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Scritto Lunedì 30 marzo 2020 alle 19:27

Accadeva 40 anni fa/3, 1980: La Dc presenta il primo Piano Regolatore. Abitanti da 13 a 15mila. Il 'Catenificio' se ne va

A Merate prende il via il confronto sul primo Piano Regolatore Generale che dovrà sostituire il vigente Piano di Fabbricazione. L'ingegner Emilio Viganoni è il professionista incaricato dall'Amministrazione comunale di predisporre il nuovo strumento urbanistico. Diventerà nel tempo l'urbanista principe di Merate. La legge regionale dell'epoca prevedeva la possibilità di incrementare la popolazione fino a un massimo del 30%. Secondo questi calcoli Merate avrebbe potuto arrivare a superare nei dieci anni di validità del Prg quota 18.413 abitanti. La stessa legge prevedeva una superficie abitabile  minima per persona di 100 metri cubi. Merate era a 150 mc.. Non potendo ovviamente ridurre questo spazio il calcolo della crescita teorica degli abitanti si riduceva a circa 15.100 abitanti entro il 1990. Gli alloggi alla data erano 4.528 dei quali 252 non abitabili. La previsione teorica di crescita era di nuovi 716 alloggi per 265mila metri cubi pari a 370 metri cubi per alloggio. L'edilizia economico-popolare - che di lì a qualche anno esploderà grazie alle cooperative - poteva svilupparsi fino a raggiungere 78.300 metri cubi pari al 38% circa dell'intera disponibilità teorica.

A Cicognola cambia percorso la statale 36

Vediamo in rapida sintesi cosa prevedeva quel piano, che cosa è stato realizzato e che cosa no.
Cicognola: era prevista una strada che dall'ex carrozzeria Castelli, ora chiusa, entrasse nella cosiddetta palude del Calendone per innestarsi poi si via Monte Bianco, correre a sud di Pagnano lungo la valle del Molgora e ricongiungersi poi alla strada che scende dalla locali Ceppo.
Pagnano: previsto un impianto semaforico all'intersezione tra via Cappelletta e la statale 36 come da petizione sottoscritta da numerosi residenti.
Merate: previsto un impianto semaforico tra via Turati e via Bergamo, lungo la provinciale 54 data la forte intensità di traffico e l'assenza di rotatorie.
Merate: prevista la prosecuzione di via don Angelo Perego (a ovest del castello) fino a via Verdi,  l'introduzione del senso unico in via Roma e via Sant'Ambrogio e la chiusura al traffico di via Manzoni.
Sartirana: è il polmone d'ossigeno della città. Una vasta fascia attorno al lago diventa del tutto inedificabile ed è vietata la posa di oleodotti e condutture varie. Una seconda fascia meno restrittiva si estende a sud di via don Consonni fino ai parchi delle grandi ville. Dentro i quali scatta l'inedificabilità, salvo che per interventi di restauro e manutenzioni straordinarie. Si apre, invece, il "cannocchiale" per permettere il transito pedonale dal centro , Atrio Belgiojoso, fino a via Emilio Bianchi.
Novate: l'area della valletta diventa tutta zona agricola precludendo così la possibilità di recuperare il laghetto. Questo era alimentato dalla Roggia Annoni ed era costituito da tanti canali ombreggiati, ricchi di molluschi e pesci. Ma con il dirottamento della roggia il laghetto era diventato una palude. Riattivarlo sarebbe stato un atto di coraggio e rispetto per un ambiente naturale di grande bellezza. Ma così non fu. E un anno dato addirittura il laghetto fu sepolto sotto tonnellate di terra e detriti senza che fosse mai attuata l'ordinanza di ripristino. Una ricchezza naturale andata perduta in modo scellerato. Più o meno come sta accadendo per lo stagno di San Rocco, dimenticato ormai da anni sia dall'Amministrazione Massironi sia da quella Panzeri che di fatto ne è solo la sbiadita prosecuzione.

