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Scritto Domenica 09 febbraio 2020 alle 12:43

Merate: il prof. Bienati parla della Shoah agli studenti tra azioni e parole inespresse

Sulla scia delle commemorazioni per la Giornata della Memoria, lo scorso 27 gennaio, continuano gli incontri dedicati al ricordo dei deportati nei campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale. Sabato 8 febbraio, nell'aula magna Paolo Borsellino, i ragazzi delle classi quinte dell'Istituto Tecnico Viganò di Merate hanno avuto l'occasione di ascoltare un intervento del Professor Andrea Bienati, docente del corso "Storia e didattica della Shoah, delle deportazioni e dei crimini contro l'umanità" presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano.

Il profl. Andrea Bienati

La dirigente scolastica Manuela Campeggio


Il discorso del Prof. Bienati ha avuto come fulcro il tema della responsabilità, individuale e collettiva, verso i crimini commessi tra gli anni '30 e '40 del 900. Ad esso si è legato a doppio filo il tema del rapporto tra parole e azioni: colpevoli di aver aiutato la macchina dell'Olocausto furono sia coloro che agirono per metterla in moto sia coloro che non fecero nulla per impedirlo; furono coloro che si espressero in favore dell'opera dei nazisti e coloro che tacquero di fronte alla barbarie. Ma il Prof. Bienati ha anche voluto portare il discorso su una dimensione vicina a quella dei ragazzi, e li ha invitati a riflettere sulla similitudine dei meccanismi che hanno condotto al totalitarismo con gli atti di bullismo e violenza fisico/verbale a cui si può assistere oggi su internet e nelle scuole.

Bienati ha citato Papa Benedetto XVI durante la sua visita a Birkenau del 2006, nel dire che "il più grande crimine che l'uomo avesse mai potuto concepire era stato portato a compimento da una minoranza nel silenzio della maggioranza". Senza quella maggioranza silenziosa il razzismo e l'intolleranza non avrebbero mai potuto produrre gli effetti devastanti a cui sono giunti, perché "i primi ghetti non nascono dal filo spinato o dai quartieri degradati, ma nascono dal silenzio". Ma se il silenzio ha potuto costituire uno strumento per alimentare la fornace dell'odio, anche la parola ha avuto la sua parte di responsabilità, sia che venisse usata per offendere sia per occultare o negare le proprie colpe. Il Prof. Bienati ha portato ad esempio le vicende di coloro che mandarono avanti l'opera di genocidio attraverso la propaganda verbale, e che in seguito ritrattarono tutto di fronte al Tribunale di Norimberga, paragonandoli agli odierni "leoni da tastiera". E ai danni della parola possono anche essere ascritti tutti quei discorsi, fatti anche dagli stessi carnefici, volti a minimizzare gli atti compiuti o addirittura a negare che siano mai esistiti.

Ricollegandosi ancora una volta all'attualità più prossima ai giovani, Bienati ha messo in guardia gli studenti dal non farsi ingannare dalle parole di chi deforma la realtà ignorando le prove concrete: "Il dubbio a cui si attaccano i negazionisti è lo stesso che viene amplificato da Internet. Il negazionismo è un po' come il terrapiattismo".
C.F.
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