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Scritto Sabato 04 aprile 2020 alle 10:12

Diritto di visita del genitore al figlio minore ai tempi del Covid-19

Il susseguirsi dei provvedimenti adottati dal Governo, volti a limitare la libertà degli spostamenti delle persone all'interno del territorio nazionale, nell'interesse della salute pubblica, ha creato non pochi problemi interpretativi in merito all'esercizio del diritto di visita del genitore non convivente ai figli.

Il quadro normativo. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19, il DPCM 8 Marzo 2020 aveva disposto, per la Lombardia e altre Province del Nord Italia, di "evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonché all'interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute." (art.1 lettera a)). L'operatività di tale norma è stata poi estesa a livello nazionale il giorno successivo (DPCM 9 Marzo 2020). Con ordinanza del 20 marzo 2020, il Ministero della Salute ha ridotto ulteriormente la possibilità di effettuare spostamenti all'interno del territorio nazionale, facendo espresso divieto "nei giorni festivi e prefestivi, nonché in quegli altri che immediatamente precedono o seguono tali giorni" di raggiungere abitazioni diverse da quella principale, comprese le seconde case utilizzate per le vacanze. Infine, è nuovamente intervenuto il Governo, con il DPCM del 22 Marzo 2020, stabilendo che "è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute)".


Cosa è cambiato in meno di un mese. Alla luce dei primi provvedimenti (e dei chiarimenti del Governo): sì al diritto di visita.
Nell'immediatezza dell'emanazione dei primi DPCM, il Governo aveva fatto chiarezza, nelle FAQ del proprio sito istituzionale, specificando che dovevano ritenersi consentiti gli spostamenti per permettere ai figli dei genitori separati di rimanere con entrambi i genitori, e ciò nel rispetto dei provvedimenti assunti dal Tribunale (condizione valida per separati, divorziati e coppie di fatto). Sul punto è intervenuto anche il Tribunale di Milano che, con provvedimento in data 11.03.2020, ha ritenuto che non vi fosse ragione per modificare le condizioni di affidamento e collocamento dei minori, così come erano già state precedentemente regolamentate.

Cosa è cambiato con il DPCM 22 Marzo 2020.
Con l'emanazione dell'ultimo Decreto la situazione si è complicata, perché uno degli elementi che aveva fondato la decisione del Tribunale di Milano (ovvero la possibilità di rientrare presso la propria residenza o domicilio) è venuto meno. Non solo. Gli unici spostamenti consentiti sono ora quelli giustificati da esigenze lavorative comprovate, di assoluta urgenza o per motivi di salute. Alla luce di queste modifiche, il Tribunale di Bari, per esempio, interpretando in maniera letterale le disposizioni di cui al DPCM 22 Marzo 2020, con ordinanza del 26 marzo 2020, ha disposto la sospensione del diritto di visita da parte del genitore non convivente, stabilendo che detto diritto venga esercitato attraverso lo strumento della videochiamata.


Come ci si deve comportare quindi?
Se entrambi i genitori sono residenti all'interno dello stesso Comune non sembrano porsi problemi, in quanto lo spostamento all'interno dello stesso Comune è, allo stato, consentito. Commette, invece, un illecito il genitore che deve recarsi a prendere il figlio in un Comune diverso da quello in cui risiede? Ogni situazione dovrà necessariamente essere analizzata nel singolo caso concreto. Si pensi, ad esempio, a genitori le cui abitazioni distano meno di 1 km l'una dall'altra, ma si trovano in due Comuni limitrofi e al caso di genitori che abitano nello stesso Comune, ma che per spostarsi per andare a pendere il figlio devono attraversare tutta la città. Quale regola vige? Illustri giuristi hanno rilevato che sarebbe un paradosso giuridico permettere il rispetto della normale frequenza per i genitori che vivono nello stesso Comune ed impedirla in caso contrario. Interpretare in maniera strettamente letterale le disposizioni attualmente in essere potrebbe, pertanto, non costituire la soluzione più corretta. Da un lato, deve essere garantito il diritto del minore alla bigenitorialità, al mantenimento ed allo sviluppo del rapporto con entrambi i genitori, dall'altro il diritto alla salute (del minore, dei suoi genitore e della sua famiglia), tutelato anche a livello costituzionale: due interessi distinti che devono necessariamente essere tra loro bilanciati. In una situazione come quella che stiamo attualmente vivendo a livello mondiale, sarebbe forse più opportuno dare maggiore risalto alla sicurezza del minore e delle persone con le quali lo stesso entra a contatto, che non limitare l'analisi della problematica alla residenza dei suoi genitori all'interno o meno dello stesso Comune. Ci sono, per esempio, genitori particolarmente esposti al rischio di contagio, in ragione della loro attività professionale (medici, infermieri, operatori socio sanitari) oppure perché conviventi con soggetti appartenenti a categorie maggiormente vulnerabili o perché manifestanti sintomi tipici del Covid-19. In questi casi è evidente che il buon senso e la prudenza debbano prevalere e giustificare, pertanto, la sospensione dei rapporti tra un genitore (che potrebbe anche essere quello prevalentemente collocatario) e i figli. L'emergenza sanitaria contingente e i sacrifici che la stessa impone a tutti non deve essere strumentalizzata per dare vita a comportamenti egoistici, volti esclusivamente ad acuire pregressi contrasti: il primario interesse del minore deve, infatti, continuare ad essere tutelato. Al riguardo si segnala che l'Unione Nazionale Camere Minorili, con un comunicato stampa del 30 marzo 2020, ha fatto sapere di aver rivolto un appello al Governo, al fine di ottenere chiarimenti in ordine alla questione della legittimità degli spostamenti per visite ai figli e ricongiungimenti con la propria famiglia, anche da un Comune all'altro, come pure da una Regione all'altra, ferme le cautele protese a ridurre il rischio di diffusione del contagio, e fatti salvi gli obblighi di quarantena. Attendiamo, quindi, i chiarimenti del Governo.


Avv. Roberta Zucchi – Avv. Annalisa Banfi
Studio Legale Zucchi

 

Redazionale a cura dello

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