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Scritto Martedì 05 novembre 2019 alle 08:40

Parco del Curone, Molgora: Mascheroni è stato l'asse portante del Parco. Porteremo avanti i piani dialogando con i cittadini

Marco Molgora
Marco Molgora
è il nuovo presidente del Parco di Montevecchia e Valle del Curone. E' stato eletto lunedì sera, succedendo a Eugenio Mascheroni che lascia la guida dell'Ente che ha contributo a fondare e che ha presieduto ininterrottamente dal 1986. L'ex sindaco di Osnago ed ex assessore provinciale all'Ambiente ha rivestito cariche anche in aziende pubbliche, prima in Seruso e poi in Silea, società che si occupano del ciclo dei rifiuti. La scelta dei Comuni soci non stupisce in quanto è noto l'impegno di Molgora - un verde della primissima ora - nel campo dell'ecologia e tutela dell'ambiente. "Il Comune di Osnago, pur avendo il territorio inserito nel Parco, non faceva parte del Consorzio del Parco. Uno dei miei primi atti da sindaco è stata l'adesione al Consorzio, mentre l'ultimo atto è stato quello di portare in Consiglio comunale l'ampliamento dell'area inserita nel Parco, ovvero tutta la valle del Molgora innalzando così al 41 per cento il territorio di Osnago appartenente al Parco stesso. Penso di aver messo in campo da sindaco una certa attenzione al Parco". Inoltre Molgora ha avuto modo di sostenere la partecipazione della Provincia di Lecco nella gestione dell'Ente Parco, con conseguente contribuzione economica.


Cosa significa per Lei ricevere l'eredità di Mascheroni?  
"Mascheroni è l'asse portante del Parco da quando è nato ai giorni nostri. Fra l'altro ho posto io per primo la sua candidatura a presidente dell'Ente Parco perché ritenevo che proprio per la sua storia, per il suo legame con il territorio, fosse una persona che potesse dare molto. E così è stato. Ha saputo gestire diverse fasi della vita del Parco, facendo un ottimo lavoro con capacità. È stato molto autorevole e penso non sarà facile sostituirlo. Il compito è arduo. Con lui c'è un rapporto che dura da anni. Siamo stati sindaci nello stesso periodo: lui nella fase finale della sua carriera di sindaco di Montevecchia e io nella fase iniziale. Penso ci sia un rapporto reciproco di stima e rispetto. Eugenio resterà un punto di riferimento, sicuramente mi confronterò con lui. Lo ritengo una risorsa di cui difficilmente si potrebbe fare a meno per meglio comprendere alcuni temi che sono iniziati con lui e rispetto ai quali ha un'approfondita conoscenza".    


Vi siete sentiti in queste ultime settimane con il presidente Mascheroni? 
"Sì, ci siamo sentiti, ma come ci siamo sentiti tante altre volte. Abbiamo discusso di alcuni temi e da parte sua ho trovato la massima disponibilità. Credo sia stato fatto un ottimo lavoro nel Parco in questi anni sia nella gestione sia nel lavoro delle Guardie Ecologiche Volontarie e penso non ci siano ragioni per ribaltare situazioni quando funzionano".    


Negli ultimi anni Lei ha potuto osservare il Parco da una posizione laterale rispetto a quella dall'interno di un amministratore locale. Ha notato da questa prospettiva qualcosa che possa essere migliorato?  
"Penso sia necessario ampliare gli spazi di comunicazione perché spesso le persone arrivano nel Parco ignare di cosa vedere, di quali sono i limiti e di come godere una corretta fruizione. È anche quello che è emerso dal confronto tra i sindaci. Questo non significa voler attrarre le masse nel Parco, che è un territorio fragile. La risposta però non può essere solo la repressione, bisogna saper spiegare bene come sia corretto comportarsi, facendo comprendere le motivazioni di alcune scelte".    


Potranno essere rivisti invece determinati vincoli, ad esempio sul fronte della presenza delle serre?  
"Sul punto, il Consiglio uscente ha sostenuto che la situazione ha un po' preso la mano, andando oltre a quello che inizialmente poteva apparire. A partire da questo, andrà svolta una verifica per capire l'impatto che le serre hanno sul territorio. Questo sarà uno dei temi da approfondire, raccogliendo le sollecitazioni dei sindaci. Non va dimenticato che l'intero Consiglio di Gestione è in carica su mandato delle amministrazioni comunali, il presidente non sarà mai un monarca assoluto".


