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Scritto Lunedì 27 gennaio 2020 alle 18:04

Imbersago, rapina in villa, quindici minuti di terrore: ''Siamo rumeni e siamo cattivi, dacci tutto altrimenti ti ammazziamo''

Quindici minuti di puro terrore in balia di due delinquenti senza scrupoli, che una volta entrati in una villa di Imbersago hanno sequestrato il proprietario e lo hanno costretto minacciandolo con un coltello e un cacciavite a girare la casa aprendo cassetti e armadi per consegnare quanto di valore in suo possesso. Duemila euro di denaro contante il bottino che i due hanno arraffato per poi fuggire senza lasciare traccia.

E' accaduto venerdì sera, dopo le 22.30 quando i proprietari erano in casa. "Io mi trovavo in camera mentre mio marito era in bagno, già in pigiama a piedi nudi" ha raccontato la moglie "ad un certo punto se li è trovati davanti. Uno era un energumeno, enorme mi ha detto mio marito, riconoscibile già dalla stazza. L'altro era alto molto magro. Entrambi indossavano dei cappucci e brandivano un cacciavite e un coltello. Lo hanno circondato e trascinato fuori dal bagno minacciandolo chiaramente che lo avrebbero ammazzato se non avesse dato loro quanto richiesto". Avvezzo alle trattative con i clienti e abituato al dialogo, l'uomo con un sangue freddo che è stato probabilmente la sua salvezza e quella della moglie, ha collaborato con i due e sempre sotto minaccia ha passato in rassegna tutte le stanze fino a quando i rapinatori si sono convinti che l'unico bottino poteva essere costituito dai 2mila euro in contanti, custodito in un cassetto.    "Prendete questi soldi, non abbiamo cassaforte né gioielli in casa, ormai viviamo con la paura di furti e rapine e abbiamo solo dei soldi" avrebbe detto l'uomo per convincere i malviventi.   "Io ero in stanza a un certo punto ho sentito mio marito che parlava a voce alta con altre persone. Ho chiamato mio fratello che vive nella villetta accanto sempre nella stessa proprietà e gli ho detto di chiamare i carabinieri che avevamo i ladri in casa. Sono poi scesa e mi sono trovata davanti loro. Ci hanno sequestrato i cellulari, che ho poi ritrovato al mattino successivo in giardino. Io ero paralizzata dalla paura, non sapevo cosa fare, se urlare o stare immobile. Non sono nemmeno riuscita ad azionare il sistema di allarme che ha una sirena molto rumorosa che si sente da lontano. Ero inerme, fatto alquanto strano per me che sono una persona molto attiva. Se mio marito non avesse mantenuto la calma e assecondato le loro richieste, non so come sarebbe finita. Mio figlio era nella depandance dei domestici con alcuni suoi amici tanto che mio marito inizialmente quando si è visto di fronte due soggetti incappucciati pensava fosse un loro scherzo".   Entrati nella villa dopo avere scavalcato la recinzione e passati dalla porta di ingresso principale, i banditi devono avere pianificato il colpo nei particolari. I due cani, un akita americano e corso, quest'ultimo particolarmente aggressivo e protettivo nei confronti della padrona, non hanno dato alcun segnale. Anzi per l'intero pomeriggio di venerdì sono parsi particolarmente calmi, quasi storditi tanto che la sera mentre era in corso la rapina nessuno dei due si è accorto di quanto stava accadendo. "Probabilmente già nel pomeriggio erano entrati e gli avevano dato qualcosa" ha proseguito la donna "il corso dorme davanti alla porta della mia camera ed è la mia sicurezza. È un cane molto aggressivo, non si lascia avvicinare da nessun se non da me e quando sente dei rumori lo segnala immediatamente. Venerdì era come addormentato e poi è stato male vomitando tutto. Questo mi fa pensare che siano riusciti a fargli mangiare qualcosa per tentare di avvelenarlo".   Mentre i rapinatori erano in casa, la donna, che stava in camera, sentite le grida del marito e altre voci sconosciute, è riuscita ad avvertire il fratello che si trovava nell'altra villetta all'interno della proprietà. "Vieni abbiamo i ladri in casa, chiama i carabinieri". Il congiunto allora ha composto il 112. La centrale avrebbe transitato la chiamata alla caserma di Merate senza che quest'ultima però riuscisse a mettersi più in contatto con la persona. La circostanza andrà approfondita in quanto sembra che nella chiamata siano stati specificati la causa (una rapina) e l'indirizzo. Non si sa quanto tempo occorra per trasferire la telefonata dalla centrale del 112 a Varese al Comando di Compagnia competente ma dalle prime risultanze non sembra che i carabinieri siano intervenuti in serata, ma soltanto dopo la denuncia fatta dalle vittime, con sopralluoghi della "scientifica". Peraltro i rapinatori hanno sequestrato i cellulari della coppia abbandonandoli però nel giardino, consapevoli della facilità con cui il segnale può essere individuato con la massima precisione.

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Luisa Biella
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