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Scritto Lunedì 04 novembre 2019 alle 14:53

Calco: il 4 novembre celebrato dagli alunni, e don Carlo parla dei cori razzisti a Balotelli

Domenica tante comunità di tutta Italia si sono strette davanti ai rispettivi monumenti ai caduti, celebrando con qualche ora di anticipo la Giornata dell’Unità Nazionale e Festa delle Forze Armate. Oggi, data esatta della ricorrenza, a Calco è toccato anche agli alunni delle scuole elementari e medie onorare la memoria di quei soldati che con il loro sangue versato sui campi di battaglia della prima e della seconda guerra mondiale hanno consentito a noi oggi di vivere in pace.

https://youtu.be/vSjeRcGlxMw

Partiti dalle rispettive aule intorno alle 8.45, gli alunni hanno raggiunto a piedi in corteo, accompagnati da Polizia locale, alpini e amministratori comunali, il sagrato della chiesa di San Vigilio, dove ad attenderli c’erano le persone che avevano appena partecipato alla messa concelebrata da don Carlo e don Luigi.



Disposti in ordine sulle scalinate che portano alla chiesa, gli alunni hanno assistito prima ad un solenne alzabandiera con intonazione dell’inno nazionale italiano e dopo alla lettura dei nomi di tutti i caduti di Calco delle due guerre effettuata dagli alpini. I discorsi delle autorità, quelli del sindaco Stefano Motta e del parroco di Calco, si sono ovviamente indirizzati agli alunni.

Don Carlo Motta

Galleria immagini (clicca su un'immagine per aprire l'intera galleria):

''Questa ricorrenza – ha spiegato il primo cittadino – non serve a celebrare la vittoria della prima guerra mondiale o la potenza dell’esercito italiano di allora e di oggi. Il suo significato profondo è capire che ci sono state persone che hanno sacrificato la vita per donarci la pace e oggi noi rinnoviamo questa memoria affinchè voi ne sarete testimoni."

"Si tratta di non spezzare la catena della memoria che se dovesse interrompersi anche solo per un anno tutto quello che i caduti hanno fatto per noi andrebbe perduto, e ci ritroveremmo senza storia, senza fondamenti e senza valori''.

Il sindaco Stefano Motta

Una ''voce fuori dal coro'' è come don Carlo ha definito il suo intervento. ''Ho avuto la fortuna di avere un nonno del 1899 – ha commentato – e non sapere cosa vuol dire ascoltare ciò che mio nonno mi diceva il 4 novembre quando andavamo insieme davanti al cippo per onorare i morti. Diceva che la grande guerra era servita per difendere i confini dall’invasore. Quelle parole a me facevano male già allora. Difendere da un invasore una cosa che non è nostra?''.

Don Carlo ha chiuso citando l’episodio accaduto nella partita Verona contro Brescia di domenica pomeriggio, quando alcuni ultras hanno rivolto a Mario Balotelli degli insulti razzisti. ''Balotelli non sarà magari un esempio particolarmente virtuoso ma certe cose non devono accadere. Siamo in guerra, ma non la facciamo più con le bombe bensì con le parole. E Primo Levi insegna che le parole sono come mattoni''. 
A.S.
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