Interessante e, per forza, condivisibile l'intervento del dottor Dario Perego, ma, come dice il "cattivo" Lanfranco Consonni , "... guardiamoci indietro, pensiamo a quanto successe 22 anni fa, .... Allora Formigoni stava avviando la Lombardia a scegliere la riforma sanitaria che, oltre al ridimensionamento del nostro ospedale, ha accorpato le USSL e ridotto ai minimi termini il servizio di assistenza domiciliare che ora, se fosse stata efficiente come lo era allora, ci avrebbe dato armi più potenti per combattere il virus ...".
In quella occasione come sono state le scelte, chi ha sostenuto chi?
Ed è evidente, come dice Paola Panzeri, "... l'assordante silenzio dei nostri sindaci, nel far sentire alle Autorità responsabili, la situazione drammatica della nostra sanità territoriale che l'emergenza Coronavirus ha messo in evidenza: il collasso dei nostri ospedali, la strage dei medici di base, insomma una grande fragilità della medicina territoriale ... Forse è ora che i nostri sindaci si facciano sentire!..."
Certo che è ora! Anzi è un po' tardi ...
Ho l'impressone che i nostri sindaci siano sempre in orario in quanto a partecipazione a convegni, riunioni, protocolli, studi di fattibilità, iniziative, proposte, produzione di documenti attuativi ... ma poi?
Una volta firmato i documenti, siglato progetti, cosa succede poi? ... poi si perde il treno e ... si arriva tardi o no si arriva.
Se il documento sui Presidi Socio Sanitari Territoriali avesse avuto uno sviluppo come da programma forse un po' di sollievo in più avrebbero avuto sia pazienti che familiari che MMG.
Se il "progetto Formigoni" avesse trovato più resistenza che favori forse non saremmo messi così a mal partito.
E meno male che al Mandic l'abbiamo scampata come dice Ambrogio Sala "... Pensate cosa sarebbe successo in questi giorni dove si cercano posti letto di terapia intensiva che Merate ha già pronti e funzionanti, se avesse vinto la cordata che voleva trasformare il Mandic in una clinica con annessa Rsa".
Certo la responsabilità non è da accollare in toto ai comuni, ma sono loro i primi rappresentanti dei cittadini e a loro spetta il compito di pungolare, sollecitare e trovare le risorse per attuare i dispositivi progettati o condivisi.
Lo stesso modus operandi dei comuni lo si riscontra in tutte le problematiche di interesse pubblico.
Voglio dire problematiche riguardanti beni pubblici come acqua, gas, rifiuti e sanità.
È difficile, soprattutto in determinati periodi soddisfare tutte le richieste e bisogni, ma alcuni punti devono essere e rimanere INDEROGABILI SEMPRE, in qualunque condizione e con qualsiasi formazione politica in carica.