• Sei il visitatore n° 475.919.490
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Lunedì 11 novembre 2019 alle 16:30

Don Giorgio condannato per diffamazione: dovrà risarcire Salvini

Don Giorgio è stato ritenuto colpevole e dovrà pagare una multa di 7500 euro (più le spese processuali) e risarcire la parte civile di 7000 euro (più 1500 euro di spese legali).
Si conclude con questo verdetto, pronunciato nel pomeriggio odierno dal giudice Nora Lisa Passoni, il processo intentato dal segretario della Lega Matteo Salvini nei confronti di Don De Capitani per diffamazione dopo che il prelato -ex parroco di Monte de La Valletta Brianza, già condannato dallo stesso giudice per la stessa ipotesi di reato in riferimento alla giornalista Grazia Graziadei - aveva postato sul suo sito web, nonché sul suo canale YouTube e su Facebook, quattro "riflessioni" sull'operato del leader del Carroccio da marzo ad ottobre del 2015.

Matteo Salvini e l'avvocato Laura Eccher al loro arrivo in tribunale per l'udienza dello scorso settembre

Dopo che i riflettori si erano accesi lo scorso settembre sul palazzo di giustizia di Corso Promessi Sposi per la deposizione da testimone proprio del querelante Matteo Salvini, quest'oggi l'aula del giudice Passoni è stata nuovamente dedicata interamente alla vicenda. Presente, come sempre, l'imputato don Giorgio, accompagnato dai suoi difensori Marco Rigamonti e Emiliano Tamburini, nonché l'avvocato Claudia Eccher per la parte civile.
In prima battuta le parti, compresa la Pubblica Accusa -rappresentata dal PM Paolo Del Grosso- hanno discusso in merito ad alcune produzioni documentali della difesa, comprendenti diversi articoli di giornale che -a detta dell'avvocato Rigamonti- descrivono un "ambiente generale di evoluzione ed efficacia del linguaggio". Le argomentazioni portate dalla difesa di Don Giorgio hanno riguardato proprio l'uso del torpiloquio come mezzo di comunicazione forte; secondo il Pm e la parte civile invece questi documenti sarebbero stati "subdolamente soggettivi e che tentano di sdoganare la parolaccia come modo di comunicare". Tra gli articoli prodotti, anche uno riguardante il Papa che, nel parlare del problema della pedofilia, avrebbe usato il termine "cacca". Nonostante le opposizioni di Pubblica Accusa e dell'avvocato Eccher, il giudice ha ammesso la produzione dei documenti perché non li ha ritenuto irrilevanti.
L'istruttoria dibattimentale è poi proseguita con l'audizione dell'ultimo testimone della parte civile, Luca Morisi, ovvero il responsabile della comunicazione di Matteo Salvini e della Lega. Morisi, a fianco del leader del Carroccio dal 2013, è colui che ha inventato -tra le tante strategie comunicative- il soprannome "Capitano" e il format "Vinci Salvini": è insomma le "mani" e le "dita" che digitano sui profili social dell'ex Ministro. "Ho conosciuto dei post diffamatori di Don Giorgio tramite i miei informatori" ha detto Morisi, rispondendo alle domande dell'avvocato Eccher, "occupandomi della comunicazione e della gestione dei profili di Salvini e della Lega sono venuto a conoscenza della loro esistenza quasi subito, sono in contatto con iscritti e simpatizzanti il Partito". Il teste ha anche parlato della "ibridazione mediale" dei contenuti dei media utilizzati da Don Giorgio, dicendo che "posta su più canali lo stesso contenuto, che viene quindi a conoscenza di molti soggetti, tra i quali le radio e i media. Don Giorgio ha un profilo social che vanta 5000 iscritti, un canale YouTube con altrettanti 7000 e una media di 3 milioni e 200 mila visualizzazioni ai video". Proprio in merito ad un'ospitata nella trasmissione radiofonica "La Zanzara", Morisi ha riferito al giudice che l'odierno imputato avrebbe detto di "avere il diritto di uccidere Salvini", riprendendo lo stesso contenuto su YouTube.
Terminata l'escussione del teste si sarebbe dovuto procedere all'escussione proprio dell'imputato ma le parti hanno deciso di rinunciare all'esame del prelato. Don Giorgio, tuttavia, ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee: "innanzitutto vorrei dire che a "La Zanzara" non ho mai detto quella cosa" ha detto il prelato, "e poi volevo sottolineare che, se scrivo una parolaccia su Facebook, mi chiudono il profilo per un mese, sto attento a non scrivere offese anche su YouTube. Solo sul sito posso usare le parole che voglio".
Dopo una breve sospensione di qualche minuto per permettere alle parti di prendere visione della ricerca effettuata dal testimone Morisi, di cui il giudice si è riservato di valutarne la rilevanza in camera di consiglio, è stata dichiarata chiusa la fase istruttoria, lasciando spazio alle parti per le conclusioni.
Il Pm Paolo Del Grosso, nel chiedere la condanna del sacerdote perché -a suo avviso- all'esito dell'istruttoria dibattimentale è stata provata la responsabilità penale dell'imputato, ha deciso di richiedere una pena pecuniaria in luogo di quella detentiva perchè "nonostante Don Giorgio, come qualsiasi cittadino della Repubblica, sia libero di criticare qualsiasi uomo della politica, questa critica va fatta nei modi e nei termini previsti dalla legge, senza offendere. Il torpiloquio non è un modo lecito. Ma proprio perché questa attività -seppur reiterata e prolungata nel tempo- parte dal dissenso politico che è un valore da tutelare nella nostra democrazia, questa motivazione mi fa propendere ad una pena pecuniaria tra i vari bilanciamenti di interessi". Così la Pubblica Accusa ha chiesto la condanna di Don Giorgio al pagamento di 10.000 euro di multa. Sulla stessa "lunghezza d'onda" si è espressa la parte civile, che ha definito la critica dell'imputato nei confronti di Salvini "un alluvione di turpiloqui", annunciando di riservarsi sulle minacce di morte pronunciate nei confronti del proprio rappresentato. "Le espressioni di Don Giorgio" ha detto l'avvocato Eccher, "sono state volute, pensate, pubblicate, reiterate e mai rettificate. E per quanto riguarda il termine "assenteista" espresso nei confronti di Salvini quando ricopriva la carica di parlamentare europeo, in quel caso Don Giorgio ha riportato un dato oggettivo falso". Per questi motivi la parte civile ha chiesto la condanna dell'imputato ad un risarcimento da stabilire in via equitativa.

