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Scritto Lunedì 13 gennaio 2020 alle 14:15

La Valletta: Padre Ielpo raccolta la Terra di Gesù che ''non guarisce tutti ma salva tutti''

La chiesa di San Giorgio a La Valletta Brianza ha ospitato, nel pomeriggio di domenica 12 gennaio, Padre Francesco Ielpo della Custodia di Terra Santa. Il francescano ha voluto commentare coi fedeli lì riunti un passo dei vangeli, e parlare di alcuni luoghi della vita di Cristo che hanno per lui un grande valore, visto il suo coinvolgimento in quelle terre.

Padre Francesco Ielpo


https://youtu.be/bT_DH6L9A0U

Padre Francesco ha cominciato col raccontare ai presenti del ritrovamento del villaggio di Cafarnao, in Terra Santa, che sorgeva lungo il Lago di Tiberiade. “Circa cent’anni fa” - ha detto il Padre - “è stato comprato il terreno senza sapere cosa ci fosse sotto, e un po’ alla volta i francescani hanno cominciato a scavare e hanno trovato ciò che non avrebbero mai immaginato: il villaggio del tempo di Gesù e la casa di Pietro.”


Don Paolo Brambilla

Nel corso dei secoli la casa di Pietro sarebbe stata usata come chiesa di nascosto, finché con la fine delle persecuzioni ai cristiani vi fu costruita una basilica bizantina a pianta ottagonale. Successivamente, nel settimo Secolo, la chiesa venne distrutta e il villaggio abbandonato. “E questa è stata anche la fortuna di Cafarnao, perché nulla è stato costruito in quel luogo. Oggi, arrivando a Cafarnao si è immediatamente immersi nella vita quotidiana dei suoi pescatori e di Gesù.

Il legame di Cristo con il villaggio e la casa di Pietro è stato infatti il fulcro del discorso di Padre Francesco, che ha proseguito: “Arrivando lì si legge: Cafarnao, la città di Gesù. È interessante, perché Cristo è stato concepito a Nazareth, ma a un certo punto della sua vita decide di fermarsi qui e chiama a sé i suoi primi discepoli. Fino alla fine della sua esistenza terrena tornerà sempre a Cafarnao, non dove è cresciuto ma dove ha scelto i suoi amici.” Da qui Padre Francesco ha tratto lo spunto per esprimere una prima, affettuosa, considerazione: “Sarebbe bellissimo che fuori dalle nostre case e dalle nostre città, ci fosse una scritta come: La Valletta Brianza, città di Gesù. Perché qui ci sono degli amici così intimi di Gesù che le nostre case diventano la sua casa.

Il frate ha quindi invitato i fedeli a riflettere su un passo dei Vangeli ambientato proprio nella casa di Pietro riscoperta dalla sua congregazione. Si è trattato del noto passaggio in cui Cristo guarisce il paralitico, riportato nel Vangelo di Marco. Secondo il racconto biblico una folla si sarebbe radunata davanti alla casa di Gesù, tanto da ostruirne la soglia. Quattro persone, portando con sé un paralitico nella speranza che fosse guarito, l’avrebbero calato da un’apertura del soffitto, al che Cristo, colpito da quel gesto, avrebbe detto all’infermo: “Figlio, ti sono perdonati i peccati”. E poi, di fronte all’indignazione degli scribi, per cui nessun uomo poteva disporre di un simile potere, avrebbe guarito il paralitico dicendo: “Alzati, prendi la tua barella e vai a casa tua.”
Padre Francesco ha esortato tutti a immedesimarsi nel paralitico, chiedendo se non si sarebbero sentiti delusi dal sentirsi dire soltanto “ti sono perdonati i peccati”.


Dopotutto questi desiderava la guarigione, e i suoi amici l’hanno portato lì perché fosse guarito. Ma nel passo biblico si cela un bene più profondo di quello della semplice guarigione fisica, così come ha spiegato il Padre: “Gesù non ha curato tutti i paralitici che c’erano a quel tempo. Anche quando ha resuscitato Lazzaro non gli ha risolto il problema della vita, e il problema della vita è che noi desideriamo vivere per sempre. La cosa più importante per il paralitico è poter avere una vita eterna.” E ha continuato: “La remissione dei peccati equivale a dire che la tua vita è salva, e che quando vedrai la tomba quella non è la fine. Gesù è venuto per salvarci: non guarirà tutti, ma salverà tutti.

In conclusione, il frate ha voluto dare una sua personale interpretazione del passo in cui Gesù dice al paralitico di andarsene portando con sé la propria barella. “È come se ci dicesse: quando tu esci e cominci a camminare con le tue gambe, tieni sempre sotto il braccio il lettuccio, perché tu uomo hai bisogno di un promemoria. Quindi è come se anche noi dovessimo andare in giro col nostro lettuccio, che ci deve sempre ricordare che senza la grazia di Cristo siamo paralizzati.
C.Fa.
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