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Scritto Giovedì 09 gennaio 2020 alle 12:01

Brivio: il concorso delle santelle vinto da quella dedicata alla Madonna di Caravaggio in via Monsignor Viganò



L’Associazione culturale Nostra Signora della Neve, per le Festività Natalizie e Capodanno, ha inviato agli abitanti di Foppaluera, Vaccarezza e Fondoripa un biglietto di auguri che, come promesso, riporta l’immagine della santella vincitrice delle votazioni popolari effettuate durante i festeggiamenti in onore della Madonna della Neve dello scorso anno. Ad agosto, infatti, era stata proposta una mostra delle immagini sacre presenti a Foppaluera, Vaccarezza, Fondoripa e Toffo e i cittadini avevano votato la santella a loro più cara.

Il podio derivante da tali votazioni (186 schede) è il seguente:
-    primo posto: santella della Madonna di Caravaggio di via Mons. Viganò con 51 voti;
-    secondo posto: santella del Crocifisso con 25 voti;
-    terzo posto: santella della Madonna del Buon Consiglio con 21 voti.
    
Nella manifestazione, iniziata lunedì 5 agosto, al termine della Santa Messa in onore alla Madonna della Neve a Foppaluera, l’Associazione culturale Nostra Signora della Neve ha proposto ai fedeli e al pubblico presenti una mostra dedicata alle icone e santelle sparse tra le corti e lungo le strade o sentieri delle due frazioni e riprodotte in fotografie su pannelli ideati da Ugo Panzeri, Fabio Sangalli, Manuela Beretta e Roberto Marini. In totale si tratta di nove immagini, che condensano visivamente la storia civile e religiosa di un territorio dalla forte identità comunitaria, ben distinta dalle vicine Brivio e Beverate e perciò definita ‘terra di mezzo’ tra una comunità d’acqua (Brivio) e una comunità di terra (Beverate) nel libro ‘Foppaluera e Vaccarezza. Terra di mezzo tra Beverate e Brivio’, di cui quest’anno ricorre il decennale della pubblicazione.

Massimo Cogliati e Ugo Panzeri

Proprio a partire da questo titolo uno dei due autori, Massimo Cogliati, e Ugo Panzeri, hanno condotto una riflessione sul forte legame tra queste immagini e la storia del territorio. Non è un caso infatti che tra le nove immagini compaiano i due pilastri devozionali di Brivio ovvero la santella di Sant’Antonio abate di via Garibaldi (zona Scalvata) e l’affresco della Madonna Addolorata nella corte Motta-Carozzi di Vaccarezza: il primo è un santo di ‘terra’, tradizionale protettore degli animali domestici usati in campagna nelle cascine di Fondoripa o nei dintorni di Foppaluera, ma anche per il trasporto di merci e persone (cavalli e muli da soma) tra la zona dell’antico porto di Brivio, il Burg di Tater e lungo l’odierna via Viganò di Vaccarezza; la seconda è una santa di acqua, tradizionale protettrice dei pescatori nell’antico lago di Brivio, ma anche dei mugnai lungo l’Adda. Sempre sul fiume e sempre nella contrapposizione terra-acqua, tra i proprietari di mulini sull’Adda vi era nel ‘700 anche la Confraternita del Santissimo Sacramento, cui si deve quasi certamente l’icona della Madonna con Bambino e Ostensorio al Toffo, località legata a Foppaluera dalla Buca del Toffo, un sentiero che è un autentico cordone ombelicale tra i due abitati. Per contro, nel bel mezzo dei sentieri che da Foppaluera portano a Cascina Tripoli, si erge la santella del Crocifisso, immagine ‘di terra’, legata alla fatica e alla sofferenza dei contadini. Colpiscono invece la due immagini della Madonna di Caravaggio nella corte di Fondoripa e lungo via Viganò.

Altre santelle in gara

La devozione alla Madonna di Caravaggio è comune a tutta la Brianza e la Bergamasca, ma anche qui forse c’è un legame speciale. Infatti la chiesa di Foppaluera fu costruita nel 1717 da quattro cugini Carozzi, che non abitavano più in paese per via dei loro commerci, che avevano garantito loro lauti guadagni tra le sponde milanese e veneta dell’Adda.
Essi vollero omaggiare il loro paese natale con la donazione della chiesa e dei beni necessari al mantenimento del culto. Ebbene, due di loro abitavano a Pontida e altri due a Caravaggio. Solo coincidenza oppure no? Una suggestione simile vale anche per l’icona della Madonna del Buon Consiglio ‘che si venera nella chiesa de’ campi’ (ancora il legame con la terra) nella corte Maggi-Manzoni di Vaccarezza, un culto che potrebbe essere collegato alla Madonna della Neve. Il culto della Madonna della Neve nasce infatti nel IV secolo da un sogno avuto dal nobile romano Giovanni e dalla moglie, i quali, non potendo avere figli, avevano deciso di donare parte dei loro beni alla Chiesa allo scopo di erigere una chiesa alla Madonna.

Nella notte tra il 4 e 5 agosto a Giovanni appare in sogno la Vergine Maria, la quale gli indica che dovrà far costruire la chiesa sul colle Esquilino, nel punto in cui troverà un campo coperto di neve in piena estate! Giovanni si reca da Papa Liberio, il quale dice a Giovanni di aver fatto il medesimo sogno. Insieme si recano sul posto e trovano un campo coperto di neve. Proprio in quel luogo sorgerà la Basilica di Santa Maria Maggiore. La curiosità è che la costruzione fu finanziata con beni che Giovanni possedeva a Genazzano, fuori Roma, località in cui già da tempo si invocava la Madonna del Buon Consiglio! Sinora abbiamo esaminato le icone legandole ora al lavoro nei campi ora al lavoro sul fiume. La statua di S. Giuseppe - santo patrono dei lavoratori - posta quasi al culmine della scalinata di Foppaluera ci ricorda invece il legame col lavoro in fabbrica, dato che quella statua, installata a Foppaluera nel 1952, proveniva dal piazzale della Tessitura di Beverate.
Si tratta dunque dell’immagine più recente e più ‘moderna’ tra le nove catalogate. Resta infine da esaminare la Madonna del Rosario nella corte Carozzi di Vaccarezza, la quale sembra mostrare una similitudine stilistica col volto della Madonna con Bambino e Ostensorio al Toffo. Tra le nove immagini della mostra, la Madonna del Rosario sembra essere quella meno collegabile con la storia locale, considerata la diffusione capillare di questo culto mariano. La recita serale del Rosario era pratica comune e quotidiana nelle corti e nelle cascine e costitutiva un momento di unione della famiglia e tra le famiglie della corte o della cascina.

''Questa circostanza - spiega l'associazione - ci conduce perciò ad alcune riflessioni più generale sulle icone e le santelle presenti nel territorio di Foppaluera e Vaccarezza. E' stupefacente di come pure nella povertà, nell’economia di sussistenza  in cui i nostri antenati vivevano essi hanno sempre trovato lo spazio, le risorse dove porre un segno con una doppia valenza: la profonda religiosità e il desiderio di un segno di bellezza che assieme diventavano il luogo dove tutta la corte si ritrovava come comunità. Tutto questo è scomparso dopo la seconda guerra mondiale, il benessere acquisito ha portato nelle ristrutturazioni degli anni ’60-’70 a eliminare in molti casi i segni di questa presenza. Dalle informazioni raccolte diverse icone e santelle sono state cancellate o eliminate. Per fortuna ora quelle presenti sul territorio del Comune di Brivio sono tutelate con un atto del consiglio comunale di circa una decina d’anni fa. Con questa mostra s’è voluto, nel far conoscere queste “emergenze” culturali, invitare i cittadini a conservare e in alcuni casi, dove serve, restaurare le icone e le santelle che raccontano il proprio territorio, ma pure a pensare soprattutto dove ci sono interventi edilizi e urbanistici importanti a riprendere il valore, il segno che i nostri vecchi ci hanno tramandato: quello di lasciare uno spazio per la bellezza e per chi è credente un segno religioso che diventi in quel contesto luogo in cui ci si riconosca come comunità''.
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