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Scritto Lunedì 10 febbraio 2020 alle 20:03

Osnago: dichiarazioni poco lineari, un teste è indagato

Torna ancora una volta nelle aule del Tribunale di Lecco, dopo una vicenda giudiziaria tortuosa e durata diversi anni, la storia di Giuseppe Colombo, il 56enne deceduto mentre era in sella alla sua bicicletta il 3 dicembre del 2012, investito da un furgone in transito all'incrocio della statale 342dir e di via Martiri della Libertà ad Osnago. Si torna a parlare dei fatti avvenuti quel giorno nonostante il 5 giugno del 2017 il giudice Enrico Manzi aveva condannato Ilie Delea -all'epoca 29enne, accusato di omicidio colposo- a due anni di reclusione, all'esito di un processo iniziato ben 4 anni prima, nell'estate del 2013. Nella sentenza di condanna del conducente del veicolo infatti, il giudice Manzi, accogliendo la richiesta del Vpo Pietro Bassi, aveva disposto la restituzione degli atti alla Procura per alcune dichiarazioni rese da uno dei testimoni sfilati in aula, ritenute discordanti.

E proprio per le dichiarazioni di M.G., difeso dall'avvocato Ivana Montani, -ritenute "false" secondo la tesi accusatoria- si è tornati a ripercorrere quegli istanti drammatici che hanno portato alla morte del 56enne osnaghese, richiamando presso il palazzo di giustizia lecchese testimoni oculari che quel pomeriggio si trovavano nei pressi dell'incidente. La ricostruzione del sinistro mortale di quel giorno è risultata tuttavia difficile sia ai testimoni presenti oggi che al giudice Giulia Barazzetta nonché al Vpo Mattia Mascaro e all'avvocato Montani in quanto tra agli atti mancava una planimetria dello stato dei luoghi all'epoca dei fatti, essendo nel frattempo mutata la viabilità in quel punto. Per i presenti sul luogo dell'incidente poi è risultato difficile anche ricostruire con precisione la dinamica dell'incidente, essendo trascorso parecchio tempo dall'ultimo intervento in aula. Quel che è emerso da tutte le dichiarazioni -rese da una signora che stava percorrendo la strada, e da marito e moglie residenti proprio di fronte al luogo d'impatto- è stata la drammaticità dell'evento, avendo visto il Colombo scaraventato dalla sella della sua bicicletta e prestandogli poi assistenza sull'asfalto in quegli istanti critici. Più chiara invece la ricostruzione di un ex agente della Polizia Locale di Osnago, oggi in forze altrove, che ha spiegato al giudice il difficile accertamento del preciso luogo d'impatto, essendo stati i mezzi spostati subito dopo il sinistro. "Ad oggi quel tratto è mutato" ha detto l'agente, "era una rotonda fatta male e portava a questo tipo di incidenti". Il giudice Barazzetta ha disposto, su richiesta della pubblica accusa, un breve rinvio per poter permettere la produzione della planimetria dello stato dei luoghi all'epoca dei fatti e ha autorizzato l'avvocato Montani ad accedere al fascicolo del precedente processo. Appuntamento al prossimo 11 maggio.
B.F.
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