Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 364.714.456
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
polveri sottili
Valore limite: 50 µg/mc
indice del 26/11/20

Merate: 88 µg/mc
Lecco: v. Amendola: 56 µg/mc
Lecco: v. Sora: 44 µg/mc
Valmadrera: 69 µg/mc
Scritto Lunedì 23 dicembre 2019 alle 07:54

Una prece sulle gestoni associate di Cernusco, Montevecchia, Osnago e Lomagna. Ecco storia, cause e qualche 'retroscena'

COMMIATO - Al funerale dell'esperienza "gestioni associate" tra i quattro Comuni di Cernusco Lombardone, Lomagna, Montevecchia e Osnago non potevano non sollevarsi critiche. Nessuno, fino ad ora, tra gli amministratori degli Enti coinvolti ha posto la giusta enfasi su una decisione che va a concludere un'esperienza che in qualche modo ha segnato un'epoca nella vita degli Uffici comunali coinvolti. Forse per l'imbarazzo di aver alzato bandiera bianca. Ci apprestiamo a varcare la porta del 2020 e sembra passato un secolo da quel lontano 2011 in cui i quattro sindaci di allora attivarono in forma condivisa il servizio di segreteria comunale. Un atto non da poco. Basti pensare che un solo segretario era il responsabile del personale di quattro Comuni. All'anno successivo, il 2012, risale la convenzione secondo il medesimo meccanismo aggregativo per i servizi sociali e la Polizia locale. Nel 2014 tutte le funzioni di competenza comunale sono state convertite in forma associata. Da quando il sistema è passato dall'essere obbligatorio a volontario, poco alla volta la collaborazione a quattro è venuta meno. L'ultimo servizio che resisteva era quello sui servizi sociali con scadenza al 31 dicembre 2019. Non è stato rinnovato.

Paolo Brivio - Osnago


COPPIA - Lomagna e Osnago. Osnago e Lomagna. Un connubio che ha resistito ma che non si è evoluto. Fin qui può sembrare un commento sui massimi sistemi, ma i cittadini che si interfacciano con gli Uffici comunali lo sperimentano sulla propria pelle. Per andare a parlare con la Polizia locale un lomagnese deve recarsi a Osnago, così come un osnaghese che ha bisogno delle carte sull'edilizia privata deve spostarsi a Lomagna. Ovviamente questa è solo la parte superficiale di un'organizzazione interna che mira a utilizzare con maggiore efficienza le risorse esistenti. I problemi emergono nei casi in cui il personale si occupa sì della stessa pratica ma secondo procedure differenti e nel rispetto di regolamenti comunali differenti. Lì lo sforzo a specializzarsi si annulla con le prassi operative. Una forma compiuta di omogeneità si può raggiungere solo facendo elevare a Unione o, meglio ancora, a Fusione il rapporto tra Enti.  



Cristina Citterio - Lomagna

CAMPANILE - Una visione che è facile da sostenere in un articolo di giornale, ma che è difficile da pronunciare ad alta voce quando si è a caccia di voti, specialmente se alle urne si recano flotte di anziani, affezionati alle radici del borgo, e pochi giovani, che vivono con maggior distacco il senso di appartenenza alla propria comunità. Per imbarcarsi in un'impresa di convincimento simile bisogna avere dati alla mano, determinazione e coraggio. Progetto Osnago (e anche la controparte di minoranza) ha detto che si sarebbe sentito pronto, ma che non c'erano le condizioni politiche. Il sindaco Paolo Brivio non lo ha pronunciato espressamente in Consiglio ma è chiaro che ha imputato la responsabilità dell'immobilismo a Lomagna. Dal canto suo, la sindaca Cristina Citterio ha fornito motivazioni più generiche, nell'ottica di valorizzare le gestioni associate tramite convenzione. Se Brivio ha esposto aspetti positivi e negativi, Citterio sulle criticità non è andata oltre a frasi - tra loro tautologiche - del tenore di "nulla è perfetto" e "tutto è migliorabile", mentre la compagine all'opposizione chiedeva numeri a supporto della tesi. La sindaca ha inoltre ammesso di non sentirsi pronta in pochi mesi di amministrazione a realizzare una rivoluzione che avrebbe scosso gli uffici.  



Franco Carminati - Montevecchia


GATTOPARDISMO - L'autogiudizio di Citterio è corretto, ma parzialmente onesto perché dice una mezza verità. Lei è sì al vertice del Comune da pochi mesi, ma nel precedente mandato l'amministrazione era sempre guidata da Impegno civico ed era a livello di gruppo che se ne doveva discutere seriamente. C'è una delibera del febbraio 2017 - da oggi la possiamo ribattezzare più propriamente "carta straccia" - che impegnava le due amministrazioni ad attivare un tavolo di lavoro per discutere seriamente l'opportunità di passare a Unione o Fusione. Si stabiliva anche una scadenza per ultimare le valutazioni, cioè metà 2018, cioè un anno prima delle elezioni amministrative, cioè un anno e mezzo prima la naturale scadenza delle convenzioni in essere sulle funzioni associate. Nel luglio 2018 pubblicammo un articolo con un titolo che restituiva la misura del tutto: "Lomagna-Osnago: Unione-fusione. Quale futuro? E il tavolo di lavoro non produce risultati". Dal febbraio 2017 il tavolo tecnico rappresentato dai gruppi di maggioranza e minoranza dei due Comuni si è riunito una sola volta. Si narra che Mauro Sala in quella sede si schierò virulentemente contro ogni scenario che non fosse l'autarchia delle gestioni. Al "ricontattateci quando vi siete messi d'accordo" di Osnago non è seguita alcuna mossa di Lomagna. Il campanello al civico 3 di viale delle Rimembranze non è stato premuto né dall'allora sindaco Stefano Fumagalli (oggi vice) né dall'allora capogruppo di maggioranza Cristina Citterio (oggi sindaca). In altre parole, con quella famosa delibera del febbraio 2017 si è cercato di cambiare tutto per non cambiare nulla.  



