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Scritto Venerdì 17 gennaio 2020 alle 09:43

SAN VITO LO CAPO E’ SOTTO ATTACCO. E’ UN INSULTO ALLA BELLEZZA E ALL’INCANTO/2

di Alberico Fumagalli
giornalista e residente


IL PRIVATO & IL CAPITALE
2^ puntata


La società Marina Bay srl nasce in uno studio notarile di Trapani il 22 maggio 2017. Sottoscrivono l'atto costitutivo quattro soci, uno di maggioranza e tre di minoranza. La quota maggioritaria del capitale è versata nella misura minima stabilita dalla legge da una società edile, la Edil Project srl con sede in Trapani, via Belice,47. Nata il 3 novembre 2005, quest'ultima è una società ben strutturata i cui due soci sono giovani, competenti e motivati. Il socio di maggioranza e direttore tecnico si chiama Salvatore Ciaramita, geometra trapanese di 39 anni residente a Xitta. Il socio di minoranza, geologo ed amministratore unico è Mauro Giuseppe Cimino, 49 anni residente a Custonaci, la cittadina del marmo confinante con San Vito Lo Capo. Il capitale sociale è di 90.000.00= euro. Il bilancio chiuso al 31 dicembre 2018 presenta ricavi per 2.847.000.= euro e un utile, prima delle imposte di 90.282 euro e al netto delle imposte di 51.882 euro.

Salvatore Ciaramita, socio di maggioranza di Edil Project
Srl di Trapani

Gli altri tre soci della Marina Bay srl sono persone fisiche: Pietro Gianquinto, 53 anni, di Trapani, Gavino Emilio Giacalone, 57 anni, di Trapani e Massimo Ingoglia, 51 anni, di Erice. Quest'ultimo lascerà presto spazio a Girolamo Vitta, 56 anni di Trapani al quale cederà la sua partecipazione il 23 gennaio 2018 lasciandogli l'onere di versare nelle casse della società il 75% della quota di capitale non versata all'atto della costituzione.
La Edil Project della Marina Bay srl detiene il 52%, gli altri tre soci un 16% ciascuno. Amministratore unico viene nominato lo stesso della Edil Project, ovvero Mauro Giuseppe Cimino.
Gli oggetti sociali delle due società si completano a vicenda e coprono tutti gli spazi dei settori costruttivo, realizzativo e di servizio.
Entrambe, trattandosi di società a responsabilità limitata - che sono quelle che in caso di dissesto non chiamano a risponderne i patrimoni privati dei singoli soci, limitando la responsabilità solidale al solo amministratore qualora si accerti una cattiva gestione o la distrazione di beni sociali - sono tenute al deposito del bilancio alla Camera di Commercio.
Peccato che nei bilancio relativi al 2017 e al 2018 non si riscontri nei documenti annessi al bilancio neppure una parola, neppure una riga che illustri ai soci o ai terzi aventi interesse all'informazione il perché sia nata o sia partecipata la Marina Bay srl e come sia stato concepito e quali effettive prospettive di realizzazione abbia l'affascinante e costoso progetto di mettere mano al porticciolo di San Vito Lo Capo.
Non si tratta di carenza informativa. E' un loro insindacabile diritto. Le società che non superano alcuni limiti dimensionali non sono tenute ad allegare al bilancio la relazione di gestione. In ogni caso perché rimettere alla conoscenza di estranei dati e progetti che i soci conoscono di persona. Una cosa alla volta, tempo al tempo.

Mauro Giuseppe Cimino geologo e amministratore unico sia
di Marina Bay srl che di Edil Project srl


Sette mesi dopo la sua costituzione, il 17 dicembre 2017, Marina Bay srl protocolla all'Assessorato Regionale Territorio e Ambiente la richiesta di concessione demaniale marittima per la durata di 48 anni, decorrenti dalla sua concessione, per assumere la gestione dell'intera area del porto. Si tratta di acquisire la disponibilità per la durata di mezzo secolo di 63.431 mq. di specchio acqueo, 42.838 mq. di area demaniale marittima e 8.717 di area demaniale di proprietà comunale.
Il progetto è così titolato " Valorizzazione, riqualificazione, ammodernamento e rigenerazione del porto di San Vito Lo Capo ed aree limitrofe ".Tradotto: mare, spiaggia, giardini ed aree a verde e sportive ed espositive, boschetto incluso. Tutto.
Quando il progetto viene consegnato dalla Regione al Comune 22 giorni dopo, l'8 gennaio 2018, in carica quale sindaco di San Vito Lo Capo è Matteo Rizzo. L'attuale sindaco Giuseppe Peraino guida l'opposizione. Viene subito convocato un Consiglio Comunale urgente, informale ed aperto alla parola dei cittadini. I giudizi sono trancianti: c'è chi definisce il progetto una grandissima porcata, chi lo bolla come macigno. Maggioranza ed opposizione si trovano concordi nel respingerlo. E' un no unanime, un fronte compatto. Il sindaco Rizzo si azzarda a dire che, se mai il progetto vedrà la luce, dovranno passare non meno di dieci anni. Può essere si riferisse alla destinazione ad uso pubblico, sportivo e ricreativo che, sia il Piano Regolatore vigente che quello in variante, riservano agli 8717 mq di area demaniale comunale retrostante la spiaggia portuale e appetiti da Marina Bay srl, ma incompatibili con i loro desiderata. C'è chi rimanda ad altri tentativi - respinti con successo - di stravolgimento del territorio comunale: la raffineria di petrolio a Castelluzzo, la strada panoramica attraverso la Riserva dello Zingaro, la cava di marmo del Monte Cofano. Unico insuccesso l'urbanizzazione di parte delle aree di via Piano di Sopra.
La copiosa documentazione predisposta da professionisti di esperienza e di grido - le cronache citano i nomi dell'architetto Giuseppe Pellitteri, 65 anni, dell'ing. Pietro Inferrera e dell'ingegner Antonio Pio D'Arrigo, tutti e tre siciliani - anche se Inferrera è nato a Treviglio 43 anni fa - quando è giunta a Palazzo La Porta, sede dell'Ufficio del sindaco, suscita sorpresa, sconcerto e rifiuto. La previsione edificatoria e la perimetrazione dell'area portuale sono l'equivalente di un ben assestato pugno allo stomaco. Il Piano Regolatore Generale tutela l'area portuale per quanto riguarda le porzioni di proprietà del demanio comunale, ma l'aria che tira spinge in direzione di una politica regionale di accentuata " portualizzazione" nel senso che dove non c'è il porto lo si fa e dove c'è, ma non cresce, lo si sviluppa.
Il trio di professionisti che, a richiesta di due imprenditori, ha confezionato il progetto, non ha da invidiare niente a nessuno, benchè non risulti che nessuno dei tre abbia fatto mai venire alla luce un sistema portuale nel vero e completo significato della parola.

L'ingegner Pietro Inferrera di Sant'Agata Militello

Il professore, architetto e ingegnere Giuseppe Pellitteri di Palermo

 

L' Ing. Antonio Pio D'Arrigo di Messina


Il 65enne professore agrigentino Pellitteri, trapiantato a Palermo, è uomo di spessore. Architetto, paesaggista, ingegnere, saggista, conferenziere, docente. Il suo curriculum riempie 25 fittissime pagine. Un uomo così non può che avere una mentalità aperta e il culto della bellezza. Non gli è da meno il più giovane ingegnere Inferrera, di Sant'Agata di Militello. Sono solo nove le pagina del suo curriculum di ingegnere elettronico con indirizzo industriale, ma le prove professionali che ha affrontato non sono noccioline. Cito solo il progetto definitivo del porto turistico di Marsala ed ha operato come esperto per il Ministero dell'Ambiente. L'ingegner Inferrera è giovane, motivato ed audace al punto di non avere alcuna incertezza nel riconoscere a se stesso di avere " ottime competenze comunicative, di essere progettista di lavori altamente complessi, sviluppatore di iniziative finanziarie di grandi progetti altamente complessi e di avere ottima conoscenza della normativa di riferimento nazionale ed europea".
L'ingegner Antonio d'Arrigo, messinese, 64 anni, un curriculum di 35 pagine fino al 2005 è specializzato in trasporti, sicurezza strutturale e docente. Nel 2018 si è visto assegnare dal Comune di Custonaci l' incarico di progettazione definitiva ed esecutiva dei lavori di riqualificazione ed ammodernamento dello scalo di Cornino e della realizzazione di un riparo per le barche da pesca.
Questo premesso e attestato, mi chiedo come Pellitteri, Inferrera e D'Arrigo, giunti, immagino, a San Vito Lo Capo per visionare l'attuale stato del porto non si siano resi conto di una cosa elementare e cioè che San Vito Lo Capo è realtà diversa da Marsala, da Trapani e anche da Castellamare del Golfo. E non parlo solo della densità abitativa. Mi riferisco a quello che il sindaco in carica Giuseppe Peraino definisce ecosistema, ovvero al contesto naturalistico, alla morfologia del territorio, all'ambiente urbano edificato che ha ormai occupato ogni spazio disponibile, al perfetto, ma delicato equilibrio di una cittadina di mare senza uguali che vive e prospera sospesa tra passato e presente e nella quale e per la quale l'area portuale così com'è costituisce una essenziale ed irrinunciabile bolla di ossigeno, un corridoio di verde, sabbia e mare che introduce al Faro e che alleggerisce e da respiro alla congestione estiva della spiaggia e dell'abitato.

 

Che sia un politico - e forse anche un amministratore - a impersonare una tale carenza di prospettiva non mi meraviglia. Mi è difficile invece credere che tre personaggi di tale passato , prima di aderire alla richiesta del committente, non abbiano avuto almeno un dubbio. Dal progetto presentato si direbbe di no.
L'area del porto è oggi disadorna, trascurata, ma libera ed accessibile. Richiede e merita pulizia, decoro, abbellimento. Basterebbe un piccolo stanziamento in bilancio per una manutenzione cadenzata. Nessuna delle tre carenze è però sinonimo di occupazione, di edificazione o di privatizzazione.
La bellezza si tutela, non si sfregia.
Un ultimo aspetto merita rilievo. L'impresa della Marina Bay srl, quale ne sia il progetto definitivo, deve seminare in acqua, nella sabbia e nel terreno investimenti per alcune decine di milioni di euro avanti la stagione del primo raccolto. Può essere che i suoi soci abbiano partecipazioni societarie, patrimoni propri, risparmi, riserve liquide sufficienti o usufruiscano di aperture di credito illimitate. Diversamente, a concessione demaniale ottenuta, potrebbero apparire nuovi soci, finanziatori e garanti più o meno palesi e quando alla tavola si aggiungono nuovi posti l'appetito diventa insaziabile, le portate insufficienti e i buchi nella cinghia dei pantaloni finiscono con il somigliare ai grani di un rosario.
Però, per un pranzo destinato a durare 48 anni, si può anche masticare lentamente. L'apparato digerente ne trarrà giovamento.

(fine seconda puntata di 3)

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