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Scritto Martedì 24 marzo 2020 alle 18:34

8. IL NESPOLO MUSONE

Dieci novelle in dieci dì al pc dette

8. Il nespolo musone



Sono nata il ventuno a primavera

ma non sapevo che nascere folle,

aprire le zolle

potesse scatenar tempesta.

(Alda Merini)




"E se poi viene una gelata improvvisa?"

"E se poi viene il vento?"

"E se poi non piove?"

"E se poi questo sole caldo è solo un inganno, e non è ancora il nostro tempo?"

Ogni giorno aveva una scusa diversa, mentre guardava il ciliegio e il pero accanto a lui, e la mimosa frettolosa, che quell'anno era fiorita anzitempo, e anzitempo appassita, e la magnolia tronfia, che sbocciava turgida, e nell'aria il profumo quasi pesante dei fiori del prunalbo: "Giovani, scriteriati, istintivi, testecalde".

Quel marzo ne aveva per tutti, mentre se ne stava nel suo angolo, in fondo al giardino. Se è vero che, per il gioco di ombre e sole, quella era la zona della casa che veniva illuminata più tardi il mattino e da cui il sole si ritirava prima la sera, quasi un ultimo lembo di inverno, dove la neve - quando ancora nevicava - si tratteneva a lungo, è vero che lui ci metteva del suo.

"Ma cosa ti sei messo in testa? Non puoi non sbocciare", gli dicevano i suoi amici.

"Io faccio quello che voglio", rispondeva lui. E non sapeva che nessuno di noi lo può fare, anche se lo dice. Perché siamo tutti creature viventi in transito sulla terra, e obbediamo a leggi ben più grandi di noi.

"Ma ti sei ammattito?", gli dicevano i bulbi di narciso che ai suoi piedi avevano ormai fiori pesanti in cima, a crollare gli steli eleganti e delicati.

 

https://youtu.be/WBRWRyf82b8

 

Perché da un po' di anni il nespolo non fioriva più per sé stesso, né per obbedire al sole e all'acqua e alla primavera. Fioriva perché piaceva a lei, che andava a sedersi sotto di lui, a ricamare a punto croce "perché qui il sole non è forte e non mi dà fastidio agli occhi". E invece in queste settimane non usciva di casa nemmeno per andare in giardino. C'era quella macchina con le trombe sul tetto che passava al mattino e anche al pomeriggio e persino la sera, e nelle strade deserte lanciava il suo avvertimento spettrale, come una specie di litania, di rosario laico: "In-osservanza-del-decreto-sulla-prevenzione-del-contagio-da-Coronavirus-è-fatto-divieto-alla-popolazione-di-uscire-di-casa-se-non-per-comprovate-esigenze-ecceteraeccetera" e la Nonna obbediva, e nemmeno in giardino andava.

"Io non fiorisco finché non arriva di nuovo lei", diceva il nespolo a cui tutti davano del musone. Perché poi lei le coglieva le nespole, e negli ultimi anni aveva smesso di mangiarle, anche se le piacevano un sacco, perché le teneva da conto per fare la marmellata per quel suo nipote ormai grande che pure le voleva un bene dell'anima.

E lui lo vedeva che veniva a trovarla ogni giorno, e le portava il pane fresco e il latte, e le borse della spesa. Ma aveva sempre fretta e non faceva il giro in giardino a salutare le piante che erano cresciute insieme con lui.

Il Nespolo Musone decise che avrebbe aspettato, che le leggi del cuore potevano sconfiggere le leggi della Natura, e quell'anno sarebbe fiorito quando fossero rifioriti gli Uomini. E se anche i frutti sarebbero arrivati un po' più tardi, almeno avrebbero portato frutto insieme.

E tu che mi leggi e magari sorridi, vinci la paura di fare respiri a pieni polmoni, perché con la mascherina a dire il vero è persino difficile, e anche quando non la indossiamo c'è quella specie di tarlo dentro che ci rende diffidenti persino dell'aria. E ci salutiamo col gomito, ci parliamo a distanza, e ci baciamo con gli occhi, e respiriamo a metà.

Sarà per questo vivere col freno a mano tirato che mi sembra che questa primavera abbia il sole più bello da tanti anni a questa parte, e il cielo più azzurro, e il profumo dei fiori.

Esci - da solo! - e allarga le braccia, gli occhi e il naso (si può allargarlo?), e respira come se fosse il primo fiato che prendi dopo una nuotata: c'è nell'aria un profumo come non mai. Un profumo folle, rabbioso, di vita che apre le zolle e scatena tempesta.

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