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Scritto Lunedì 03 febbraio 2020 alle 08:18

Cernusco: mostra e teatro per ricordare i deportati politici italiani morti nei lager

Si è conclusa sabato 1° febbraio la rassegna di eventi organizzati dai comuni di Cernusco Lombardone, Lomagna, Montevecchia e Osnago per celebrare la memoria della Shoah e di tutti coloro che hanno vissuto il terribile dramma dei campi di sterminio. L'istituto Comprensivo "Bonfanti e Valagussa" di Cernusco ha ospitato una doppietta di appuntamenti rivolti sia ai ragazzi che agli adulti: come prima cosa è stato possibile visitare la mostra "Quattro campi e sei storie", allestita grazie agli alunni della 3F, e successivamente assistere allo spettacolo teatrale "Un calcio a Hitler", proposto dal Consorzio Brianteo Villa Greppi. A fare da filo conduttore della giornata è stato il ricordo di quegli italiani che finirono nei campi non per motivi razziali ma politici.


Dalle 16:00 è stata aperta la mostra dedicata alle storie, poco conosciute, di sei persone che subirono la deportazione a Mauthausen e nei suoi sottocampi, tutte ree di essersi opposti alla brutalità del fascismo con azioni politiche o di semplice umanità. I ragazzi della classe 3F sono arrivati per esporre il loro lavoro di documentazione ai genitori e agli altri visitatori, e ad accompagnarli c'era l'ex professore dell'Istituto Gianpiero Soglio a cui si deve l'idea del progetto.

Soglio, che dal 2000 organizza viaggi a Mauthausen per le scuole, ha raccontato di aver intrapreso il primo viaggio con Roberto Camerani, che a suo tempo subì la deportazione e la cui esperienza è stata una di quelle riportate nel percorso della mostra. "Le storie di Camerani e di queste persone non erano note prima del 2000", ha spiegato Soglio, "Ma poi abbiamo scoperto i loro nomi nei registri dei deportati italiani e allora è cominciata la ricerca."


https://youtu.be/WZMQoBQ-hJM

Da questo e da altri viaggi è nata l'idea della mostra: "Raccontare sei storie che ci ricordano di una deportazione che non conoscevamo. La maggioranza delle deportazioni in Italia è stata di natura politica." Oltre a quello di Camerani, la mostra ha voluto ricordare i nomi di Angelo Valagussa, Quinto Calloni, Pietro Bastanzetti, Angelo Ratti e Antonio Bonfanti, che finirono internati per essersi opposti apertamente tramite lo sciopero o l'azione antifascista. A loro sono dedicate le parole di Liliana Segre, citate da Soglio: "Onore a coloro che non sono stati indifferenti." E sempre in onore di coloro che hanno scelto di uscire dall'indifferenza e fare qualcosa si è svolto il secondo evento della giornata, alle ore 17:00.

Daniele Frisco, Andrea De Manicor, Maria Grazia Caglio e Alvaro Pelà (amministratori di Osnago e Cernusco),
Valeria Pirovano (Cernusco) e Elena Gandolfi (Lomagna)

Lo spettacolo teatrale "Un calcio a Hitler", inscenato dall'attore Andrea De Manincor, è stato introdotto dalle parole di Edoardo Sala, vicesindaco di Montevecchia che ha portato il saluto da parte delle amministrazioni dei quattro comuni organizzatori e ha letto la storia di Andrea Schivo, a cui è stata dedicata la rappresentazione (ogni spettacolo dei "Percorsi nella Memoria" è dedicato a un "Giusto tra le nazioni").
Galleria immagini (clicca su un'immagine per aprire l'intera galleria):
Schivo lavorò come agente di custodia del carcere di San Vittore a Milano, dove tra il '43 e il '44 fu assegnato alla sezione dei detenuti ebrei gestita dalle SS. Nell'estate del '44 fu arrestato per aver introdotto del cibo per una famiglia di ebrei detenuti, e fu deportato al lager di Flossenburg, dove morì il 25 gennaio 1945. Nel 2006, la Commissione dei Giusti di Gerusalemme gli ha attribuito il riconoscimento di "Giusto tra le nazioni". La storia di Schivo è tragicamente simile a quelle già raccontate nella mostra dei ragazzi e a quella di Ferdinando Valletti, la cui vicenda è stata al centro dello spettacolo interpretato da De Manincor.

L'attore ha magistralmente impersonato Valletti, ex calciatore del Milan che fu arrestato e internato a Mauthausen per aver aderito allo sciopero dell'Alfa Romeo del marzo 1944. Lo sguardo del protagonista sulla vita nel campo ha alternato momenti di irriverenza e leggerezza e altri di amara e dolorosa riflessione, ma in generale ad animare l'intera vicenda è stato il prepotente desiderio di sopravvivere e di uscire da quella situazione insieme a tutti quanti si trovavano a condividerla con lui. Anche quando Valletti sarà scelto dalle SS per fare da riserva nella loro squadra di calcio, e gli verrà concesso di lavorare nelle cucine, non smetterà mai di pensare ai suoi compagni di prigionia, dedicando a loro i suoi gol e portandogli gli avanzi che riuscirà a sottrarre. Il messaggio finale dello spettacolo è quindi ispirato alla voglia di andare avanti, di non lasciarsi schiacciare dalle sofferenze vissute senza però dimenticarle mai: "Solo l'uomo che sa perdonare è un uomo libero."
C.F.
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