Giovanna De Capitani


TASK FORCE - La constatazione appena espressa ha posto negli ultimi due Consigli comunali la sindaca Citterio in una condizione di debolezza politica, percepita dalla minoranza che ne ha approfittato. Il primo cittadino probabilmente avvertiva la pressione e alla prima occasione ha dato in escandescenze, offrendo uno spettacolo che non si addice a un presidente dell'aula consiliare. Tutt'altra tempra dovrebbe possedere chi dirige i lavori dell'assise. Ne va dell'armonia che il "garante" dovrebbe cercare di assicurare. Non è possibile che Citterio continui a prendere sul personale ogni sussulto proveniente dalla minoranza. Altrimenti in che condizioni si arriverà tra cinque anni? L'episodio di giovedì scorso - degno di un film di Dario Argento - è solo all'apice di una serie di tanti altri momenti di nervosismo in Consiglio, che si esplicano poi in scelte sbagliate nella conduzione del gioco e in parole inappropriate. Suggeriamo che sarebbe il caso che a sostegno della sindaca si crei un solido gruppo scelto, che dovrebbe già essere la Giunta. Eppure in Consiglio comunale Citterio appare isolata. Il vice sindaco Stefano Fumagalli sa di essere figura ingombrante, specialmente con tutti i fari che la minoranza gli sta ponendo addosso, lo capiamo. Ma tutti gli altri? Prendere la parola in aula non è un reato. Il capogruppo di maggioranza Lino Lalli non ha espresso una dichiarazione di voto per Impegno Civico su un tema così delicato come le funzioni associate. Perché non ha preso le difese della sindaca sotto assedio? Dopo sei mesi di ambientamento potrebbe pure iniziare a spiaccicare qualche parola, anche se in Impegno Civico pare non essere di costume.  


ULTIMA TEGOLA - Siamo alla vigilia di Natale, ma dal suo insediamento continua la Passione di Citterio in una eterna via Crucis. Le case di via Marconi; il progetto tanto osannato da Impegno Civico sulla riqualificazione dell'ex RDB, poi abortito; le richieste di dimissioni da parte dell'opposizione per il braccio destro Fumagalli; il bando per la gestione del centro sportivo, che è stato annullato; le ombre gettate dalla minoranza sul processo di aggiudicazione della vecchia gestione sempre del centro sportivo comunale; i presunti abusi edilizi emersi alla Casetta degli alpini. Un appoggio palese in soccorso di Citterio, che sta pagando l'eredità precedente e l'inesperienza amministrativa, sarebbe auspicato in questa fase obiettivamente stremante. Anche perché si va a configurare una nuova grana, non da poco. Al netto dell'opportunità politica di essere il più trasparenti possibile, ci sono poi delle norme da rispettare. Non aver trasmesso in allegato alla proposta di delibera i pareri dei responsabili di servizio è illegittimo. Se abitualmente le valutazioni dei funzionari sono positive e perciò si può chiudere un occhio, una maggiore attenzione andava posta per la delibera sulle gestioni associate che invece hanno ricevuto ben due pareri tecnici negativi, per quanto non vincolanti. Non serviva contare fino a dieci nel Regolamento del Consiglio comunale. All'articolo 8 si dice espressamente che i pareri devono essere inseriti nella deliberazione. Checché ne dica la sindaca in aula ("i pareri non sono dovuti ma il segretario li ha richiesti perché sono sempre stati richiesti") i documenti dei responsabili andavano inseriti, come fatto a Osnago, a beneficio di tutti e per il rispetto della Legge. Lo sancisce persino il TUEL, la Bibbia degli Enti locali: "Su ogni proposta di deliberazione sottoposta alla Giunta e al Consiglio che non sia mero atto di indirizzo deve essere richiesto il parere, in ordine alla sola regolarità tecnica, del responsabile del servizio interessato [...]. Ove la Giunta o il Consiglio non intendano conformarsi ai pareri di cui al presente articolo, devono darne adeguata motivazione nel testo della deliberazione". Invece nell'atto della delibera si riporta che c'è stato il parere tecnico favorevole di tutti i responsabili di servizio! Non siamo giuristi, ma a naso la delibera rischia di essere revocata. E la macchina amministrativa come potrà funzionare nel frattempo dal 1° gennaio? Forse è per ragionare su questo che le luci del Municipio sono rimaste accese fino a oltre la mezzanotte, dopo il Consiglio delle ore 21.00 di giovedì durato mezz'oretta, con la maggioranza che vi si è abbarbicata all'interno in riflessione.
Marco Pessina
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco