanamento abbia causato danno / pericolo, bensì bastando il pericolo di contagiare altri.
  • Diverso è il caso in cui vi sia invece certezza che l'allontanamento in violazione della quarantena abbia determinato il contagio di una o più persone e la possibilità di una ulteriore propagazione della malattia rispetto a un numero indeterminato di persone. In questo caso ricorrerà il reato di epidemia colposa punita dall'art. 452 c.p. con la pena della reclusione da 1 a 5 anni, o la più grave ipotesi di epidemia dolosa prevista all'art. 438 c.p., punita con l'ergastolo (l'esempio potrebbe essere quello dell'organizzazione di una festa da parte di un soggetto contagiato, con invito di numerose persone in un luogo ristretto).
  • Infine, per quanto riguarda i rapporto tra la sanzione amministrativa e altre tipologie di reato non espressamente richiamate, il Decreto Legge n. 19/2020 introduce una clausola di sussidiarietà "salvo che il fatto costituisca reato". Nei casi in cui ricorrano i presupposti sia della sanzione amministrativa sia di una fattispecie penale, trova dunque applicazione soltanto la fattispecie penale e non viene applicata la sanzione amministrativa. Gli effetti di questa clausola di sussidiarietà si verificheranno presumibilmente soprattutto nelle ipotesi, oggi frequenti, in cui un soggetto violi una delle misure di contenimento dichiarando falsamente che lo spostamento è giustificato dalle esigenze consentite. In questi casi dovrà trovare applicazione "soltanto" il più grave reato di falso e non invece la sanzione amministrativa.
Ma cosa succede invece per le trasgressioni commesse fino al 25 marzo u.s. nella vigenza del D.L. n. 6/2020, ora abrogato?
Il Decreto Legge n. 19/2020 prevede espressamente che le nuove sanzioni amministrative si applichino anche alle violazioni commesse prima della sua entrata in vigore, ma in tali casi sono applicate nella misura minima ridotta della metà (cioè 200,00 euro). Pertanto quei fatti non costituiscono più reato e gli atti dell'accertamento penale dovrebbero essere trasmessi dalla Procura della Repubblica al Prefetto affinché possano applicare alle trasgressioni commesse prima del 26 marzo le sanzioni amministrative, ridotte della metà (e salvo il pagamento in misura ridotta).
In conclusione, si può ritenere che la scelta di introdurre un'autonoma misura di natura amministrativa miri evidentemente ad intensificare l'effetto deterrente della sanzione e ad evitare gi esiti incerti del procedimento penale. Da un lato infatti la nuova sanzione amministrativa si caratterizza per una maggiore severità rispetto al disposto del D.L. 6/2020 del 23 febbraio 2020: la misura minima della attuale sanzione amministrativa (400,00 euro) è infatti pari circa al doppio del massimo dell'ammenda prevista per la contravvenzione penale (206,00 euro). Dall'altro, essa presenta il vantaggio di essere irrogata dall'autorità amministrativa prefettizia ad esito di un procedimento più rapido di quello penale, mediamente più lungo e complesso. L'intervento del legislatore ha senza dubbio avuto il pregio di creare una base normativa organica per offrire una risposta sanzionatoria effettiva e tempestiva, volta a dissuadere i consociati dalla violazione delle misure di contenimento.

Avv. Massimo Tebaldi
Avv. Chiara Massironi

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