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Scritto Domenica 05 aprile 2020 alle 16:06

Lucio Motta racconta trent’anni di vita in mezzo alla natura con il volumetto illustrato ''Il belvedere, il bosco e il fiume''

Lucio Motta


In queste giornate così interminabili, dove l'orizzonte lo si può vedere solo da una finestra, e spesso è rappresentato dalla finestra di fronte, possiamo liberare la fantasia e vagheggiare quello che fino al mese scorso ci pareva normale: fare una passeggiata in mezzo ai boschi.


Ci viene in soccorso il dottor Lucio Motta che ha dato alle stampe un bel volumetto illustrato dal titolo "Il Belvedere, il bosco e il fiume". Lucio Motta, oggi pensionato, ha rivestito ruoli di primo piano nel sistema bancario cittadino. Partito come commesso alla Popolare di Lecco è passato poi alla Banca Briantea fino ad assumere la carica di direttore generale, e da lì il balzo al Credito Bergamasco, grande istituto ora nell'orbita del Banco Bpm, sempre col ruolo di direttore generale.

La casa raccontata da Motta, nella quale ha vissuto a lungo rinunciando così a altri traguardi professionali, sorge sull'estrema collina morenica della Brianza orientale che delimita la valle dell'Adda. La vista è spettacolare: da quel Ronchetto verso nord e ovest si completa il magnifico giro d'orizzonte, da Montevecchia alle Alpi del gruppo del Monte Rosa. "Sullo sfondo - scrive Motta - appaiono anche le prealpi lecchesi e valsassinesi a noi tanto care" .

Il dottor Motta era nato in Valsassina e lì aveva vissuto fino a 11 anni. "Scoprimmo questo luogo nel corso dell'inverno del 1972 e 1973. Di ritorno da una breve ricognizione alle anse del fiume Adda, nei pressi delle Fornasette fra Airuno e Brivio, nel vago paesaggio mattutino con lievi nebbioline, ci inoltrammo verso la collina morenica di Calco. Brivio, ma anche Vaccarezza, Arlate erano e sono tutt'oggi borghi e frazioni suggestive, come pure le colline orientali nella Valle dell'Adda". E in cima a quella collinetta Motta e la moglie scoprono la casa rurale, due fabbricati intorno a un cortile in una zona caratterizzata allora da diversi altri edifici rurali e da importanti costruzioni anche fortificate: Torricella, Torre, Villa Moriggia, Vescogna. Da lì, da quella casa sulla collina, si dipana la storia, nell'alternarsi delle stagioni, nel lungo viaggio della vita, tra boschi, fiori, animali, paesaggi, luci, colori, atmosfere, suggestioni, emozioni.

Un viaggio durato trent'anni che l'autore sintetizza così: "Sono qui raccolti alcuni pensieri relativi alla nostra scelta di vivere immersi nella natura, una vicenda durata più di trent'anni. C'è stato già un precedente, nel 2000 con un volumetto intitolato "La casa dei ghiri". Gli anni ancora trascorsi non hanno fatto altro che confermare la validità della nostra scelta, non priva peraltro, di impegni. L'osservazione profonda della natura, degli alberi, dei fiori, degli animali, dell'armonico paesaggio circostante è continuata. Abbiamo pensato di esprimere ancora i nostri sentimenti, allestendo questo ultimo ricordo, ricco anche di immagini che ci fanno rivivere quella esperienza".

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