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Scritto Lunedì 27 gennaio 2020 alle 21:19

Merate: Anna Rimini Quaroni ricorda la sua infanzia dalla guerra alla liberazione


Da sinistra la prof. Viviana Valagussa, l'assessore Franca Maggioni, Anna Rimini Quaroni, la vicaria Daniela Mentil e il prof. Dario Benatti

Si è definita un'ex bambina di guerra perchè gioco e scuola non ha mai saputo cosa fossero.
Anna Rimini Quaroni, intervenuta quest'oggi presso l'istituto Alessandro Manzoni di Merate, scuola dove ha anche insegnato matematica, ha raccontato ai ragazzi cosa è stata la guerra negli anni della sua fanciullezza. "Io non ho mai giocato. La notte la passavamo nelle cantine per ripararci dai raid aerei, di giorno non c'erano le scuole...non ho avuto la vostra fortuna. Erano tutte chiuse".

Anna Rimini Quaroni

Nata a Milano ha trascorso gli anni dei bombardamenti vivendo col terrore di un domani che non era sicuro ci sarebbe stato, facendosi così scippare l'infanzia e i sogni di bambina. Senza i ripari che avrebbe potuto trovare se fosse sfollata in campagna, Anna ancora oggi ricorda bene il rumore di quegli aerei da ricognizione oppure atti a sganciare bombe che quotidianamente sorvolavano la sua testa, sopra il tetto del palazzo dove abitava la famiglia, facendole trattenere il fiato in attesa del boato.

https://youtu.be/2W2IwiomTxE


https://youtu.be/z4e5X-NQMMw

E ricorda anche cos'era la villa triste: la costruzione alle porte di Milano dove gli oppositori venivano torturati, picchiati, costretti a parlare con violenza e molto spesso uccisi. "Un giorno mia nonna uscendo in strada si era trovata di fronte due ragazzi di 17 anni catturati dalle SS. La loro unica colpa era quella di avere cantato Bandiera rossa. Stavano per essere fucilati. Mia nonna allora si è messa in ginocchio, abbracciando le gambe di quei due ragazzi che potevano essere suoi figli. Non si sa come gli ha salvato la vita. Non sono stati fucilati".

Anna Rimini Quaroni ha poi passato in rassegna i tanti momenti di quegli anni, dagli scioperi di chi nelle fabbriche si rifiutava di continuare a produrre strumenti di morte, ai renitenti deportati nei campi di sterminio, alla lotta partigiana. Fino ad arrivare alla liberazione. "Quel giorno per me è stato la fine di un incubo, il giorno più felice della mia vita" ha concluso, commossa "e a voi ragazzi lascio questo pensiero: non è sempre vero che tutte le cose che si sono conquistate si sono conquistate per sempre" con un chiaro accenno alla libertà tanto agognata e che milioni di persone hanno difeso a prezzo della vita.

S.V.
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