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Scritto Venerdì 14 febbraio 2020 alle 13:25

Imbersago: ''Coronavirus, l’inutile panico'' secondo l’epidemiologo Paolo Gulisano

Sono ormai settimane che la psicosi dovuta al nuovo Coronavirus cinese imperversa, alimentata dalle notizie che arrivano da tutto il mondo. Al momento si contano oltre 60.000 casi di contagio e quasi 1400 vittime (la quasi totalità in Cina) e tutti i paesi stanno adottando misure sanitarie e di quarantena per arginare la diffusione del virus. Ma la situazione è davvero così allarmante come potrebbe sembrare?


A rispondere a questa domanda e a dare altre informazioni utili ci ha pensato il dottor Paolo Gulisano, epidemiologo e saggista, ospitato nella serata di giovedì 13 febbraio presso la Biblioteca di Imbersago. L'incontro, aperto al pubblico, è stato organizzato dall'associazione "Guarda, c'è un libro nell'albero" in collaborazione col Comune. L'intervento del dottor Gulisano è stato rivolto a far riflettere il pubblico sulla natura del panico e degli allarmismi di questi giorni, e insieme a rassicurare sulle reali dimensioni dell'epidemia di Coronavirus. Innanzitutto, tramite l'uso dei termini: si tratta appunto di un'epidemia (peraltro circoscritta a una zona dell'Asia) e non di una pandemia, e questo perché i casi di infetti al di fuori della Cina sono relativamente molto pochi. Per di più, il tasso di mortalità è sceso dal 3% dei primi giorni al 2%, il che significa che "su 100 persone che si ammalano, 98 guariscono e 2 muoiono".

E anche i numeri del contagio, che presi senza contesto possono indurre panico, devono essere considerati alla luce dei dati di altre malattie: "In Italia ci sono ogni anno, per la normale influenza, circa 5000 morti su un totale di 4 milioni di infettati", ha detto Gulisano, "L'Italia ha un trentesimo degli abitanti della Cina, il che vuol dire che per causare un numero di morti come quelli che da l'influenza, il Coronavirus dovrebbe fare circa 150.000 vittime, allora si potrà dire che la sua mortalità è paragonabile a quella dell'influenza da noi". La realtà è che, quando si parla di malattie trasmissibili, c'è sempre uno scarto tra il pericolo percepito e quello reale. Basti pensare che "nel nostro paese circa l'1% delle morti ogni anno sono dovute a malattie infettive". Ci sono cause di morte ben più gravi dei virus, ha spiegato il Dottor Gulisano, come gli incidenti stradali o patologie come il cancro o il diabete, eppure non fanno notizia quanto il diffondersi di un'epidemia.

Ma allora perché abbiamo così paura dei virus? Secondo Gulisano, "noi temiamo così tanto le malattie trasmissibili per una serie di motivi psicologici", motivi legati a una sorta di "complesso di invulnerabilità" verso le principali cause di morte (tendiamo a pensare che se ci comportiamo nel modo giusto non ci capiterà mai un incidente o non ci verrà il diabete), mentre ci sentiamo impotenti di fronte a un contagio di cui in fondo non ci riteniamo responsabili. La storia recente ci dà esempi di contagi ben più devastanti di quello che sembra prospettare il Coronavirus, come l'Influenza Spagnola del 1918 e la SARS del 2001, ma anche "pandemie fantasma" che non si sono mai verificate nonostante il panico generato da pochi casi registrati. Tra quest'ultime, Gulisano ha ricordato l'influenza Suina del 1976 e l'Aviaria del 2004, quando l'allarmismo e la disinformazione dei media portarono a un notevole ingigantimento della situazione, senza che poi si verificasse nulla di quanto paventato: "Se andate a vedere i giornali di quei giorni sembra di leggere quelli di oggi".

E oggi internet rischia di amplificare ancora di più l'ansia da contagio che si genera normalmente in questi casi. Tutto considerato, quindi, il dottor Gulisano, pur invitando a "mantenere la guardia alta, proprio perché le malattie infettive ci sono", ha voluto rassicurare l'uditorio sul fatto che l'attuale epidemia di Coronavirus non presenta i caratteri di quelle che sono state le vere e proprie pandemie. Ma il suo intervento è anche servito a ricordare che il panico e l'ansia sono spesso immotivati e non portano mai effetti positivi: "Le pandemie sono una cosa seria, ma bisogna stare attenti ai falsi allarmismi causati spesso dai media".
C.F.
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