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Scritto Venerdì 27 marzo 2020 alle 14:05

Robbiate: l’odissea di Gianluca, in fuga dal coronavirus per tornare nella sua Australia

Era tornato a fine febbraio dopo quasi tre anni vissuti lontano dall’Italia, nella ''sua'' Australia, per trascorrere alcune settimane con famigliari e amici in Brianza. Quella che ha dovuto affrontare Gianluca Maselli, 29enne di origini robbiatesi, per tornare nella casa di Gold Coast senza rimanere intrappolato in qualche aeroporto, alla Tom Hanks nel film ''The Terminal'', complice la sospensione dei collegamenti aerei dovuto all’emergenza sanitaria del coronavirus, è stata una vera e propria odissea. Basti pensare che soltanto dodici ore dopo il suo rientro, lo scorso 14 marzo, il governo australiano ha definitivamente chiuso le frontiere. ''Ero in Italia da qualche giorno quando la situazione ha iniziato a prendere una brutta piega'' ha raccontato. ''Non ero ancora riuscito a vedere i miei famigliari che sono dovuto letteralmente scappare dalla Lombardia, che di lì a pochi giorni sarebbe diventata zona rossa. Non sarei più riuscito a tornare in Australia altrimenti, dove ho un’attività e la mia fidanzata. Così con un amico, anche se a malincuore, ho preso il primo volo e sono andato in Portogallo."



Gianluca Maselli, robbiatese in Australia da diversi anni

"All’aeroporto di Lisbona nessun controllo, poi ci hanno trattati come degli appestati. Ci ha ospitato un’amica che è dovuta rimanere a casa due settimane e appena al lavoro ha raccontato di noi. Le autorità locali hanno voluto i nostri dati per tenerci sott’occhio. Nessuno, nel frattempo, nonostante fossimo asintomatici e completamente sani, ci voleva affittare una stanza. Ho cercato dappertutto e alla fine sono riuscito a noleggiare un camper''.  Per una decina di giorni, Gianluca ha vissuto da turista sulle coste meridionali del Portogallo, dove a poco a poco montava la paura del coronavirus nonostante i pochi casi riscontrati. ''Sono stati giorni in cui non mi sono affatto sentito a mio agio'' ha proseguito il 29enne. ''Cercavo di parlare solo inglese e non dire che ero italiano. Non potevo fare un granché, poi anche in Portogallo sono state attivate misure più restrittive. Intanto mi tenevo in continuo contatto con la mia ragazza per capire se potevo rientrare in Australia. Non era chiaro il quando, ma era ormai chiaro che avrebbero chiuso le frontiere. Fortuna vuole che il 18 marzo sono riuscito a prendere uno degli ultimi aerei che mi avrebbero portato a casa. Sono atterrato a Birsbane il 20 mattina. In quasi due giorni di viaggio gli aerei hanno accumulato parecchie ore di ritardo e ho dovuto sottopormi a controlli molto accurati. Nello scalo di Instanbul sono arrivato a due ore dalla partenza dell’aereo per Kuala Lumpur, con davanti due ore e mezza di transfer per raggiungere l’aeroporto dal quale sarebbe partito. Ho fatto una corsa inimmaginabile. Come sono arrivato davanti al cartellone dei voli per capire quale fosse il mio gate, per il mio volo era già apparsa la scritta 'last call'. Sono salito sull’aereo e dopo dieci minuti è partito. In Australia sono atterrato alle 9 del 20, dodici ore dopo il governo ha chiuso le frontiere''.



In aeroporto per il robbiatese è scattato un "interrogatorio" durato almeno 20 minuti, ha raccontato. ''Mi hanno fatto tantissime domande, ma alla fine mi hanno lasciato andare perché ho fatto il possibile, nel viaggio, per evitare di contrarre il virus. Dovrò tuttavia restare in quarantena ancora una decina di giorni. Qui in Australia non sono scattate restrizioni per il momento, le scuole sono aperte e le persone vivono apparentemente in modo normale. Qualche caso c’è stato e pian piano cresce la paura. Penso a cosa potrebbe succedere se anche qui venisse bloccato tutto come in Italia. Qui il lavoro funziona in un altro modo e non credo proprio che il governo stanzierà dei fondi per chi come me è in proprio. Nella città in cui vivo, Gold Coast, hanno annullato una importante gara mondiale di surf. Buona parte dell’economia si basa sul turismo e l’edilizia, settori che con l’emergenza coronavirus si bloccano per forza di cose. Abito in una casa in cui affitto camere a turisti, ma se non viene nessuno e non posso lavorare, non credo che riuscirò più a permettermela''.
E.C.
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