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Scritto Sabato 11 gennaio 2020 alle 12:12

Smog nel meratese, ma possiamo restare ancora indifferenti con i danni che genera?

Gentile direttore,
vorrei ringraziare lei e la redazione di Mol, per riuscire con maggior frequenza di quanto possa immaginare, a farmi sobbalzare sulla sedia. L'ultima volta, è accaduto oggi. Titolo: "PM 10: il giorno 8 Merate maglia nera di tutta l'area milanese".

Certo, qualcuno si chiederà: ma qual è la novità? In effetti è noto che Merate, contrariamente al passato, quando era rinomata per la salubrità dell'aria, oggi guida la classifica delle città più inquinate, dal punto di vista atmosferico, della Lombardia. E forse anche oltre...

Ma ora mi chiedo e chiedo a lei, di fronte ad un dato simile come possiamo restare indifferenti? Credo che nessuno ignori che lo smog è una tra le principali cause di morte prematura e che a farne maggiormente le spese sono i bambini (i nostri figli). Già, quelli che ogni mattina accompagniamo a scuola con il salutare "Piedibus", facendogli respirare polveri e gas di scarico.

Senza volermi addentrare nei dettagli tecnici, di cui non ho le competenze, mi chiedo: ma se un dato simile venisse trasposto sull'acqua, cosa succederebbe? Continueremmo tutti ad utilizzare l'acqua del rubinetto come se nulla fosse? Io credo proprio di no! Anzi, al contrario, probabilmente scenderemmo in piazza per chiedere interventi urgenti a tutela della saluta pubblica. Ecco, credo che il problema stia proprio qui, nella mancanza di consapevolezza dei cittadini. Di Malaria si muore, ma tutti preferiscono non pensarci. Ricorderà gli scorsi anni, alle prime gravi avvisaglie delle nefaste conseguenze dell'inquinamento atmosferico, quando si esponevano lenzuola bianche alle finestre per protestare contro la qualità dell'aria? Era un modo per protestare, per richiamare l'attenzione degli amministratori al problema e al tempo stesso per toccare con mano la gravità della situazione: in poche ore i drappi immacolati esposti si coprivano di polveri e cambiavano colore. Ora il problema è ancora più grave. Ma sembra essere venuta meno la percezione e la consapevolezza dei cittadini della gravità della situazione.

L'argomento ci viene proposto dai media in tutte le salse, con statistiche e classifiche da far accapponare la pelle. Ma nulla accade, quasi che la questione non ci riguardasse. Bastano un paio di furti in casa per dichiarare l'emergenza. Giustamente...

Ma perché ci sia una reazione sulla qualità dell'aria quanto ancora dobbiamo attendere? Quanto sarà necessario attendere ancora prima che i cittadini abbiano la consapevolezza di quanto è grave la situazione?

Speravo che la nascita del Comitato civico per l'ambiente, di cui ho letto proprio su questo giornale, qualcosa si sarebbe mosso. E invece niente.

Quello che mi chiedo è perché il sindaco di Merate Massimo Panzeri, con l'assessore all'Ambiente Andrea Robbiani, invece di annunciare "lampioni intelligenti" e strade (viale Verdi) che voi umani non avete mai visto, non affrontino di petto e in modo intelligente quella che per la nostra città, pur essendo inodore e incolore, è una vera emergenza. E' una discesa in campo che richiede coraggio, ma soprattutto consapevolezza. Quella consapevolezza che oggi non c'è.

Tra le prime cose da fare, di fronte ad una situazione del genere, è vietare l'utilizzo di tutto ciò che solleva le polveri. E quindi soffiatori, utilizzati per pulire strade, piazze e giardini, ma anche le spazzatrici meccaniche che pulendo il fondo stradale sollevano le polveri depositate. In alcune città sono stati sperimentati con successo prodotti in grado di fissare a terra le polveri, che altrimenti vengono sollevate e messe in atmosfera ogni volta che passa un veicolo. Quando la stagione lo consente, anche il semplice lavaggio del fondo stradale si è rivelato efficace, soprattutto nei periodi di lunga siccità, come in questi giorni.

Le polveri sottili (Pm10, ma purtroppo anche il Pm2,5, ancor più micidiale ma che nessuno misura) causate dai motori a scoppio, dai freni delle auto e dal consumo degli pneumatici, finiscono inesorabilmente e silenziosamente nei nostri polmoni. E in particolare in quelli dei bambini.

Da circa un anno nel nostro ospedale è operativo il reparto di Pneumologia. Sarebbe certamene opportuno e interessante coinvolgere degli specialisti del settore nello studio di un fenomeno che purtroppo si accanisce sulla nostra città. Capirne le cause, le conseguenze ma individuare anche le eventuali contromisure, aiuterebbe tutti a prendere consapevolezza di una situazione sempre più drammatica.

Sono certo che i cittadini sarebbero favorevoli a che i loro soldi venissero investiti per l'attuazione di interventi che migliorino la qualità dell'aria, tra cui - oltre al mantenimento a terra delle polveri, in particolare lungo l'ex Statale - anche per l'ammodernamento degli impianti di riscaldamento, sia pubblici che privati e il controllo dei gas di scarico dei veicoli che ogni giorno circolano in città. E forse in tal senso, nella recente campagna elettorale la compagine di governo Più Prospettiva, qualche impegno in tal senso se lo era assunto. In una parola, servono investimenti per la qualità dell'aria, prima che i cittadini si rompano definitivamente i... polmoni.

Un lettore qualunque
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