Un albergo di fronte all'ospedale

Dal centro sono previsti i trasferimenti in area sud della caserma dei vigili del fuoco e della sede locale SIP. Nel campo dell'edilizia scolastica è prevista la costruzione di una scuola materna in via Verdi.
Novate: sotto la collinetta di Turba, nel triangolo di terreno posto tra via Cerri e via De Gasperi il Prg prevede la realizzazione di un albergo e di strutture commerciali per 23mila mq. L'albergo avrebbe dovuto servire per lo più al personale ospedaliero di transito. Sul pianoro della collina invece il piano prevede la realizzazione di alcune villette per 4.500 metri cubo. In fregio all'area si prevede di costruire una strada di collegamento tra via Cerri e via De Gasperi.

Il catenificio Regina

Merate centro: in centro (diviso in quattro zone) vivono 1.550 persone divise in 509 famiglie che occupano 646 alloggi per complessive 2.072 stanze. La metà degli edifici è fatiscente e sarà oggetto di una radicale ristrutturazione con la prospettiva di ricavare un alloggio in regola con le normative ogni due esistenti. Altri 220 alloggi invece saranno soltanto restaurati. La zona centrale del vecchio nucleo (zona A) è identificata da piazza Vittoria al Pozzetto. La zona B comprende tutta l'area del Catenificio Regina per la quale è prevista una modifica radicale d'uso. La zona C riguarda via Trento e via Carlo Baslini lato est. La zona D, infine, comprende via Carlo Baslini lato ovest via Lombardia, via Indipendenza, via Manzoni, piazza Prinetti.
Per quanto riguarda la produzione il Prg nella stesura originale dell'ing.Viganoni azzarda alcune ipotesi a Sartirana, dietro le villette di via Volta, a Pagnano, in località La Sbianca e a Novate, lungo la provinciale. Successivamente Sartirana sarà depennata e lo sviluppo reale si verificherà a Novate dal vecchio nucleo fino alla provinciale ai lati di quella che diventerà con un paradosso, via Campi.

Luigi Zappa, Giuseppe Ghezzi, Ezio Consonni

L'Aula inizia il dibattito sabato 16 febbraio con una prima maratona di 4 ore che vede contrapporsi il socialista Siro Ravasi al presidente della commissione urbanistica il democristiano Cesare Parma e gli ingegneri Viganoni a Arturo Comotti del partito Liberale. Giuseppe Ghezzi, sindaco, conta ben 35 quesiti posti dal dottor Ravasi. Gaetano Riva socialdemocratico obietta che la popolazione non è stata coinvolta ma aggiunge sconsolato alla vista delle sole dieci persone presenti nelle file del pubblico: "Non si può trascinare in Consiglio chi non vuole venire". Graziano Selleri, assessore all'urbanistica ribatte che la popolazione è stata sufficientemente informata. Arturo Comotti fa la sua parte di liberale: "E' tutto pubblico", "Si pone un freno alla fantasia costruttrice dei meratesi", "E' incomprensibile l'avversione che il piano dimostra per il concetto di proprietà, il cui sviluppo risulta compromesso oltre ogni limite".

Cesare Parma, Emilio Viganoni, Arturo Comotti

Sul trasferimento del Catenificio si soffermano Ezio Consonni del Pci e Siro Ravasi. L'azienda ha già opzionato un terreno a Cernusco, poco distante dalla ferrovia. In altra sede si punta a trasferire il reparto dei "trattamenti termici". Viganoni spiega che in caso di trasferimento una superficie di 3.500 mq. sarà acquisita dal Comune mentre l'intera area lungo via Fiori sarà ristrutturata e adibita a residenza.

Il secondo confronto in aula è previsto per sabato 23 febbraio. La Dc partito di maggioranza assoluta punta a mettere al voto l'adozione del nuovo strumento urbanistico. Le opposizioni lamentano di aver ricevuto solo il 6 febbraio le cartografie quindi reclamano più tempo.

 3/ continua

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