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Scritto Lunedì 04 novembre 2019 alle 22:21

Meratese: pedinata e minacciata dall'ex, donna racconta in aula il suo calvario

Lo stile di vita cambiato all'improvviso, il continuo terrore che possa succedere qualcosa di grave, la paura anche a stare sola sentendosi in pericolo perfino tra le mura domestiche. E' quello che può accadere ad una vittima di stalking, come raccontato questa mattina da una donna residente nel meratese, il cui caso è fortunatamente approdato in tempi ragionevoli nelle aule del tribunale di Lecco. La macchina della giustizia, a differenza di tanti casi spesso con epiloghi tragici, si è attivata immediatamente, in parallelo con un grande supporto morale e concreto fornito dalle forze dell'ordine.

A raccontarlo è stata appunto la stessa vittima che, costituitasi parte civile e rappresentata dall'avvocato Maria Grazia Corti, chiamata in qualità di testimone nel processo che vede come imputato il suo ex compagno -accusato di stalking (atti persecutori, come da disposizione del codice penale all'articolo 612 bis), detenzione abusiva di armi, danneggiamento seguito da incendio e calunnia- ha ripercorso davanti al giudice Martina Beggio gli avvenimenti che l'hanno vessata nell'ultimo anno.

"Sono uscita dalla casa in cui ho convissuto con lui, a fine agosto del 2018" ha detto, incalzata dalle domande del Vpo Mattia Mascaro, "la relazione era divenuta difficile, mi insultava e mi minacciava spesso finché la sera prima del mio allontanamento ha osato addirittura dirmi che mi avrebbe spaccato i denti e le ossa. Quest'ultima frase mi ha spinto ad andarmene". Un rapporto di coppia incrinato, a detta della stessa vittima, da quando l'uomo, un paio di anni prima era stato licenziato per furto di merce in un supermercato. Non avendo un posto dove andare, la donna aveva vissuto in macchina per qualche giorno dormendo in un piazzale finché non aveva ricevuto l'aiuto dei gestori di un bar che l'avevano accolta presso il loro domicilio. "Qualche giorno dopo, mentre ero ospitata da queste persone" ha continuato la donna, "ho trovato la mia macchina vandalizzata: era piena di graffi, aveva gli specchietti retrovisori e i tergicristalli rotti per un totale di danni quantificabile in 3200 euro". Da quel momento era iniziata un'escalation di comportamenti che avevano spinto la donna a sporgere presso la stazione dei Carabinieri una serie di denunce che avevano ottenuto, dal 9 ottobre dello stesso anno, il divieto di avvicinamento dell'ex convivente alla sua persona. "Da allora e da quando, dall'inizio di quest'anno, ho chiesto aiuto alla associazione "L'altra metà del cielo" di Merate sto meglio" ha detto. Il suo presunto stalker -dovendo la verità dei fatti ancora da accertarsi in via giudiziale- avrebbe, tra i quotidiani messaggi di minacce di morte e ingiuriosi, non solo consegnato alla vittima tutti i vestiti tagliati ma anche appeso allo specchietto retrovisore della macchina sostitutiva in uso alla donna (essendo quella di proprietà in riparazione per i danni patiti qualche giorno prima) un sacchetto di plastica contenente decine di fotografie con il suo viso o graffiato o tagliato: "quelle immagini non erano in uso a nessuno se non a lui" ha risposto a domanda specifica del giudice, "si trovavano ancora in casa" ipotizzando anche che l'ex avesse iniziato un'attività di pedinamento "me lo trovavo spesso davanti, mentre facevo colazione al bar o prendevo un caffè, con aria minacciosa e di sfida e qualche volta, dopo aver cambiato casa, dalla finestra lo vedevo posteggiato nel piazzale di fronte".

L'imputato è inoltre a processo con l'accusa di danneggiamento seguito da incendio perchè avrebbe causato il rogo dell'autovettura sostitutiva della donna, in una tarda serata di inizio dell'ottobre 2018 dopo che la vittima al mattino aveva già trovato il mezzo rigato. Spetterà comunque ai vigili del fuoco intervenuti quella sera e chiamati già a fornire la propria testimonianza nella giornata di martedì spiegare le circostanze -se accertate- dell'incendio. Insieme a loro sfileranno al banco dei testimoni anche i carabinieri che hanno fornito supporto alla donna in quei giorni difficili.
I tempi di questo processo si preannunciano -per via della calendarizzazione delle udienze fissate dal giudice- brevi, con una sentenza che potrebbe arrivare anche entro fine mese.

B.F.
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