Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 348.582.538
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
polveri sottili
Valore limite: 50 µg/mc
indice del 11/08/2020

Merate: 23 µg/mc
Lecco: v. Amendola: 14 µg/mc
Lecco: v. Sora: 17 µg/mc
Valmadrera: 17 µg/mc
Scritto Giovedì 16 gennaio 2020 alle 19:15

Merate: 'ripreso' dal nuovo preside il prof. dimissionario del Villoresi che prima di lasciare la scuola saluta i suoi alunni


https://youtu.be/jMCILXaQBcM


E' tra le scene memorabili di un film che ha fatto storia raccontando di un professore di un prestigioso collegio che, con programmi rivoluzionari, strappando letteralmente dai libri le parti sterili e rituali della didattica, tira fuori il meglio dai suoi ragazzi, facendoli sentire uomini e invitandoli a "guardare le cose da angolazioni diverse".
Inviso alla dirigenza che lo caccia, il professor Keating riceve proprio dai suoi stessi studenti il riconoscimento più bello che gli ultimi quattro minuti del film dipingono magistralmente.
Con la musica incalzante di sottofondo i ragazzi della setta dei poeti estinti salgono sul banco e, tra le urla del preside che intima loro di scendere e le inquadrature della telecamera che riprendono le scarpe nere tirate a lucido che picchiano sul legno del tavolo, pronunciano quel "Capitano mio capitano" e suggellano un legame che mai nessuno scioglierà.

Trent'anni dopo l'uscita del film, una scena simile (naturalmente diversa per contesto e sostanza) si ripete.
Due professori lasciano la cattedra a metà anno anche per via di un cambio repentino quanto poco chiaro del preside che viene demansionato. A scuola il clima diventa pesante: i genitori si interrogano, i professori anche ma lo fanno in silenzio per paura di ripercussioni sulla loro carriera (sono in un istituto privato del resto e le tutele sono diverse rispetto alla pubblica amministrazione), la comunità che gravita attorno al collegio è perplessa ma le risposte che arrivano non sono esaustive. A dire la verità non arrivano proprio. In uno scarno comunicato c'è la nomina del nuovo preside, non una parola per quello "destituito" lasciando calare un'ombra tutt'altro che rassicurante sul suo operato.

E succede così che martedì mattina uno dei professori dimissionari si presenta a scuola a recuperare le ultime cose lasciate venerdì, giorno della comunicazione ufficiale della sua decisione.
Va in segreteria, saluta colleghi e personale e chiede di poter rivolgere un "ciao" anche ai suoi studenti, quelli che avrebbe voluto portare all'esame di terza media a giugno.
Bussa a ogni classe e sta per concludere il giro quando incrocia il nuovo preside che, tra lo stupito e lo stizzito (e qui ci prendiamo il beneficio del dubbio, pronti naturalmente a ospitare una eventuale smentita da parte dell'interessato) gli chiede che cosa stesse facendo e che la scelta di salutare i ragazzi altro non aveva causato che l'imbarazzo della scuola che, dal venerdì precedente, non era ancora riuscita ad avvertire le famiglie.
E' tutt'altro che chiusa dunque la vicenda che vede contrapposti il prof. Stefano Motta, già preside della succursale meratese del collegio Villoresi, e l'istituto con sede centrale a Monza retto da qualche mese da Don Sergio Massironi.
A scendere in campo ora ci saranno con tutta probabilità gli avvocati per trovare un'intesa che riequilibri i rapporti con un punto di accordo o, al contrario, faccia partire una vertenza davanti al giudice del lavoro.
Questioni che saranno affrontate nelle sedi opportune e secondo i tempi di legge ma che non basteranno a calmare le acque agitate di Via Monsignor Colombo.

 

C'è preoccupazione tra gli insegnanti dei tre cicli di studi (materna, elementari, medie) per il repentino cambio di presidenza, ad anno già avviato e con le iscrizioni imminenti, e la nomina del sostituto di Motta, così come tra una parte dei genitori che avevano legato la scelta della scuola anche all'imprinting dato dalla presidenza.

A una quindicina di giorni dal cambio di rotta, i genitori eletti rappresentanti di classe sono stati invitati ad un incontro "al fine di comunicare priorità è (probabilmente senza accento, ndr) orientamenti per la seconda parte del presente anno scolastico".
Bocche cucite sulle motivazioni della scelta (legittima ma non è detto lecita, ndr). Forse l'autorità imposta da Motta (che, sulla scia di Papa Bergoglio, egli aveva inteso "non come comando ma come coerenza e testimonianza") non era piaciuta a qualche genitore che, nel questionario anonimo e discutibile nella forma (come già documentato in questo articolo), si era lamentato per alcune prese di posizione. Forse l'eccessivo rigore chiesto nell'osservanza delle regole della scuola (dalla divisa, al rispetto degli orari e dei luoghi). O forse anche l'avere "celebrato" poche Messe (spetta al preside promuovere la formazione religiosa all'interno dell'istituto?), l'ultima "addirittura" in parrocchia e non all'interno della scuola. Tutte ipotesi ventilate qua e là che potrebbero avere costituito il quadro probatorio per un provvedimento tanto severo.

Sullo sfondo resta anche l'ipotesi di un trasferimento del Collegio nella prestigiosa sede del Castello Prinetti o, in subordine, nella dimora di Villa Perego, ex scuola arcivescovile, visitata nello stesso giorno del Palazzo (10 settembre) dalla delegazione monzese, Don Sergio alla guida, in coda il prevosto Don Luigi, il ragioniere dell'istituto, il direttore generale e il proponente Stefano Motta.

S.V.
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco