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Scritto Venerdì 27 marzo 2020 alle 08:48

Diventare mamma al Mandic: quel ''grazie'' inaspettato e la dedizione che nessun ''coronavirus'' potrà mai scalfire

“Grazie per avermi reso parte di una cosa così bella, in mezzo a tanta sofferenza”. Questa frase, pronunciata da una giovane anestesista, è la cosa che più mi rimarrà impressa del parto cesareo che mi ha permesso di dare alla luce la mia prima figlia, una decina di giorni fa, all’ospedale Mandic di Merate.
Resterà indelebile, emozionante come il primo sguardo dato a quell’esserino tanto piccolo e prezioso, perché inaspettata in un momento in cui sono io, tutti noi, che dobbiamo ringraziare i tanti operatori sanitari – anestesisti in primis –  in prima linea in questa guerra.



Durante i 6 giorni che ho trascorso nel reparto di ostetricia e ginecologia, oasi di “quasi normalità” in un ospedale trasformato per i pazienti contagiati, è avvenuto una specie di miracolo: nonostante tutte le misure di sicurezza messe in atto - nessun partente in visita (compreso il papà ad eccezione del parto), l’uso costante della mascherina, i contatti con le altre mamme ridotti al minimo e a distanza di sicurezza – mi sono sentita accolta e sostenuta in tutto.



Nonostante non fossi aggiornata sul rapido peggioramento della situazione fuori da quelle mura (non vedevo la Tv e non essendoci campo faticavo a leggere le notizie online) ho presto compreso dalle opinioni scambiate con le altre pazienti e il personale e dalla preoccupazione espressa dai parenti al telefono che lo scenario nazionale e non solo si era aggravato come nessuno di noi avrebbe potuto immaginare solo due settimane prima.
“In molti casi non riusciamo a far fronte alla malattia, tra i colleghi si sono verificati diversi contagi” ha spiegato Sara (questo il nome della giovane anestesista) rispondendo al personale che le chiedeva aggiornamenti, mentre con grande professionalità e dolcezza mi accompagnava passo passo nelle varie fasi del mio cesareo, non programmato e approntato con grande rapidità (e anche questo non credo sia cosa da poco).



Nei suoi occhi, visibili al di sopra dell’inseparabile mascherina, un velo di tristezza e preoccupazione che lì rimane confinato, al pari di tutti gli operatori (ostetriche, infermiere, ginecologhe, oss e tutti gli altri) che ogni giorno raggiungono il Mandic per fare la loro parte, nonostante tutto e con il rischio di portare il nemico a casa con sé, dai propri cari.
Attraverso quegli occhi, le parole, le azioni e i piccoli gesti, sono stati per me indispensabili in un momento unico e non sempre facile, dando prova di una professionalità e un’empatia che costituiscono qualcosa di raro, da difendere e preservare nel nostro “piccolo” ospedale di provincia.



Concludo ringraziando tutti loro e abbracciando (virtualmente) tutte le neomamme e future tali, alle prese con ben altre preoccupazioni che affrontare il travaglio con una mascherina sulla faccia e poter “presentare” i nuovi arrivati ad amici e parenti attraverso un cellulare.
Credo che alla fine di tutto questo tutti noi riscopriremo la gioia di stare vicino a chi amiamo, imparando a spegnere gli schermi (oggi tanto utili) e a stare insieme, per davvero. 
Una mamma
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