La Sua candidatura aveva suscitato alcune critiche. Le Sue posizioni politiche, dell'area della sinistra, vengono trovate divisive. Come replica alle accuse?  
"Quando c'è stato da prendere delle posizioni politiche non mi sono tirato indietro e sono schierato come chiunque ricopra un ruolo. Dopodiché, diverso è il modo in cui si gioca un incarico istituzionale. Da assessore provinciale ho difeso scelte molto politiche in Provincia, però nel rapporto con le amministrazioni comunali ho sempre impostato il mio atteggiamento sulla base di quella indicazione molto chiara prevista dalla Costituzione italiana per una leale collaborazione tra gli Enti e le Istituzioni. Non ho mai cercato di usare il mio ruolo per fare un favore agli uni o danneggiare gli altri. Sono abituato ad assumermi delle responsabilità quando mi competono, ma contemporaneamente di lavorare facendo squadra. Vorrei sottolineare che l'Ente Parco non dovrà sostenere delle posizioni marcate partiticamente. Si tratta di scelte che seguano la logica della tutela dell'ambiente e della sua convivenza con le esigenze dei cittadini che vivono all'interno di questo ambito. Bisognerà trovare questo faticoso equilibrio".    


Tra gli scettici compare soprattutto il sindaco di Merate Massimo Panzeri, che ha virato l'attenzione anche sulle garanzie di autonomia per il Consiglio di Gestione della Riserva del Lago di Sartirana, qualora confluisse nel Parco. Qual è la Sua posizione sul tema?  
"Questa garanzia non la può dare sicuramente il presidente. È un ragionamento che dovrà essere affrontato con i sindaci, all'interno del percorso volto alla formulazione della convenzione che sarà sottoscritta per la gestione di quell'area. Non penso che questo accadrà dopodomani. C'è una serie di temi che andranno discussi e sviscerati, dalla tipologia di interventi alle risorse per realizzarli. Non si può rispondere su due piedi, tant'è vero che lo stesso sindaco di Merate ha giustamente chiesto tempo per una valutazione più approfondita. Personalmente ho dei dubbi sulla possibilità di far coesistere due organi che si occupano della stessa area. In caso di contrasto cosa succederebbe? Questa è una domanda che mi pongo, ma non ho al momento elementi per trovare una risposta certa. Andranno valutate bene tutte le implicazioni".    


Posto che il Parco abbia intenzione di investire sulla comunicazione, da molti cittadini è percepito come un Ente che pone vincoli incomprensibili, un tema ultimamente sollevato dalle prese di posizione dell'amministrazione di Airuno, contraria all'ingresso nel Parco del Curone.  
"Tutelare le aree verdi dà valore al territorio nel quale si vive e questo penso sia percepito da tantissimi cittadini. Poi esistono delle regole che i tecnici fanno rispettare. Il compito della politica è far comprendere le norme volte a tutelare l'ambiente. Sulle scelte dei singoli Comuni, mi auguro ci sia un ampliamento del Parco salendo lungo la dorsale del Monte di Brianza. Secondo me questa conformazione porterebbe a una valorizzazione complessiva del nostro territorio. Non voglio entrare nella diatriba comunale. Spero solo che si ponga un ragionamento non fondato sul pregiudizio, ma che sia affrontato secondo logica per capire il valore più generale dell'ingresso nei Parchi e le difficoltà che una scelta del genere può comportare".    


Ultimamente si sente parlare sempre più di ambiente, cambiamenti climatici causati dall'uomo e la possibilità di agire in prima persona per ridurre gli sprechi a tutela dell'ecosistema. L'Ente Parco potrà giocare una sua partita in rapporto a questi movimenti di sensibilizzazione?  
"Che vengano posti all'attenzione questi temi a me fa solo piacere. È una presa d'atto di una questione che oggi, grazie a una contingenza di fattori, è giunta all'ordine del giorno. Ci sarà anche un'adesione di "moda", ma sono dell'idea che quando i giovani si mettono in moto è sempre un fatto importante che costringe a una riflessione. Il compito della politica è di sostenere la transizione verde, ma allo stesso tempo di farsi carico delle ricadute sociali. Altrimenti si ottiene una reazione contraria. Il Parco, da questo punto di vista, non ha grandissimi poteri considerando i bilanci risicati. Potrebbe diventare un elemento di stimolo. Uno dei temi posti da alcuni amministratori locali è stato ad esempio quello di incentivare la rimozione dell'amianto e sostituire le coperture con pannelli fotovoltaici. Il Parco non può intervenire di suo ma, nel massimo rispetto delle scelte dei singoli Comuni, potrebbe essere un punto di riferimento sovracomunale, fornendo stimoli e verificando gli impedimenti nelle regole del Parco che potrebbero limitare un'ipotesi simile. Mi immagino l'Ente Parco come luogo di collaborazione e di sintesi tra gli amministratori locali".
Marco Pessina
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