Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 318.329.940
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
polveri sottili
Valore limite: 50 µg/mc
indice del 15/11/2019

Merate: 17 µg/mc
Lecco: v. Amendola: 10 µg/mc
Lecco: v. Sora: 10 µg/mc
Valmadrera: 13 µg/mc
Scritto Mercoledì 06 novembre 2019 alle 12:13

Paderno, Ricircolo: incontro sull’impronta ecologica. Ospite l’ambientalista Frigerio

I movimenti ecologisti si diffondono sempre di più nel mondo, anche grazie alla spinta studentesca, e sempre più persone si sono convinte a ridurre il loro personalissimo impatto sull’ecosistema. Tenerlo monitorato attraverso il calcolo dell’impronta ecologica potrebbe aiutare questi individui - il cui numero è in crescita – ad ottenere risultati più efficaci.
Significato e scopo di questo indicatore, risultato di una miscela di elementi che riguardano molto in generale le nostre abitudini alimentari, di mobilità e lo stile di vita che adottiamo, lo ha spiegato Giuseppe Frigerio, a lungo attivista del WWF e ambientalista di vecchia data, nella serata di lunedì 4 novembre presso la sede del Ricircolo di Paderno, invitato dal gruppo Condiviviamo (che gestisce appunto il mercatino del riuso aperto ogni sabato mattina) per approfondire l’argomento.

''Immaginiamo l’impronta ecologica come una cupola di vetro sotto la quale è raccolta una comunità'' ha spiegato l’esperto. ''Dentro deve essere contenuto tutto quello che l’uomo ha bisogno di prendere dalla terra e ciò deve equilibrarsi con la necessità di smaltire rifiuti, ad esempio, o di produrre Co2, o ancora di coltivare per mangiare''.
Frigerio, almeno nella prima parte dell’incontro, ha preferito focalizzare l’attenzione sui fattori che vanno a comporre l’impronta ecologica anziché concentrarsi sul principio matematico sul quale si basa e che fornisce tutta una serie di dati che l’esperto ha avuto modo di commentare. E proprio perché si tratta alla fine di un calcolo, a seconda degli input che vengono inseriti nella formula (riferiti appunto agli alimenti che usiamo, alle abitazioni in cui viviamo, ai trasporti che usiamo e ai beni di consumo di cui ci circondiamo) il risultato espresso può descrivere l’impronta ecologica di un solo individuo come di un’intera popolazione.

''Se noi prendiamo in considerazione la superficie del nostro pianeta, sia terra ferma che mare, e le circa 7 miliardi di persone che lo abitano, risulta che ciascuno di noi avrebbe a disposizione 2 ettari di suolo dal quale trarre le materie necessarie per vivere''. E’ chiaro che si tratta di un dato puramente statistico che non riflette l’esatta realtà. In primis, ha proseguito Frigerio, c’è da considerare che in buona parte dei paesi in via di sviluppo come Brasile e India, la popolazione è decisamente in crescita. Ma a complicare il tutto è più che altro l’atteggiamento consumista delle società più avanzate, dove le tecnologie hanno raggiunto un livello di sofisticatezza superiore. Come spiegato da Frigerio, e come è abbastanza evidente, ci sono Paesi che hanno un impatto sul pianeta ben più alto di quanto dovrebbe averne se venisse considerato l’equilibrio dell’ecosistema. ''Più la tecnologia è semplice – ha spiegato ad un certo punto l’ambientalista – e meno è dannosa per l’ambiente, perché le risorse necessarie per ottenerla sono esigue''.
Al contrario, più una tecnologia è difficile da ottenere e più incide sull’impronta ecologica della cupola nella quale è diffusa. Il fatto che al giorno d’oggi nemmeno paesi meno sviluppati rispettino il loro fabbisogno di materie prime e contengano a dovere il loro impatto ambientale avverte abbastanza chiaramente i movimenti ecologisti: il loro lavoro di sensibilizzazione non sarà così immediato. Se così non fosse l’anno scorso l’Earth Overshoot Day, il giorno in cui la popolazione mondiale ha interamente consumato le risorse che le basterebbero per vivere, non sarebbe scoccato il 10 maggio anziché il 31 dicembre. Le soluzioni messe a disposizione di Frigerio durante l’incontro con il gruppo Condiviviamo riguardano ovviamente le abitudini personali. Sfruttare sistemi come il car sharing o il car pooling, usare la bicicletta, prediligere frutta e verdura e preferire la carne bianca a quella rossa, accordarsi con il vicino per acquistare insieme il nuovo tagliaerba sono tutte idee per migliorare la propria impronta ecologica.
A.S.
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco