Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 348.292.376
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
polveri sottili
Valore limite: 50 µg/mc
indice del 09/08/2020

Merate: 24 µg/mc
Lecco: v. Amendola: 18 µg/mc
Lecco: v. Sora: 20 µg/mc
Valmadrera: 19 µg/mc
Scritto Mercoledì 12 febbraio 2020 alle 12:01

Trezzo: catturati nell'Adda 300 esemplari di pesce siluro

La presenza di pesci alieni nel fiume Adda è un problema serio. Soprattutto se gli ospiti indesiderati sono voraci predatori che minacciano la sopravvivenza delle specie autoctone. Ne sanno qualcosa i pescatori che devono fare i conti con il drastico calo di prede. A riprova della gravità della situazione ci sono i quasi trecento esemplari di pesce siluro, catturati nel tratto di fiume Adda compreso tra i comuni di Cornate e Cassano. Si tratta di un primo intervento finanziato dalla Regione Lombardia (il costo è stato di circa 13 mila euro) e promosso dal Parco Adda. Inutile dire che il fenomeno interessa anche il tratto di fiume più a monte, compreso tra Lecco e Cornate, passando da Brivio, Imbersago e Paderno.
Un esemplare di pesce siluro
"Le specie alloctone invasive, introdotte dall'uomo in aree esterne al loro naturale areale di distribuzione, costituiscono una minaccia importante per la biodiversità - viene spiegato nello studio predisposto dalle dottoresse Giuliana Chiara Defilippis e Federica Colombo - La loro naturalizzazione può avere conseguenze disastrose sugli ecosistemi ospitanti, portando talvolta all'estinzione di specie autoctone a seguito di predazione, competizione trofica, alterazione della qualità degli habitat e della rete trofica, riorganizzazione delle nicchie ecologiche, introduzione di parassiti e patogeni, ibridazione. L'introduzione volontaria di specie ittiche al di fuori del loro ambito biogeografico è una pratica molto diffusa e legata a fini economici, ricreativi e ornamentali; spesso però l'introduzione è involontaria, tramite uova o larve presenti in acqua. Il pesce siluro (Silurus glanis) è naturalmente presente nell'Europa centro-orientale, dal fiume Elba, al corso superiore del Reno, al bacino dell'Ural. Segnalato per la prima volta in Italia nel 1957, è attualmente presente nei tratti pedemontani dei fiumi e dei torrenti del bacino imbrifero del Po. E' un pesce di taglia grande (nelle acque italiane può superare i 2,5 m di lunghezza per 150 kg di peso), predatore, opportunista, competitivo, facilmente adattabile a diversi ambienti e molto prolifico (5-20.000 uova / kg di femmina): queste caratteristiche hanno portato a una sua rapida crescita ed espansione, a discapito delle specie ittiche endemiche, già in declino a causa del deterioramento degli habitat fluviali. Il siluro minaccia l'ittiofauna autoctona sotto diversi aspetti: - predazione su pesci di tutte le taglie, anche rapportabili alla propria: cobite comune, scazzone, vairone, cavedano, scardola, tinca, triotto, ghiozzo padano, persico reale, cagnetta, sanguinerola, luccio cisalpino; - competizione trofica con tutte le specie ittiofaghe autoctone; - competizione per i siti di rifugio con altri predatori, come anguilla e luccio, e con molte altre specie, come cavedano, barbo, ciprinidi, scazzone, persico reale, cagnetta; - diffusione di parassitosi. In fase giovanile si nutre prevalentemente di macrobenthos, sottraendo nutrimento a molte specie di piccola taglia e alterando così le catene trofiche fluviali".
Da qui la decisione di dare corso all'intervento di contenimento dei pesci siluro, in particolare nel tratto di circa trenta chilometri, ricadente tra i comuni di Suisio a nord e Truccazzano a sud.
I 295 esemplari sono stati catturati con metodi diversi, in relazione alle condizioni stazionali e stagionali di torbidità, portata, velocità di corrente e profondità delle acque, e alle caratteristiche specifiche degli habitat di intervento.
I metodi di cattura illustrati nel progetto sono: "L'elettropesca diurna, praticata manovrando da barca o a guado, in corrispondenza dei rifugi e dei siti di frega, individuati in tappeti di macrofite sommerse, in prossimità di grosse ceppaie sommerse e di massicciate e prismate spondali composte da elementi disposti alla rinfusa e ben sommersi. L'elettropesca diurna è il metodo di cattura di fauna ittica più efficace, rapido e con miglior rapporto costi/benefici.  Risulta efficace sia in periodo estivo che in periodo invernale. Essendo aspecifica, consente di catturare anche altre specie esotiche invasive presenti nel tratto; - elettropesca notturna, praticata manovrando da barca, nelle aree di frega e in acque poco profonde. L'elettropesca notturna può affiancarsi a quella diurna in periodo estivo, quando gli animali sono attivi soprattutto di notte. L'efficacia è aumentata dalla posa di reti intorno all'area di battuta, al fine di prevenire la fuga degli esemplari storditi. La pesca subacquea, praticata da un sommozzatore esperto con fucile subacqueo, in condizioni di buona visibilità e con corrente non troppo elevata, in corrispondenza di rifugi situati in prossimità, ad esempio, di dighe o isolotti. Risulta efficace nel catturare esemplari di grossa taglia localizzati in aree in cui l'elettropesca è inefficace".

Emanuele Aloisio con l'esemplare di pesce siluro del peso di cento chilogrammi



La necessità dell'intervento è dimostrata dall'efficacia dello stesso, che ha consentito di "eliminare" un numero impressionante di predatori a favore della fauna ittica locale. A dimostrazione delle "dimensioni" del fenomeno, vale la pena di ricordare che nella primavera del 2018, Emanuele Aloisio, pescatore di 36 anni residente a Martinengo, aveva pescato nelle acque del fiume Adda, a Castelnuovo Bocca in provincia di Lodi, un esemplare di pesce siluro del peso di cento chilogrammi.
Purtroppo, come rilevato dallo studio promosso dal Paco Adda Nord, il pesce siluro non è l'unico "alieno" presente nelle acque del fiume, dove è stata riscontrata la presenza anche di altre specie esotiche invasive, in particolare rodeo amaro, gardon e carpa. Per ora la loro presenza non sembra però aver raggiunto numeri preoccupanti.
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco