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Scritto Martedì 24 marzo 2020 alle 16:34

Ho riletto con angoscia la peste del Manzoni

Antonio Conrater
Ho riletto in questi giorni, in cui sono costretto “ai domiciliari”, i due o tre capitoli che il Manzoni  – nei Promessi Sposi – dedica alla Peste del 1630.
Di fronte a casa mia sento passare ogni giorno le ambulanze dirette all’Ospedale di Merate e le loro sirene mi hanno richiamato alla mente l’angoscia di quelle pagine.
Mai avrei pensato che l’avvicinarsi di una sirena di ambulanza potesse assomigliare al suono dei campanelli dei monatti di manzoniana memoria.
Perfino i Decreti governativi e regionali che si moltiplicano , giorno dopo giorno, ci riportano indietro alla confusione delle grida manzoniane.
Limitano sempre più le nostre  libertà e  puniscono le inadempienze  con severità sproporzionata rispetto alla gravità delle nostre azioni.

Tornano di attualità alla mente perfino gli “untori” quei personaggi malvagi che  per una oscura macchinazione spargevano di veleni le vie della città.
Così oggi affiora qua e là  il timore che l’apparizione del  nuovo virus non sia del tutto casuale ma che a furia di studiare  armi biologiche qualcuno alla fine abbia voluto anche provarle.


Se c’è una cosa che accomuna l’epidemia del ‘600 con quella attuale  è sicuramente il rapido diffondersi del contagio.
E sono due gli episodi che – a dire del Manzoni – aggravarono notevolmente la situazione di allora.
Il primo fu l’imponente Processione per le Vie della Città che il Cardinal Federico Borromeo organizzò su insistente richiesta del Consiglio dei Decurioni (NB: al Consiglio dei Decurioni - composto da 60 membri in rappresentanza delle famiglie nobili di Milano – era affidato il governo della città).
Era tale la devozione dei milanesi nei confronti di San Carlo Borromeo che tutti erano convinti che portare il corpo del santo in tutte le vie della città e lasciarlo poi esposto in Duomo per una settimana avrebbe potuto arrestare finalmente la maledetta epidemia.
Purtroppo non fu così e come sottolinea il Manzoni dopo quella Processione il contagio ebbe una eccezionale impennata.
Il secondo furono i festeggiamenti che a Milano come in tutto l’Immenso Regno di Spagna ( della Spagna facevano allora parte l’America Latina il Portogallo , il Belgio e il Ducato di Milano) si tennero per la nascita dell’erede al trono.
Anche in quel caso i Festeggiamenti   diventarono  grandi occasioni di sempre maggior contagio.
La popolazione milanese fece “un percorso così lungo e così storto” – come dice il Manzoni - per arrivare a riconoscere una verità sgradita come fu la peste in quegli anni.
“In principio dunque, non peste,assolutamente no, per nessun conto: proibito anche di proferire il vocabolo. Poi febbri pestilenziali: l’idea si ammette per isbieco in un aggettivo. Poi, non vera peste; vale a dire peste si ma in un certo senso; non peste proprio, ma una cosa alla quale non si sa trovare un altro nome. Finalmente, peste senza dubbio, e senza contrasto.”  
Anche noi oggi abbiamo fatto così : prima è solo una influenza, no non è solo un’influenza, e poi, ma  le mascherine servono solo agli infettati , no le mascherine servono a tutti , soprattutto ai medici e agli infermieri e infine i tamponi, tamponi per pochi o tamponi per tutti.
Manzoni un metodo l’aveva proposto : “Prima di parlare si deve osservare, ascoltare, paragonare e pensare.”
Ma poi conclude : “Ma parlare è talmente più facile di tutte quell’altre insieme,,,,”
E così ogni giorno noi che stiamo a casa sentiamo “parlare, parlare, parlare….” dalla mattina alla sera.
Antonio Conrater
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