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Scritto Giovedì 21 novembre 2019 alle 19:06

Cernusco, rapina alla sala slot: un guanto porta a una condanna a sette anni e mezzo

“Poca prova, poca pena” si sente ogni tanto dire tra avvocati. Un “assunto” andato quest'oggi in frantumi in Tribunale a Lecco. Sono bastate infatti tracce di DNA ricavate da un guanto in lattice trovato sulla “scena del crimine” per far condannare un uomo – già gravato da precedenti specifici – a ben 7 anni e 6 mesi di reclusione. La vicenda approdata nella tarda mattinata all'attenzione del collegio giudicante del foro lariano – presidente Enrico Manzi, a latere le colleghe Nora Lisa Passoni e Martina Beggio – è quella relativa alla cruenta rapina messa in atto il 23 agosto 2013 tra le mura della sala slot Empire di via Spluga a Cernusco. In orario di apertura, tra le 14 e le 14.30, due uomini a volto coperto avevano fatto irruzione e, armati di pistola e taglierino, avevano immobilizzato gli unici due soggetti presenti nel locale, legando loro mani e piedi prima di guadagnarsi la fuga con la refurtiva. Proprio le due “vittime” sono comparsa in Aula, rendendo testimonianza dopo i due operanti convocati dal sostituto procuratore Andrea Figoni ovvero il maresciallo Fabio Galliè del Nucleo Operativo della Compagnia di Merate e il collega Maurizio Sticchi del RIS di Parma. Il primo esponente dell'Arma ha spiegato di aver repertato nell'esercizio commerciale le fascette usate per “incaprettare” il dipendente della sala slot e l'amico con lui al momento dell'irruzione nonché un guanto in lattice trovato durante il sopralluogo e non risultato essere di avventori o lavoratori. Proprio su quest'ultimo elemento ha lavorato il secondo carabiniere, prelevando del DNA e comparandolo poi con una traccia biologica dell'odierno imputato, ottenendo quello che in gergo viene chiamato “match”, ovvero appunto una totale compatibilità, messa però in dubbio dall'avvocato difensore che, forte di una sentenza della Cassazione, si è opposto alla produzione dei risultati degli accertamenti disposti dalla Procura, chiedendo la rinnovazione degli esiti peritali, in contraddittorio. Una eventualità “scartata” dal Tribunale che ha ritenuto non necessario procedere in questo senso. Prima però della discussione, come accennato, sono velocemente sfilati in Aula coloro che si sono trovati faccia a faccia con i rapinatori. “Mi hanno messo la pistola alla testa e non ho capito più niente” ha detto l'addetto alla cassa, ricordando come entrambi gli sconosciuti fossero incappucciati e vestiti di scuro. “Mi ha fatto inginocchiare e mi ha legato mani e piedi con delle fascette” ha ricordato, ancora colpito dall'accaduto, l'altro. Entrambi, descrivendo i soggetti con cui hanno avuto a che fare hanno parlato dei guanti, dettaglio non riferito – come fatto notare dal difensore – invece ai Carabinieri, nell'immediatezza dei fatti.
Ritenendo provata la penale responsabilità, il PM ha chiesto la condanna di Giovanni Cianci, classe 1954, originario di Cerignola, a 7 anni e 6 mesi di reclusione, in considerazione ritenendo l'episodio di “estrema gravità” in considerazione del metodo utilizzato. Una richiesta accolta dal Tribunale che ha altresì previsto una multa di 2.500 euro e il pagamento delle spese processuali a carico dell'imputato, ammesso tra l'altro al gratuito patrocinio a spese dello Stato.
A.M.
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