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Scritto Mercoledì 05 febbraio 2020 alle 19:03

Osnago: presunta truffa delle enciclopedie per 210mila €. Il PM chiede la condanna

Il processo per la cosiddetta "truffa delle enciclopedie" il prossimo 12 febbraio andrà a sentenza.
È ripresa questa mattina dopo il cambio di ruolo del giudice, passato da Salvatore Catalano - nel frattempo assegnato al Gup - alla collega Nora Lisa Passoni, l'istruttoria di primo grado che vede da un lato - rappresentata dall'avvocato Maria Grazia Corti - una famiglia osnaghese che nel 2014 si è presentata ai Carabinieri di Merate denunciando di essere stata "raggirata" da un venditore di enciclopedie, mentre dall'altra - difeso dall'avvocato Marco Crocitta del foro di Reggio Calabria - V.A., all'epoca dei fatti rappresentante di una casa editrice di Milano.
La versione (ancora tutta da dimostrare) dell'accusa - raccontata nelle precedenti udienze direttamente dai denuncianti - poggia su una situazione che si sarebbe perpetrata per ben 6 anni, dal 2008 al 2014, e che ha visto il nucleo osnaghese "sborsare" decine di migliaia di euro per l'acquisto di diversi volumi di enciclopedie che, a detta dei presunti truffati, sarebbero stati convinti a comprare con la promessa, perpetrata dal rappresentante, di una rivendita ad un maggior volume d'acquisto. Gli osnaghesi avrebbero anche dovuto ricorrere a diversi finanziamenti per continuare ad aggiornare l'opera, fino a raggiungere un esborso complessivo di circa 210.000 euro.
L'udienza odierna si è aperta proprio con l'audizione dell'imputato che, intervenuto con tanto di appunti alla mano, ha ripercorso tutti i contatti intercorsi con le persone offese, soffermandosi in particolare sui contratti sottoscritti - a suo avviso - sempre per iniziativa della famiglia osnaghese e "difendendosi" sostenendo che gli acquirenti avrebbero potuto, entro 30 giorni dalla stipula del contratto, evocare il diritto di recesso. Dichiarata chiusa la fase istruttoria, l'accusa - rappresentata oggi dal Vpo Mattia Mascaro - ha chiesto la condanna del rappresentante a 6 mesi di reclusione e al pagamento di 600 euro di multa. Sullo stesso filone si è espressa la parte civile, chiedendo anche un risarcimento del danno, mentre la difesa si è battuta per l'assoluzione dell'imputato. Il 12 febbraio si avrà il responso definitivo.
B.F.
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