Don Giorgio tra i suoi difensori Marco Rigamonti e Emiliano Tamburini

Dal versante opposto, gli avvocati Rigamonti e Tamburini si sono battuti per cercare di convincere il giudice che il loro assistito abbia semplicemente voluto utilizzare lo stesso linguaggio dell'offeso. "Perché Salvini ha querelato Don Giorgio? Ma perché Don Giorgio ha usato questo linguaggio? Sono queste le domande che mi sono state poste in questi giorni" ha detto il legale Tamburini, "e la risposta a queste due domande è la seguente: Salvini ha querelato Don Giorgio perché voleva togliere la voce a chi per qualche motivo ha un po' di risonanza. La risposta alla seconda domanda invece è la seguente: Don Giorgio ha voluto usare quel linguaggio per lo stesso motivo per cui la Lega utilizza le stesse parole da almeno 20 anni, da quando è scesa in politica e ha cambiato completamente il modo di esprimersi della politica. Le motivazioni sono due: per raggiungere i destinatari del messaggio e per raggiungere più pubblico possibile, come ad esempio è successo nel caso del Papa che ha definito "cacca" i preti pedofili. Dopo un giorno tutti i quotidiani del mondo occidentale riportavano in prima pagina quelle parole. Qui mi sembra" ha detto l'avvocato, concludendo, "che invece di guardare il soggetto che indica la luna, noi stiamo guardando il dito". L'avvocato Rigamonti, continuando sul filo del collega, si è chiesto se "le espressioni utilizzate nel caso di specie possono essere lesive anche se Salvini stesso dice che sono anni che gli succede? Se si vuole affermare poi che Don Giorgio ha invitato ad uccedere Salvini, questo è un giudizio grave. Se si legge il sottotitolo del video in questione si percepisce come in realtà quell'espressione parte da una critica al pensiero di Salvini ed è un paradosso palesemente riconoscibile". Nel chiedere l'assoluzione di Don Giorgio da ogni accusa perché il fatto non costituisce reato, il legale ha sottolineato che "il senso del linguaggio di Don Giorgio non riguarda la persona di Salvini, ma contro l'attività da lui svolta". E proprio su questo punto ha voluto tornare mediante ulteriori dichiarazioni spontanee proprio l'imputato, che ha detto al giudice Passoni "se ci trovassimo qui tra 100 anni direi sempre le stesse cose: è una cosa così elementare che non riesco a capire come non si capisca. Se io dico ad un bambino all'oratorio di smettere di fare il cretino, o al mio Sindaco che ha fatto una cretinata non offendo il bambino o il Sindaco ma il loro comportamento. A me cosa costava rinunciare e pagare Salvini? No, io voglio portare avanti questa lotta e far capire alla legge italiana che io ce l'ho con Salvini in quanto politico, se andasse a casa domani io non direi più nulla. Con Berlusconi è andata così e lui non mi ha mai querelato. Anche il Cardinale Tettamanzi aveva capito all'epoca, dicendo di dire meno parolacce. Anche io poi ricevo offese, una volta parlando dei Marò ne ho ricevute 400 mila. Un'ultima cosa vorrei dire: non capisco perché si insista sul fatto che io sia un prete. Se dico una parolaccia io non è diverso rispetto a quando detta da un laico, non è un'aggravante essere un prete.

Dopo circa un'ora in camera di consiglio, il giudice Passoni ha comunicato il verdetto in aula. "Sono soddisfatta" ha commentato l'avvocato Eccher. Di contro Don Giorgio ha replicato "la legge italiana è ottusa, tra 100 anni saremo qui a dire ancora le stesse cose. A Salvini non ho fatto nessun danno".

B.F.
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco