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Scritto Sabato 11 gennaio 2020 alle 09:31

Imbersago: lo scultore del ferro che non fa calcoli, Laini dona la sua opera al Comune

Le sue opere nemmeno vengono abbozzate rapidamente su un foglio prima di venire ''partorite''. Nascono senza calcoli matematici o misure, eppure rispettano sempre le proporzioni come fossero a tutti gli effetti studiate. Una talento innato, quello dell'imbersaghese Giuseppe Laini per la lavorazione del ferro e la trasformazione di materiale di scarto, latte e vecchi rottami, in vere e proprie opere d'arte. Passione alla quale spesso e volentieri abbina un'altra delle sue migliori doti, quella di saper donare gratuitamente la sua arte alla comunità. Non venderla ad uno solo, ma regalarla a tanti.

A destra l'opera ''L'immortale''

E così ha fatto con due dei suoi lavori più recenti, ''L'immortale'' e ''Il dolore, la speranza'', consegnati rispettivamente al Comune di Imbersago e al Santuario di San Girolamo di Somasca. Il primo è un drago impetuoso che spezza una lancia scagliatagli contro da un uomo e rappresenta ciò che si narra di questa creatura leggendaria, ovvero che sia impossibile ucciderla. La seconda è un crocifisso circondato da tre piante di rose, ognuna di un colore diverso. Il crocifisso è ricurvo, ''indossa'' una corona di spine e dunque trasmette il peso della Passione di Cristo. Le rose sono senza spine perché sono speranza e hanno sì un diverso colore, ma in fondo sono sempre rose.

L'opera ''Il dolore, la speranza'' e sotto il suo autore, Giuseppe Laini

Venerdì sera, 10 gennaio, la sala consiliare del municipio imbersaghese ha  ospitato la consegna ufficiale delle due opere di Giuseppe Laini, alla quale hanno preso parte, oltre che all'autore, il sindaco Fabio Vergani e la consigliera comunale Marta Massironi per l'Amministrazione comunale e Padre Livio Valenti, rettore del Santuario di San Girolamo di Somasca. Un momento piuttosto partecipato, aperto dalle parole del primo cittadino, il quale come prima cosa ha pubblicamente ringraziato Laini per la donazione.

''Sappiamo quanto la figura del drago per la nostra Regione sia qualcosa di veramente importante. Era il simbolo dei Visconti, poi diventato biscione'' ha spiegato Vergani. ''Ma il drago è anche correlato al nostro fiume Adda. Una vecchia leggenda narra infatti che il grande lago Gerundo fosse abitato dal terribile drago Tarantasio''. A descrivere la figura di Laini, spiegando come e da dove nascono le sue opere, è stata invece la consigliera Massironi.

Il sindaco Fabio Vergani, la consigliera Marta Massironi, Giuseppe Laini e il rettore Padre Livio Valenti

''Giuseppe, nativo di Imbersago, proviene da una famiglia di fabbri e possiamo perciò dire che la lavorazione del ferro risiede nel suo dna'' ha raccontato. ''Incomincia a lavorare nella bottega a 14 anni. La sua prima opera è proprio un piccolo drago che poi ha donato ad una sua zia, ma la vera identità artistica inizia a svilupparsi all'età di 60 anni. Lui si definisce artigiano, ma noi diciamo che è un artista a tutti gli effetti. Ciò che più stupisce è che le sue opere non vengono prima abbozzate in un disegno. Tutto ciò che realizza nasce dalla sua mente e le lastre di metallo che lavora prendono forma senza calcoli''. A ben vedere, ha ricordato Marta Massironi, anche Michelangelo ricavava dal marmo le sue sculture senza fare chissà quali progetti su carta.

''L'opera del drago, 'L'immortale', all'inizio doveva rappresentare un drago colpito e ucciso da un giavellotto'' ha proseguito la consigliera Massironi. ''Giuseppe è però venuto a conoscenza della leggenda per cui i draghi, in realtà, sono considerate creature immortali. Perciò ora il significato è quello di un drago che spezza una lancia e dimostra la sua forza e la sua immortalità. Il significato dell'opera 'Il dolore, la speranza' non è altrettanto immediato. Le rose che intrecciandosi circondano il crocifisso rappresentano la speranza universale e i tre colori rappresentano l'assenza di pregiudizi sociali''. A prendere la parola è stato quindi il rettore del Santuario di San Girolamo di Somasca (che ha sede nel Comune lecchese di Vercurago), Padre Livio Valenti, con il quale Giuseppe Laini ha un rapporto di amicizia speciale, nato in circostanze che non sono state specificate venerdì sera e consolidatosi con l'esposizione di due anni fa delle opere dell'imbersaghese presso il luogo religioso, dove tra gli altri incontrò il vescovo di Bergamo per il quale, nei mesi a venire, realizzò un castagno.

Alcune delle future opere di Laini ancora in fase di elaborazione

''Sono particolarmente contento di essere qui con voi questa sera'' ha commentato Padre Livio. ''Di solito gli artisti fanno fatica a comunicare le loro opere. Giuseppe però vediamo che comunica già solo guardandolo negli occhi. E così fa con le sue opere che pensa, costruisce e vede partorite dal suo sogno, dalla sua infinita immaginazione. E quando lo guardi vedi un uomo felice e soddisfatto non solo perché il risultato è ciò che desiderava, ma perché il bello che è dentro di lui si è espresso. Ricordo in questo caso la famosa frase di Dostoevskij, la bellezza salverà il mondo. Imbersago deve essere un paese molto fiero perché qui, grazie a Giuseppe, avviene la concretizzazione di questa verità. Le sue opere nascono dalle idee che ha nel cuore, da un pensiero bello e positivo. Ed è importante perché tutti noi abbiamo bisogno di cose belle''.

E' stato quindi il momento del vero protagonista della serata, che tuttavia non ha voluto - e nemmeno avrebbe potuto probabilmente, tante erano già state le cose dette di lui dagli altri intervenuti - aggiunge più di tanto su di sè. Ha però spiegato alcuni dettagli dell'opera donata al santuario di Somasca e rivelato qualche segreto del suo lavoro. ''Quando rappresento una croce - ha spiegato - penso a mia nonna che si chiamava Mistica e mi diceva sempre alla mattina di fa 'il segn de la crus'. La croce, come penso un po' per tutti i cattolici, è per me un rifugio. E' il simbolo della nostra terra e della cristianità, perciò la rappresento spesso e volentieri. La croce, in questo caso, realizzata con metà battistrada di un vecchio carro di legno trainato dai cavalli, è curva perché il mio intento era quello di raffigurare la sopportazione di tutto il dolore e la cattiveria che si respira al giorno d'oggi. Le rose sono la speranza, hanno tre colori diversi, ma in fondo sono sempre uguali''.
A.S.
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