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Scritto Martedì 24 marzo 2020 alle 16:39

Coronavirus: l’UK segue l’esempio italiano. Parla il padernese Kristofer, da Cambridge

Da lunedì 23 marzo anche il Regno Unito ha esteso le misure restrittive per contrastare il contagio da coronavirus, sulla scia del ''modello Italia''. Ma la risposta inglese all'emergenza sanitaria partita dalla Cina non è stata da subito così drastica e le dichiarazioni di qualche giorno fa del premier d'oltremanica, Boris Johnson, il quale pareva convinto che ogni tentativo di arginare l'epidemia sarebbe stato vano, avevano destato non poche perplessità. Preoccupazioni che in molti anche qui in Italia devono aver provato per l'incolumità dei loro amici o parenti che vivono nel regno di Elisabetta. Ora che anche l'inquilino del numero 10 di Downing Street ha deciso di cambiare passo, il timore può finalmente attenuarsi, anche se com'è ormai chiaro il virus non fa sconti a nessuno e l'unico metodo efficace per affrontarlo sembra proprio essere quello dell'isolamento sociale. Lo stesso con il quale, come accade in Italia, sta convivendo in questi giorni Kristofer Portman, 29enne di origini finlandesi cresciuto a Paderno d'Adda. Ora vive a Cambridge, dov'è sommelier di un prestigioso ristorante e a lui abbiamo posto alcune domande per comprendere quale sia la situazione inglese.   

  Qual è l'umore che si respira dalle tue parti? C'è preoccupazione?
All'inizio della crisi, quando l'Italia ha incominciato a chiudere tutto, molti degli inglesi minimizzavano il problema, anche il Primo Ministro stesso non aveva intenzione di chiudere le attività e confinare i paesi e molte delle persone con cui ne parlavo ignoravano il pericolo, come se fosse non più di una normale influenza. A oggi c'e' molta più preoccupazione, hanno chiuso bar e ristoranti, le strade sono semi deserte con ancora qualche turista, nella città in cui vivo, Cambridge, sono 17 i casi attivi (anche se il governo Inglese sta testando solo circa 10.000 persone al giorno, contro i 40.000 test giornalieri italiani). Si tratta di un numero molto basso ma non va di sicuro minimizzato.  


Quali sono le misure al momento messe in atto dal governo britannico?
Sono state fino a poche ore fa misure light, chiusura di qualsiasi attività di "intrattenimento" come cinema, palestre, pub, ristoranti;  si sconsiglia agli over 70 di uscire, chi può lavorare da casa e' invitato a farlo e sono state chiuse tutte le scuole. Ieri il premier ha finalmente optato per il ''lockdown''.  


E' vero che inizialmente la linea adottata da Johnson è stata quella di non agire per sviluppare la cosiddetta ''immunità di gregge'' nonostante il 60/70% della popolazione fosse a rischio contagio ?
Si, quando ho sentito la diretta di Boris Johnson mi sono molto preoccupato, due delle possibili risposte a questa pandemia sono il modello cinese, di chiusura parziale o totale di alcune zone per controllare il virus e non sovraccaricare il sistema sanitario, o appunto seguire la teoria dell'immunità di gregge, nessuna chiusura di attività, aziende o scuole e lasciare che il virus faccia il suo corso. Fortunatamente la linea inglese e' cambiata il 18 marzo, seguendo il modello cinese e in parte a quello italiano anche se non cosi duro.

Come commentano da te la situazione italiana?
Molti degli Italiani che vivono a Cambridge sono preoccupati per i propri cari, buona parte condividono le misure del governo di chiudere la maggior parte del Paese, e solo pochi sono più angosciati della libertà del singolo individuo rispetto alla salute della comunità.  


Avevi in programma di venire in Italia in questo periodo?
Sì sarei arrivato in Italia a fine marzo per vedere amici e famigliari  


Sei fiducioso nelle misure prese dal governo inglese ad oggi?
Molto, credo che si stia muovendo per mettere al primo posto la salute della sua nazione, e spero che questa lotta alla pandemia possa insegnare a tutta la classe politica, e a noi stessi, che un problema in Cina, o in qualsiasi parte del mondo, non resta un problema ristretto ma di tutti noi, che se una foresta brucia in Australia o in Amazzonia è il nostro pianeta che brucia, che se 80.000 cinesi si ammalano e' tutto il mondo ad ammalarsi, se 900 milioni di persone vivono in povertà siamo anche noi a non trovar cibo, e se 10.000 persone affogano nel Mediterraneo è tutto il mondo a lottare per trovare respiro.
E.C.
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